Etichette e imballaggi: sicurezza e sostenibilità

Scritto da il 26 aprile 2012 in AMBIENTE, Label&Pack - Nessun commento

Un workshop congiunto di Giflex, associazione dei produttori di imballaggi flessibili e Gipea che riunisce i produttori di etichette autoadesive, alla Ipack-Ima di Milano, ha riunito attorno a un tavolo esponenti della grande distribuzione, produttori di etichette e imballaggi flessibili per discutere di sicurezza alimentare e sostenibilità.

 di Andrea Spadini

Questo workshop ha messo a confronto esponenti della grande distribuzione e della produzione per approfondire il ruolo decisivo di questi ultimi al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, ridurre lo spreco di risorse e veicolare le informazioni ai consumatori anche riguardo le tematiche ambientali.
Alla tavola rotonda hanno preso parte Alessandro Lepori e Carmela Magno di Vibac Group produttori di film per imballaggio flessibile, Andrea Murello di Gipea, Michele Zanutto di Giflex, Luca Ruini di Barilla e, per la grande distribuzione, Giovanni Panzeri di Conad.
Coraggio e voglia di lavorare insieme per proporre delle soluzioni concrete e soprattutto con una visione prospettica almeno a 5 anni (come l’iniziativa proposta da Giflex presso le scuole per promuovere il ruolo positivo del packaging), nelle quali le aziende siano disposte a investire, che coinvolgano tutta la filiera è il proclama lanciato dal Presidente di Giflex Pietro Lironi.

Il tavolo dei relatori al workshop su sicurezza e ambiente nel packaging e etichette

Sostenibilità del packaging

I consumatori oggi sono sempre più attenti al discorso di sostenibilità del packaging, pertanto le aziende devono essere in grado di fornire delle risposte. Le aziende produttrici di imballaggi hanno dunque una grande responsabilità nel dover affrontare queste tematiche con la massima serietà, perchè se da un lato è legittimo sfruttare la sostenibilità anche come strumento di marketing, dall’altro bisogna evitare il cosiddetto “green-washing” sull’azienda che alla lunga potrebbe rivelarsi come un boomerang, ottenendo l’effetto contrario, come giustamente ricordato da Domenico Tessera responsabile delle attività ambientali di Gipea, che ha poi aggiornato sui temi riguardanti le iniziative di sostenibilità ambientale e sociale portate avanti dall’associazione.

L’impegno di Giflex…

Michele Zanutto di Giflex ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dagli imballaggi nelle tappe fondamentali dello sviluppo, con l’introduzione della produzione alimentare industriale e relativa distribuzione su larga scala, che hanno contribuito al miglioramento dello stile di vita della popolazione. L’imballaggio diventa quindi una parte integrante della catena, che oltre a proteggere il prodotto, lo veste e ne diventa uno strumento di marketing, dando vita alla cultura del design applicato all’industria del packaging.
Giflex è impegnata sia a livello associativo, sia con le singole aziende, con iniziative volte a favorire la diffusione della cultura del packaging con pubblicazioni specifiche e con iniziative pratiche volte alla riduzione della quantità di imballi, riduzione dello spessore dei materiali plastici, introduzione di nuovi materiali quali le lacche volte a diminuire gli strati di alluminio nei prodotti multistrato, impiego delle bio-plastiche, riduzione del peso degli imballaggi, ovviamente senza perdere di vista la funzione primaria che un imballo deve garantire. Il livello tecnologico dei materiali degli imballaggi si è notevolmente elevato, e oggi la confezione diventa sempre più uno strumento al servizio del consumatore (pensiamo agli alimenti pronti da cuocere). Inoltre un imballaggio più efficiente contribuisce a migliorare la produttività delle linee di confezionamento, minimizzando gli scarti.

…e quello di Gipea

Andrea Murello di Gipea ha sottolineato l’elevata consapevolezza raggiunta dal consumatore sui temi della sostenibilità, anche grazie ai programmi di prevenzione portati avanti dalle scuole che cercano di diffondere fin dalla tenera età la cultura del rispetto per l’ambiente. Gli etichettifici si trovano a dover fare i conti con degli scarti di produzione difficili da gestire in quanto composti da materiali differenti (carta, supporti siliconati, materiali plastici, adesivi), ma è indispensabile dare avvio a progetti per il recupero degli scarti industriali, lavorando in collaborazione con i fornitori di materia prima.

Prevenzione degli scarti attraverso l’impiego di materiali più sottili e leggeri, riutilizzo dell’etichetta (ci sono alcuni materiali che vengono realizzati grazie alle etichette recuperate che vengono poi impiegati per la realizzazione di pavimentazioni o allestimento stand), riciclo e compostaggio dei materiali, e infine ma solo come ultimo stadio l’incenerimento e il conferimento in discarica degli scarti, sono gli step da tenere in considerazione per creare quei progetti che coinvolgendo anche i consumatori possono contribuire all’ottimizzazione nella gestione degli scarti di produzione.

La parola al produttore di film

Alessandro Lepori e Carmela Magno di Vibac Group, produttore di film in polipropilene bi-orientato, hanno raccontanto delle iniziative messe in campo dal loro Gruppo per rispondere alle esigenze di sostenibilità del mercato, tenendo sempre ben presente un rapporto di equilibrio fra costi e benefici, sia da un punto di vista economico che ambientale: impianti di produzione sempre più efficienti, riduzioni degli scarti attraverso il riutilizzo dei materiali provenienti dal riciclo interno, diminuzione del peso dei film, l’impiego di laccature o microstrati metallici per aumentare l’effetto barriera del materiale, e offrire dei prodotti in grado di semplificare le operazioni del trasformatore, facilitandogli la produzione e contribuendo anche alla diminuzione dei suoi scarti. Inoltre l’impiego di monomateriali potrebbe essere di notevole aiuto per la gestione degli scarti.

Il ruolo dell’industria alimentare

Luca Ruini di Barilla, si occupa di sostenibilità da 15 anni, quando cioè l’argomento non era così diffuso come adesso. Il concetto di sostenibilità per un’azienda come Barilla si è evoluto nel corso degli anni, passando dal tema della riduzione delle risorse (ad esempio acqua, energia all’interno degli stabilimenti), a un concetto legato ai modelli di consumo sostenibili all’interno del processo alimentare, determinanti sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale. Gli strumenti di analisi del ciclo di vita dei prodotti hanno contribuito a questo cambiamento. Ad esempio LCA effettuato da Barilla sulla pasta ha evidenziato che le fasi più impattanti sono la coltivazione e la cottura, a livelli dieci volte superiore rispetto all’impatto sull’ambiente di produzione, packaging, e trasporto, sfatando alcuni luoghi comuni. Le aziende sono chiamate dunque ad affrontare con serietà questi argomenti, che coinvolgono inevitabilmente tutta la filiera, pubblicando i risultati di questi studi che mettono in luce alcuni problemi da andare a risolvere. In tema di packaging Ruini ha evidenziato come la riduzione dell’imballaggio non sia necessariamente indicativa nella riduzione dell’impatto ambientale di un prodotto, sottolineando come in alcuni casi l’azienda possa anzi decidere di aumentare l’imballaggio, ad esempio primario, per ottimizzare l’efficienza nel trasporto, senza comprometterne la sostenibilità.

Il ruolo della GDO

Giovanni Panzeri responsabile marketing dei prodotti a marchio Conad, in rappresentanza della Grande distribuzione, che viene spesso vista come responsabile nella creazione dei rifiuti da imballaggio, ha presentato i numeri del suo Gruppo riguardo il consumo di materiale da imballaggio per i prodotti a marchio Conad, che ammontano fra confezioni flessibili, 600 milioni di pezzi all’anno fra shoppers, sacchetti per frutta e verdura sciolti, guanti, ed etichette, 700 milioni di pezzi all’anno per frutta, verdura, carne, pesce, e fanno si che il Gruppo veicoli una grande quantità di materiali plastici, tanto da imporre all’azienda una riflessione sulle possibili azioni da mettere in campo per diminuire l’impatto ambientale dei propri prodotti.
Panzeri ha quindi lanciato un duplice appello, il primo ai fornitori di materiali affinché in collaborazione coi produttori alimentari continuino a perseguire la strada dell’innovazione tecnologica per fornire dei materiali che siano sostenibili ma anche altamente performanti (gli shoppers biodegradabili sono un esempio di scarsa performabilità per via della poca resistenza del materiale), il secondo invece all’ente pubblico responsabile di trovare una politica comune di gestione della raccolta differenziata, per una maggiore chiarezza a favore del consumatore finale.
Sia gli imballaggi flessibili che le etichette svolgono quindi un ruolo fondamentale nel garantire sicurezza al consumatore, nel ridurre lo spreco di risorse e nel veicolare informazioni ai consumatori anche riguardo tematiche ambientali. Il convegno ha infine sottolineato l’importanza di interrogarsi sui modelli di consumo futuri poiché la sostenibilità non è da intendersi solamente come rispetto dell’ambiente ma coinvolge inevitabilmente anche tematiche sociali ed economiche di primaria importanza per uno sviluppo che sia veramente sostenibile sotto tutti i punti di vista.


                        
                        

Lascia un commento