Note sul packaging per alimenti

Scritto da il 4 giugno 2010 in Label&Pack, TECNICHE - Nessun commento

Si può stampare un cartone riciclato avana che contenga frutta? E come?

Alcuni studenti del corso semestrale Tecniche di Stampa del corso di laurea in Progetto Grafico e Virtuale al Politecnico di Torino, hanno sottoposto questo problema:

Dobbiamo realizzare un piccolo contenitore per frutta (quindi stampa a contatto con prodotto alimentare) su un cartoncino ottenuto da riciclo. Da un punto di vista cartotecnico, il contenitore non è che un quadrato di circa 15 cm di lato, tagliato, cordonato e piegato a vaschetta con alette volanti, che dovrà contenere della frutta da presentare. Il problema è che la stampa è prevista all’interno. Il colore naturale del cartone è avana. Come dobbiamo agire ?

In termini tecnici: a parte l’eventuale necessità di stampare un bianco coprente di fondo su cui stampare la quadricromia (presumibilmente con stampa flexo) può essere sufficiente una verniciatura superficiale? Deve o può essere UV? è necessario l’accoppiamento con una pellicola ‘barriera’?

Riportiamo le risposte che ci sono state fornite da alcuni esperti di stampa e di inchiostri.

1. Le osservazioni che mi sento di fare sulla base di quanto da sopra esposto sono:

a) Per il contenimento di alimenti non è ammesso l’utilizzo di carta o cartoncini riciclati;

b) La stampa a diretto contatto con alimenti non è consentita. Si parla sempre di imballi alimentari primari (quindi destinati a contenere alimenti a diretto contatto con l’imballo in questione senza alcuno strato di materiale in grado di esercitare un effetto barriera) in cui la superficie stampata è sempre rivolta verso l’esterno (si parla quindi di contatto indiretto);

c) Il bianco di fondo e la quadricromia flexo UV devono essere del tipo a basso odore bassa migrazione, così come la vernice UV da applicare.

L’applicazione di una plastificazione all’esterno è a mio modo di vedere inutile. All’interno fornirebbe maggiori garanzie di protezione del supporto p.es. nel caso di umidità o condensa. In alternativa si usa per questa applicazione del cartoncino politenato.

Il fatto che l’alimento in questione sia della frutta con buccia non declassa il tipo d’imballo ammettendo soluzioni per gli inchiostri e vernici meno restrittive. La buccia non costituisce una strato barriera efficace, anche se, come nel caso delle banane, viene sempre rimossa e non esiste il pericolo di ingestione.

Alberto Lolli – Colorgraf

2. La soluzione migliore è stampare l’interno con una tinta unica (Pantone) fondo pieno oppure retinato con inchiostri base acqua; sopra, una vernice a base acqua, ma in genere non occorre – vedi vaschette per fragole oppure interno cluster degli yoghurt.

La quadricromia si stampa all’esterno, meglio se con inchiostri base acqua magari con una vernice base acqua sopra, per il contatto tra interno ed esterno, se si mettono le vaschette una sull’altra in pila; l’alternativa è di stampare l’esterno con inchiostri UV con sopra una vernice base acqua.

Se si vuole stampare un’illustrazione all’interno, e se la superficie è molto ruvida, bisogna usare un bianco coprente di fondo con la stampa in quattro colori sopra – sempre a base acqua e magari una vernice a base acqua sopra. Se si usa una vernice UV (per ottenere più lucido) questa deve essere una vernice a bassa migrazione approvata per prodotti alimentari. Ma bisogna anche fare attenzione che la stampa sia fatta a regola d’arte e, ad esempio, se le lampade UV sono vecchie o sporche la vernice non polimerizza del tutto e si ha l’effetto Tetrapack di qualche anno fa. L’odore non c’entra in questo caso perché le vaschette sono aperte all’aria.

La cosa più sicura sarebbe la laminazione con un film di protezione/barriera – ma costa e anche qui sarebbe meglio usare inchiostri a base acqua – e solo eventualmente inchiostri base solvente, perché la stampa con gli inchiostri UV costa.

Con l’UV c’è sempre il rischio di migrazione e se c’è un contatto diretto con alimenti (frutta/verdure) possono essere aggressivi verso l’inchiostro stampato. Esempio di qualche anno fa: una scatola per noccioline stampata all’esterno con UV era sempre andata bene, ma poi le noccioline sono arrivate dal Sud America invece dall’Africa (altro tipo di noccioline) e il vapore/profumo è migrato dal cartone e ha ammorbidito la stampa UV all’esterno.

D’altra parte stampare un’illustrazione all’interno ha poco senso perché se la vaschetta è piena non si vede niente dello stampato. Una stampa interna con un fondo a colore con un logo costa poco e serve allo scopo.

Helmut Mathes – esperto stampa flexo per astucci pieghevoli

3. Se “nulla” è cambiato da quando non seguo più direttamente questa problematica (ora si parla di “inchiostri compatibili” con gli alimenti – quanto c’è di vero?), posso dire che già l’uso di carta riciclata per un imballaggio destinato a venire a contatto con gli alimenti è cosa piuttosto difficile da pensare, a causa dell’eventuale migrazione dei prodotti utilizzati per la preparazione della carta, prodotti il più delle volte “non compatibili” con gli alimenti. Ricordo al riguardo che il Regolamento 2023/2006/CE, in ordine alle norme specifiche sulla buone pratiche di fabbricazione dei prodotti (GMP) richiede che “i materiali e gli oggetti predisposti per il contatto con gli alimenti siano conformi agli standard qualitativi adeguati all’uso cui sono destinati, senza costituire rischi per la salute umana e siano altresì conformi alle norme ad essi applicabili”. Come si vede, per prima cosa, è necessario valutare anche il supporto oltre che l’inchiostro.

Per quanto concerne poi la stampa prevista all’interno del contenitore, e quindi a diretto contatto con il prodotto, rammento due indicazioni specifiche contenute nella Normativa 1935/2004/CE che definisce i requisiti per un imballaggio “sicuro per il suo impiego”:

– la prima indicazione dice che “I materiali e gli oggetti destinati al contatto con i prodotti alimentari vanno prodotti in modo da evitare il trasferimento di componenti in quantità tali da:

a) costituire pericolo per la salute umana

b) comportare modifiche della composizione degli alimenti

c) comportare modifiche delle caratteristiche organolettiche

La seconda precisa che: “la stampa deve essere effettuata sul lato opposto a quello destinato al contatto con gli alimenti e non si deve presentare il fenomeno di controstampa superiore al 5%”.

Come se vede ci sono alcune indicazioni chiare al riguardo. Se gli studenti ritengono però di dover procedere con la ‘stampa interna’, a parte il bianco coprente di fondo che probabilmente potrebbe anche non servire, credo sia assolutamente necessario, dopo la stampa e la verniciatura, interporre tra la stampa e gli alimenti una pellicola di “polimero vergine” con effetto barriera funzionale.

Mario Di Berardino – esperto cartotecnico e sicurezza

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