Carta campa?

Scritto da il 11 giugno 2010 in Pre&Stampa, TECNICHE - Nessun commento

In una tavola rotonda sullo scottante tema del libro stampato o elettronico, organizzata dalla Associazione Culturale Studi Grafici di Milano, introdotta da Pablo Rossi, presidente dell’Associazione, e condotta da Davide Biancorosso, editori, comunicatori e stampatori si sono confrontati sul futuro del libro stampato (o solo virtuale?).

Carta campa o vince la tecnologia in palmo di mano? Su questo tema si sono confrontati alcuni relatori, e una vivace discussione al termine dell’incontro.

Sandra Furlan, responsabile sviluppo web della Mondadori Libri, dopo averci informato che il destino del quotidiano (la sua scomparsa in forma cartacea) è segnato mentre il libro ha ancora qualche anno di vita, ha illustrato i progetti della Casa di Segrate sull’e-book, che lancerà “seriamente”, ha detto, nel prossimo autunno. Non ci sorprende più di tanto, visto che il padrone della famosa casa Editrice, punta più sull’intrattenimento TV che sul libro stampato (forse in questa chiave di lettura va vista la cessione di Mondadori Printing al gruppo Pozzoni). Ha quindi illustrato le meraviglie del libro su foglio elettronico (senza però parlare dei costi dell’apparecchio, un semplice lettore che costa più di un PC, come ha fatto notare un intervento dal pubblico). Tra gli esempi portati (poco felici per la verità) il trend statunitense, con un gran successo di romanzi rosa tematici che fanno furore proprio nella versione e-book, con buona pace per la cultura. E questo è significativo perché rispecchia la tendenza di spostare tutta l’attenzione dalla carta al video con la TV imperante, la quale però non fa cultura e informazione ma, prevalentemente quando non esclusivamente, intrattenimento.

Un po’ meglio Stefano Angeli, della Franco Angeli Editore, che ha giustificato l’utilità del libro elettronico nella manualistica, in particolare quella manageriale, specializzazione da sempre dell’editore.

Dopo l’intervento di Cristina Mussinelli a nome della Associazione Italiana Editori (AIE), che ha sottolineato come la grande varietà dell’editoria lascia spazio sia alla tecnologia tradizionale, sia a quelle innovative, ci piace soffermarci sull’intervento decisamente più consistente di Francesco Cataluccio, che vanta una profonda conoscenza del mondo dell’editoria di cultura, avendo lavorato in Feltrinelli, come responsabile dei Tascabili e dei Classici, diretto quindi la Bruno Mondadori e in seguito la Bollati Boringhieri e, oggi, collabora tra l’altro al supplemento domenicale del “Sole24ore”. Ci ha quindi confortato sentire da lui quanto ci saremmo aspettati, che ciò che conta non è il supporto quanto il contenuto di qualità. E sulla parola “qualità” si è soffermato con decisione sottolineando che un libro elettronico può avere il vantaggio dell’interattività, prendendo ad esempio l’esperienza del web. Interessante infatti l’immagine di quella nuova figura di “aggregatore”, di colui, cioè, che lavorando su web, quindi su un portale, non fa che selezionare, tagliare, sistemare, offrendo poi questo servizio ai lettori risparmiando loro tutto un lungo lavoro di ricerca e scelta.
Del resto basti pensare a, come ha poi ricordato Vittorio Marulli, vice presidente dell’Unione Industriali Grafici di Milano, che da Google si scaricano mensilmente 31 miliardi di informazioni. Quindi, se qualcuno le seleziona per noi, tanto meglio. Francesco Cataluccio, rispondendo quindi a un intervento che deplorava il sempre più basso livello culturale dei “non lettori” italiani, ha spezzato una lancia a favore dell’elettronica, proprio perché permette la digitalizzazione di tutti i testi classici e antichi, salvando così quell’enorme bagaglio culturale che sta alle nostre radici. Lavoro preziosisssimo, di cui diamo atto, ma che non cambia affatto la tendenza alla non-cultura di massa.

Massimo Dradi e Gianni Fontana, grafico della carta stampata il primo, designer della comunicazione il secondo, hanno quindi affermato che anche la versione elettronica del libro lascerà spazio al progettista grafico. Speriamo, perché vedendo certi esempi, questo ci lascia forti dubbi.

Insomma, ci sarà ancora lavoro per gli stampatori, come si è chiesto proprio Vittorio Marulli a nome dei colleghi? Certamente nulla sarà più come prima, ma un fatto positivo, che comunque ha poco a che fare con l’e-book, è la richiesta e possibilità di ristampe rapide di poche copie con la stampa digitale: ma questo è un altro discorso, come forse è sfuggito, visto che il tema era il libro senza suporto cartaceo, e non la stampa digitale, che altro non è che una utile tecnologia proprio a servizio dell’editoria tradizionale.

Un commento

Al termine i questa interessante serata, io mi preoccupo seriamente, non tanto perché emerge che il libro stampato è in declino, quanto perché è in declino ogni forma di cultura. Ora qualcuno dirà che si può fare cultura anche senza la carta stampata. Può darsi, anche se ho qualche dubbio in proposito, almeno per quanto riguarda molti aspetti della cultura. In primo luogo per il ruolo che la cultura stampata ha nell’insegnare a pensare e ragionare. Mentre sono d’accordo sul fatto che è più comodo cercare una spiegazione su Wikipedia (sempre che ciò che si trova sia poi corretto) e sono anche d’accordo sul fatto che Internet è molto utile. Ma a parte che in molti casi il libro cartaceo è più comodo, penso anche che sia più socializzante di una Playstation o un iPod infilato nelle orecchie.

Però a parte questa premessa vorrei citare alcuni dati significativi che partono proprio da un’indagine AIE: nel 2007 si sono stampati in Italia 60.000 titoli di libri (e vorrei sapere chi li ha letti) visto che si dice (ma non ci credo) che il 43% degli italiani legge almeno un libro all’anno (ma già è sceso del 2% rispetto all’anno prima); ma la percentiuale degli italiani che leggono un libro al mese scende vorticosamente al 6%. Ma ciò che è più interessante, e che vorrei sottolineare, è lo studio (Giuseppe Laterza, 2005) che lettura e PIL vanno di pari passo: nel senso che un aumento del PIL corrisponde a un aumento di lettori e viceversa. Questo secondo i dati dei paesi industrializzati. Ora in Italia calano sia i lettori, sia il PIL e questo è significativo. Qual è la conclusione? Che il libro, la cultura, la conoscenza permettono di arricchire, contrariamente a quanto si può pensare e a quanto dicono con enfasi e convinzione moltissimi difensori dell’inutilità e superamento del libro stampato.
Se posso dare un (inutile) suggerimento agli editori e stampatori di libri è questo: lasciate margini bianchi più larghi; il libro deve essere uno strumento, si deve poter scrivere note ai margini, come si faceva nei secoli passati. Più un libro è buono e valido, più note dovrebbe avere da parte del vero lettore, cioè da parte della persona di cultura. E questo, in effetti, è una possibilità che dà anche il libro elettronico, come ha segnalato Stefano Angeli nel suo intervento.

A seguito di questo articolo sono giunti da lettori attenti alcuni commenti che potete leggere qui:

La sfida tra e-book e stampa

E-book fa discutere

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