Il saluto di Giuseppe Moretti al papà

Scritto da il 22 marzo 2011 in Varie - Nessun commento

Carissimo Papà,

anzi carissimo Presidente. Così infatti ti chiamavano, e non ho mai saputo se per la tua innata modestia la cosa ti facesse piacere, tutti quelli che volevano con questo appellativo sottolineare una incredibile longevità lavorativa che, iniziata a soli 13 anni, ti ha visto per 81 lunghi anni ogni giorno presente in azienda testimoniando così una indicibile passione per quellache tu da sempre chiamavi l’arte grafica con la A maiuscola.

L’hai manifestata, e te ne sono tanto grato, in questo modo con impegno, dedizione e soprattutto con l’amore per quello che un amico ha chiamato il nostro nobile mestiere, che hai saputo trasmetterci insieme al gusto di respirare il profumo della carta stampata. Hai agito sempre con correttezza ed onestà verso tutti, a partire dai clienti per continuare con i fornitori e finire con i dipendenti che hai sempre rispettato ricavandone stima ed affetto.

Hai dato tanto a questo mondo di lavoro ed è significativo che, oltre al titolo più che mai meritato di Cavaliere del lavoro, qualche anno fa’ abbiano pensato per primo a te al momento di istituire un premio alla carriera per gli imprenditori nel settore delle arti grafiche.

In questi giorni non è stata una sorpresa né tanto meno una scoperta, ma mi ha molto colpito e reso ancor più orgoglioso di te, il sentirti ricordare, con termini forse desueti ma quanto mai appropriati, come “uomo probo eretto, difficile da eguagliare, esemplare, dai modi gentili, sempre misurato nei toni, un galantuomo d’altri tempi, persona perbene, schiva, schietta, garbata, affabile, perfetto nella modestia, mai una parola fuori posto, dalla statura morale di un gigante, un ometto senza pari, piccolo uomo dalla grande Fede e carità cristiana, un piacere e un onore conoscerlo, lo avremo sempre nel cuore, persone come lui non dovrebbero mai andarsene, non si poteva non volergli bene, con lui se ne va’un pezzo di storia della Milano da stampare”, e tanto altro ancora.

E tutti hanno tenuto a sottolineare come quelle definizioni non fossero frutto di retorica o frasi di circostanza ma semplice testimonianza della verità.

Di mio voglio aggiungere solo “uomo mite, semplice, generoso, felice più di dare che di ricevere” come hai dimostrato anche negli ultimi giorni, quando pur affaticato nel parlare, ti sei voluto sincerare che ci fossimo ricordati dei tuoi poveri dell’Opera San Francesco. Sapendo allora di questa tua generosità ne approfitto per chiedere il tuo perdono per quelle volte che non sono riuscito a darti ascolto come avrei dovuto nell’ultimo anno quando, impossibilitato alla tua quotidiana venuta in ufficio solo per le gambe malferme ma lucidissimo di mente, mi chiamavi al cellulare purtroppo durante una convulsa giornata per avere notizie sull’andamento del lavoro.

Oltre a tutti gli insegnamenti che come imprenditore hai lasciato a me e ai tuoi nipoti che abbiamo seguito le tue orme lavorative nella speranza di esserne degni, è giusto rilevare come dopo averci insegnato con l’esempio come si vive, ammirando la dignità e la compostezza con cui hai accettato la sofferenza negli ultimi giorni, ci hai insegnato anche come si muore.

Termino col ricordo di quando, nell’affermare di avere vissuto una lunga vita ricca di grandi soddisfazioni di lavoro e di famiglia, in buon dialetto milanese lucidamente dicevi ” se el Signur el me ciama, mi sunt prunt“.

Ed ecco allora che il Signore, che ringrazio per averti lasciato con noi per così lungo tempo, ti ha chiamato e mi piace pensare che tu ti sia presentato, gli abbiastretto la mano con la stessa delicatezza con la quale stringevi la mia negli ultimi giorni e abbia serenamente incominciato a fare quattro chiacchiere con Lui finendo poi per raccomandargli tutti noi.

Arrivederci, mi mancherai tantissimo mio Grande Papà, anzi mio Grande Presidente.

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