Flessografia per cartone teso

Scritto da il 6 settembre 2010 in Label&Pack, TECNICHE - Nessun commento

Prove di stampa flessografica su cartone per scatole pieghevoli: si apre una nuova strada per il packaging a contatto con alimenti

Verso fine giugno 2010 furono eseguite delle prove di stampa presso la Flexotecnica a Tavazzano (Lodi) per un ristretto gruppo di importanti stampatori italiani di scatole pieghevoli. L’iniziativa per queste prove di stampa è stata suggerita da Helmut Mathes, noto giornalista per i paesi di lingua tedesca e inglese (Flexo+Tiefdruck, Flexo&Gravure International, NarroWebTech e Deutscher Drucker) e conosciuto anche come consulente vendite negli ultimi anni soprattutto nel mondo della stampa flessografica e sistemi di produzione in linea. Helmut Mathes ha introdotto qualche anno fa in Italia il concetto della tecnologia flexo per la produzione di scatole pieghevoli con la fustellatura piana in linea della BHS – dalla bobina alla fustellato finito. La reazione dei cartotecnici italiani era all’inizio piuttosto tiepido perché durante il confronto e la valutazione si vedevano chiaramente i vantaggi, ma si vedeva anche che occorre una certa trasformazione della struttura produttiva, e le reazioni nel mercato erano prevedibili per cui nessuno voleva essere il primo.

Le premesse
Quando la Gallus acquisì la BHS decise di appoggiarsi per le vendite delle macchine cartotecnica in tutto il mondo alla rete della Heidelberg – Casa che possiede un terzo della Gallus. Poiché in Italia Macchingraf non ha interesse alla flexo facendo concorrenza alle macchine offset, alcuni cartotecnici hanno chiesto a Mathes se si trovano sul mercato fornitori di macchine flexo per la stampa con inchiostri base acqua e fustella in linea. Questo perché alcuni print buyer hanno cominciato di pensare alla stampa flexo perché più eco-compatibile e con prezzi non più alti della stampa offset. Intanto Gallus, con una decisione strategica interna ha deciso di spingere unicamente la stampa con inchiostri UV – ma in Italia e in Europa la stampa con inchiostri UV di imballaggi su scatole pieghevoli a contatto diretto con alimenti non è ancora accettata.
A questo punto è anche intervenuto FrancescoTacconi, noto consulente di packaging di Perugia e direttore del comitato tecnico del GIFASP, che si occupa della ricerca di sistemi di produzione più economici. Tacconi ha una grande esperienza della stampa flexo e della fustellatura in linea – è stato direttore tecnico della EuroPoliGrafico. Risultava chiaro che se il concetto della stampa flexo con fustellatura in linea non viene diffuso a sufficienza per qualche tempo, il concetto viene dimenticato e sarà difficile richiamarne l’attenzione. Poiché secondo Mathes e Tacconi era chiaro che la sola strada per ridurre i costi notevolmente è la stampa flexo che tuttavia incontra molte reticenze da parte degli stampatori – soprattutto i responsabili di produzione, capo reparti, macchinisti – abituati da sempre alla stampa in offset a foglio.

Le prove e i risultati
Da qui è nata l’idea di effettuare le prove su una macchina flexo a tamburo centrale messa a disposizione da Flexotecnica, che ha già installato sei macchine con fustella in linea per scatole pieghevoli con fustella piana Zerand o con fustella rotativa Bernal (tutte società che fanno parte del Gruppo Cerutti).
Viene scelto per le prove di stampa un cartone riciclato per alimentari della PKarton di 350 g/mq (tipo 038 e 048) come quello usato in genere nella stampa offset. Per la stampa si sono usate le nuove lastre†Flexcel NXH
della Kodak con 60 linee/cm, inchiostri base acqua della Sun Chemical, rulli anilox della Simec con 360 linee/cm e volume 3,7; le selezioni sono stato eseguire della Ismacolor di Passo Ripe, Senigallia (AN), il nastro adesivo della Lohmann e le maniche della Rossini.
La macchina di stampa usata è una 10 colori “N10G” con larghezza nastro 1350 mm. Per le varie prove di stampa vengono usate diverse forme di stampa, la “Plurimark” era un misto di pezzi deie più famosi imballaggi italiani della General Packaging.
La prova finale è stata poi fatta con una forma di due scatole della Riso Flora con alcuni altri pezzi di imballaggio per limitare il numero degli colori Pantone. La stampa viene eseguita con i quattro colori di processo e due Pantoni più vernice. La forma di stampa è di 680 mm x 520 mm, e larghezza nastro 900 mm. La velocità di stampa era di 210 m/min, una velocità che corrisponde a quella della fustellatura in linea, e che corrisponde a circa 22.000 fogli/ora; con due scatole in larghezza sul nastro e due in lunghezza di stampa significa circa 88.000 fustellati ora.

Il parere di stampatori e clienti finali

Alle prove di stampa erano presenti anche diversi clienti finali molto interessati ai risultati., Nel corso della presentazione sono state stampate quattro bobine di cartone, 1000 mm diametro: il commento degli stampatori come dei print buyer era unanime nel convenire della buona qualità, molto meglio di quanto visto finora; a questo punto si è convenuto che si era sulla strada buona. è anche importante tenere presente che la qualità della carta era scadente, ma corrisponde alla qualità che si usa oggi nella stampa offset per lo stesso genere di scatole.
La conclusione di queste prove di stampa si può riassumere nella frase di un print buyer: «Noi non guardiamo in faccia nessuno: se noi vediamo una qualità accettabile e il prezzo è giusto passiamo l’ordine purché il sistema di stampa sia ecologico.» E uno degli stampatori presenti diceva «Questo vuol dire che se non installiamo la flexo in tempi brevi, tra 1-2 anni perdiamo anche questi lavori». Nonostante questi giudizi positivo, dobbiamo ammettere che con queste prove la flessografia non si è ancora inserita nello sistema del futuro per la stampa di scatole pieghevoli, ma il discorso ora è quanto mai aperto.

La situazione dei costruttori

A questo punto il gruppo Cerutti sta pensando di entrare forse in questo settore in Europa, considerando che in Italia oggi c’è solo Omet, la quale ha già installato circa 20 linee per la stampa di scatole pieghevoli nel mondo – in Italia presso la Palladio Industrie Grafiche Cartotecniche. La Bobst e uscita dal circuito qualche anno fa con la Flexo Lemanic; della Comco non si parla più in Europa e il futuro della Gallus/BHS nel ramo cartoncino teso è incerto – se escludiamo il liquid packaging che è un mercato di nicchia e le rotative a banda stretta per etichette.
La Flexotecnica, con Zerand per le fustelle, sarebbe senz’altro una valida risposta per il general packaging con scatole di formato più grande, spesso con tirature elevate; mentre per astucci piccoli, con tirature spesso corte oppure scatole con finiture molto sofisticate la Omet potrebbe avere la risposta giusta.

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