Relazione di Piero Capodieci

Scritto da il 5 luglio 2011 in Varie - Nessun commento

Gentili Signore, Signori, Colleghi e Amici,
Questa è la mia ultima Assemblea come Presidente, sia di Assografici e sia della Federazione della Filiera della Carta e della Grafica. Non farò un discorso di addio, o semmai di arrivederci, perché comunque continuerò a frequentare il nostro ambiente, ma ho l’obbligo di fare un breve bilancio di questi anni e permettetemi di mescolarlo con alcune semplici riflessioni sul nostro presente e futuro.

Francamente, quando iniziai nel 2007 non pensavo minimamente al “cupio dissolvi” della finanza internazionale, che avrebbe mandato in soffitta molte delle nostre certezze. E nel 2008 all’inizio della nostra Federazione c’erano solo delle avvisaglie, avendo tutti sottovalutato i segnali di crisi provenienti dagli Stati Uniti. La nostra filiera l’avevo spesso definita “resiliente”, come quei materiali resistenti alla fatica e che, nonostante gli attacchi esterni, non si modificano o si adattano alle nuove situazioni senza troppe sofferenze. Così infatti era sempre stato, come dimostrato dalle indagini che abbiamo presentato come Tavolo delle Associazioni che si riconoscono nella carta stampata: fino al 2009 la nostra filiera aveva dimostrato una buona continuità sia nella crescita che nel mantenimento dell’occupazione. Certo i numeri erano quelli riconducibili al sistema economico italiano, nulla di eclatante, ma tant’era.

Ora tutto è rimesso in discussione: alla crisi generale e globale che produce minor investimenti in comunicazione e pubblicità si aggiunge l’attacco contemporaneo dei nuovi mezzi digitali che tendono a sostituire pezzi importanti del prodotto cartaceo. Non intendo qui produrre e commentare dati: chi è interessato potrà consultare l’ampia documentazione che Vi è stata distribuita e trovare ogni informazione quantitativa sul settore, la filiera e l’economia in generale. Ho detto prima che vorrei fare con Voi solo alcune riflessioni.

La prima riguarda il cambiamento globale, come ormai tutti definiscono la crisi. E’ inutile negare che il mondo occidentale sta vivendo un cambiamento straordinario. Ci troviamo di fronte ad un quadro di mutamenti molto profondi, destinati a modificare l’economia ed i suoi equilibri ed intervenire sui consumi come li abbiamo conosciuti negli ultimi due decenni.

Il mondo si è diviso: da una parte i cosiddetti Paesi in via di sviluppo, dall’altra, pure con differenze specifiche, i cosiddetti Paesi avanzati. I primi sono usciti decisamente dalla crisi con tassi di crescita tra il 7 e il 9%, portando la crescita media mondiale al 4,5%. Non si tratta solo dei BRIC, sono molti i paesi da aggiungere come ad esempio Vietnam e Indonesia. Dall’altra gli USA crescono intorno al 3% ma grazie ad una politica di easy money che non lascia tranquilli sulla evoluzione futura, l’Europa cresce poco, con l’eccezione della Germania che ha un modello basato sulle esportazioni, e con l’Italia sempre sotto la media penalizzata da tanti fattori purtroppo tutti e a tutti noti. Dico purtroppo proprio perchè se le diagnosi fossero incomplete o molto diverse si capirebbe meglio l’incapacità di invertire una realtà sconsolante. Le Aziende rappresentate da Acimga hanno ben presente questi due mondi e si stanno sempre più mettendo in grado di sfruttare i mercati che crescono ed hanno bisogno di tecnologia. Non è un caso infatti che nel 2010 abbiamo recuperato gran parte delle perdite del 2009.

Ma alla divisione si aggiunge come elemento strutturale, almeno per il prossimo decennio, l’instabilità. Appena usciti dalla fase acuta della più pesante crisi economica, post 1929, sono scoppiate le rivolte del Nord Africa e del Medio Oriente, molto positive per un cammino democratico di questi paesi, che hanno però introdotto una forte instabilità (non dimentichiamo che siamo coinvolti in una vera guerra in Libia). Instabilità aumentata dall’incidente nucleare giapponese che sta avendo degli effetti a breve, per lo stop produttivo che ha fatto mancare materiali e componenti all’industria occidentale, e, a lungo termine, per il ripensamento sull’ impiego dell’energia nucleare. Per non parlare dei debiti sovrani e della crisi greca e più in generale dei PIIGS.

La mancata regolazione dei mercati finanziari aggiunge un ulteriore elemento di incertezza certo non banale.

Il prossimo decennio potrebbe essere caratterizzato da alcune condizioni forti:

L’instabilità diventa una condizione strutturale dovuta alla interconnessione sempre più spinta delle diverse aree del mondo e delle persone, ed alla velocità delle informazioni e del denaro.

La crescita economica e demografica asimmetrica determinerà in Europa, in assenza di correttivi importanti, una domanda debole insieme a costi delle materie prime elevati, in conseguenza della domanda delle altre aree del mondo, in definitiva la stagflazione

I debiti sovrani elevati sono l’occasione per modificare sostanzialmente abitudini, comportamenti e cultura di paesi come il nostro. L’alternativa non so se avremo il coraggio di guardarla in faccia

Quali le conseguenze per le nostre aziende?

La scarsa prevedibilità della domanda, anche se all’interno di una bassa crescita, ci obbliga ad esasperare la flessibilità produttiva e nei costi di struttura.

Allo stesso tempo i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori faranno crescere alcuni business ben al di sopra del PIL e perciò diventa rilevante la capacità di individuare le tendenze generali e focalizzare l’attività commerciale nelle aree e sulle aziende con potenziale di crescita più elevato.

Insomma i nostri problemi emergono in tutta la loro gravità, nella determinazione del presente e purtroppo in quella del futuro. La finanza, con l’insieme delle sue chimere fatte di facili guadagni, deve tornare ad essere fondamentalmente un mezzo per lo sviluppo di una economia basata su una solida e sana offerta di beni e servizi, ma è altrettanto vero che la cosiddetta economia reale ha bisogno di condizioni che ne favoriscano, o almeno non ne impediscano, lo sviluppo. Certo non ha bisogno di: un sistema tributario troppo sbilanciato sulla tassazione del lavoro, che comporta un cuneo fiscale sui salari tra i più alti al mondo, rigidità eccessive per chi ha un lavoro regolare e nessuna tutela per i nuovi ingressi che portano ad una generazione di giovani senza futuro, cattivo funzionamento della giustizia e di molti servizi pubblici, la mancanza di politiche strutturali in materia di ricerca e innovazione. Il risultato altrimenti è scontato: nessuna o scarsa crescita dell’economia!

Fare polemica con il governo sarebbe un esercizio troppo facile… se ci fosse.

Quindi è importante concentrarsi su ciò che è sotto il nostro controllo, poco o tanto che sia e a me sembra che sia molto.

Al cambiamento si deve rispondere col cambiamento: saranno vincenti le aziende che sapranno declinare il paradigma dell’E: Innovazione e Tradizione, Qualità e Quantità, Costi e Ricavi, Volumi e Margini, Breve e Lungo Termine, Cooperare e Competere.

Inoltre dobbiamo essere capaci di raggiungere l’Allineamento tra: Cultura Aziendale, Struttura Organizzativa e Posizionamento Strategico, costruendo un modello di business focalizzato sulle esigenze del cliente del nostro cliente. Altrimenti la polverizzazione del settore e l’eccesso di capacità produttiva genereranno margini sempre più bassi e segneranno il declino del settore. Un deciso processo di concentrazione sarà sicuramente necessario: sta a noi decidere se sarà il mercato a determinarlo oppure la nostra volontà. L’Associazione ha messo a disposizione degli associati un manuale sulla Ristrutturazione Socialmente Responsabile elaborato insieme ad altre Organizzazioni europee e ha organizzato un incontro sulle Reti d’Impresa, argomento quest’ultimo secondo me un po’ troppo sottovalutato che però lascio in eredità al mio successore che saprà sicuramente rivalutarlo e approfondirlo a beneficio dei nostri imprenditori.

Fare dell’Associazione un centro di riflessione strategica, di ascolto e di discussione fra gli imprenditori era uno dei miei obiettivi dall’inizio e mi sembra di poter dire che siamo sulla buona strada. Le nostre riunioni di Consiglio e Giunta sono state momenti di discussione reale e poco rituali, abbiamo dato spazio a interventi esterni di stimolo ed abbiamo accolto e sostenuto il lavoro del Gruppo Giovani. Sono davvero contento che questa impostazione sia condivisa dal nuovo Presidente che saprà far fiorire ciò che è ancora un bocciolo.

Avevo accennato ai nuovi mezzi come formidabili competitors. Le trasformazioni cominciano ad avvenire quando qualcuno inizia a fare le cose in un modo nuovo o quando qualcuno comincia a fare cose che prima non si potevano fare o semplicemente non si facevano. Nel mondo si aprono nuove occasioni di business, il successo di alcuni casi letterari generati da Kindle e la penetrazione degli e-book oltreoceano stanno mettendo in discussione gli assetti del mercato editoriale negli USA, in particolare libri e magazines, senza tener conto della pubblicità che migra verso altri lidi. Anche questo è un fenomeno globale che al momento non sappiamo quanto e come si diffonderà e avrà successo, ma siamo sicuri che il nostro Paese ne resterà ai margini? Credo invece che dovremmo comunque prepararci seriamente.

La carta stampata non scomparirà, anzi, ma diminuirà la quota di mercato dei prodotti stampati. E qui occorre che l’imprenditore faccia il suo mestiere: due indicazioni le abbiamo dette prima, aziende più snelle, efficaci e flessibili, reti d’impresa e partnership, servizi a tutto tondo per i clienti, e poi sfruttare meglio le leve per la ricerca di nuovi business all’estero. Quando negli anni cinquanta iniziò la diffusione della TV di massa, molti sentenziarono la rapida fine di giornali e riviste, sappiamo come è andata a finire. Ora siamo di fronte a una nuova rivoluzione e la carta stampata dovrà essere in grado di adattarsi, di far valere le proprie prerogative e diventare un mezzo insostituibile insieme ai mezzi elettronici, creando i presupposti per una comunicazione integrata efficace ed in sintonia con le richieste del mercato. Ricordo che nelle sue analisi Schumpeter sosteneva che “il rivoluzionario più audace è l’imprenditore“.

Per cercare di capire meglio questo fenomeno e per fornire indicazioni agli associati abbiamo anche messo attorno ad un tavolo tutti coloro che rappresentano un interesse verso la carta stampata ed il suo futuro: aziende utenti di pubblicità, editori, agenzie, stampatori, economisti industriali e semiologi, e li abbiamo coinvolti in una sorta di brain storming da dove è emersa l’attualità di Mac Luhan: è vero che i contenuti sono importanti, ma il mezzo non è un semplice veicolo di contenuti. La carta ha una sua fisicità e versatilità, può essere povera come lussuosa, è attendibile e autorevole, è responsabile dal punto di vista ambientale e può fare della dimensione estetica uno straordinario vantaggio competitivo. Certamente il mezzo elettronico ha una ricchezza di contenuti senza paragoni, è multifunzionale e consente di tracciare i contatti. Il futuro sarà il giusto mix, l’integrazione e l’interazione tra la fisicità e la virtualità che consente di superare la staticità della carta tramite l’espansione della realtà estesa, arricchendo i contenuti ed aumentando in modo esponenziale l’efficacia del mezzo. In pratica dovremo diventare più propositivi e attrattivi perché non siamo più nell’epoca della soddisfazione dei bisogni, ma in quella della soddisfazione dei desideri, della scoperta dei nuovi desideri da soddisfare.

Inoltre, a livello di comunicazione abbiamo cercato di massimizzare il lavoro svolto con le nostre Federazioni internazionali partecipando al progetto europeo Print Power e Two Sides che ha visto la pubblicazione di 185 pagine su quotidiani e periodici e l’invio di una brochure a tutti i principali pianificatori pubblicitari per dimostrare l’importanza e l’efficacia della comunicazione su carta stampata nonché la sua ecosostenibilità. Il progetto ha interessato contemporaneamente 11 Paesi europei. Essere parte della stessa Federazione ha sicuramente facilitato la collaborazione verso l’interesse comune. Dobbiamo ancora esercitarci molto al FARE INSIEME, ma almeno siamo insieme.

Una riflessione anche sul settore dell’imballaggio che, a differenza di quello grafico, ha agganciato la ripresa e sta reagendo bene. E’ questo un comparto che periodicamente subisce attacchi finalizzati a sminuirne l’utilità, dipingendo il packaging come un qualcosa di superfluo se non di dannoso. E noi dobbiamo intervenire per ristabilire la giusta equità. Dobbiamo intervenire soprattutto quando assistiamo a campagne pubblicitarie o trasmissioni che denigrano un intero settore industriale composto da aziende che producono e rendono un servizio utile all’impresa ed al consumatore. L’azione di prevenzione e di corretta informazione sarà sempre più un nostro punto qualificante e d’ora in poi cercheremo di essere sempre più presenti, anche con la collaborazione all’interno della Federazione di Comieco che rappresenta il fiore all’occhiello della nostra filiera in fatto di raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo. Abbiamo anche la fortuna di avere al nostro interno l’imballaggio flessibile, ossia prodotti di alta tecnologia, una fortuna questa che ci permette di guardare all’imballaggio non solo dal punto di vista della carta, trasformata in astucci pieghevoli, casse di ondulato, shopper, sacchi a grande contenuto, tubi o etichette, ma con una visione generale che ci rende più ricchi e più autorevoli.

Ma voglio essere chiaro fino in fondo: noi non accetteremo più di subire supinamente attacchi denigratori e ingannevoli da parte di chiunque, andremo fino in fondo percorrendo tutte le strade possibili per salvaguardare il settore dell’imballaggio e, se del caso, ristabilire la corretta informazione al pubblico.

In questo perimetro molto ci può dare la Federazione di filiera che abbiamo costituito nel 2008 e che ora comprende Assografici, Assocarta, Acimga e, come socio aggregato, Comieco. E’ stato un passo importante nella direzione di una rappresentanza allargata finalizzata alla più ampia tutela degli interessi. Resto fermamente convinto che sia la direzione giusta per i grandi temi che dovremo affrontare, per le sfide che ci attendono e che riguardano tutti noi in modo trasversale. Ricordo bene, come del resto tutti Voi, i tanti tentativi sperimentati nel passato, in particolare le iniziative di Silvano Boroli e di Marco Spada. Lo spirito era quello giusto, la passione la stessa, mancavano allora le condizioni. Indubbiamente i grandi cambiamenti di questi ultimi tempi, che hanno inciso profondamente proprio sulla centralità del nostro mestiere, hanno mutato le circostanze e creato le condizioni giuste. Ma come sempre sono le persone che fanno la differenza e permettetemi di ringraziare Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta e Paolo Mattei che tanto si sono spesi per realizzare questo nostro, forse piccolo, sogno.

Con piacere sono stato il primo Presidente della nostra Federazione e con soddisfazione lascio l’incarico oggi al mio successore Felice Rossini, augurandogli tutto il successo possibile per la filiera.

Proprio con la Federazione abbiamo cercato di incidere sulla politica economica del Governo incontrando il Ministro dello Sviluppo Economico, Vice Ministri e Commissioni Parlamentari. Delle nostre richieste, tutte a costo zero per le finanze pubbliche, abbiamo però ottenuto poco e, soprattutto, non siamo riusciti a far includere nella Legge finanziaria, poi diventata di stabilità, la proposta che per noi era più qualificante: quella relativa alla detassazione della pubblicità incrementale. In verità nella bozza già stampata del Decreto era presente la nostra richiesta, poi nella versione definitiva non compariva più. La delusione c’è stata perché eravamo convinti della bontà della nostra idea, purtroppo è mancato il coraggio di chi doveva decidere ad andare controcorrente, ad abbracciare politiche di stimolo, a scommettere sulla crescita. Se si fosse voluto aiutare il settore pur senza distribuire soldi che nessuno aveva fra l’altro chiesto, avrebbero dovuto condividere l’assunto che la pubblicità e le spese di comunicazione non sono un costo ma un investimento. Di conseguenza la detassazione degli utili reinvestiti in pubblicità incrementale avrebbe generato un duplice effetto positivo di spinta ai consumi e di rilancio della spesa pubblicitaria, garantendo un afflusso di risorse ai mezzi di informazione su stampa in un momento caratterizzato invece da un forte calo. La perdita iniziale di gettito, e qui stava la scommessa sulla crescita e lo stimolo, sarebbe facilmente stata recuperata con i maggiori investimenti spinti dall’agevolazione. Come dicevo è mancato il coraggio e si è preferito dare piccoli incentivi pressoché a pioggia che non hanno generato nulla. Adesso però pare che si stiano rivalutando le politiche Keynesiane, che non si limitano all’ormai banalizzato deficit spending, e allora faccio i migliori auguri al nuovo Presidente.

Vorrei terminare con un’ultima riflessione. Meno di un mese fa abbiamo rinnovato il contratto di lavoro grafico-editoriale che, in realtà, interessa solo una parte della nostra Federazione ma che, ne sono convinto, influenzerà i prossimi rinnovi a noi vicini. Il contratto era scaduto da quattordici mesi, segno questo che il negoziato è stato lungo e difficile, con momenti di aperte criticità. Noi avevamo sostenuto sin dall’inizio che eventuali aumenti economici, in una situazione di grande difficoltà e trasformazione per tutto il settore, potevano essere valutati solo a fronte di importanti innovazioni sotto il profilo della maggior flessibilità. Sono convinto che alla fine si sia trattato di un buon accordo che permette di coniugare le attese dei lavoratori e quelle delle imprese che si trovano ad affrontare un periodo di forte discontinuità tecnologica e di cospicuo calo della domanda di prodotti stampati. L’introduzione dell’istituto della “flessibilità tempestiva”, insieme a tutte le altre modernizzazioni delle clausole contrattuali, consentirà alle aziende di adeguare gli orari alle improvvise ed imprevedibili variazioni dei flussi di lavoro, condizione questa ormai sempre presente nelle imprese grafiche non per scelta di qualcuno, ma perché imposta dal mercato. E se l’azienda non sa adeguarsi, dal mercato presto ne esce. Invece, riuscire a rispondere alle richieste di un mercato sempre più imprevedibile e dinamico è condizione indispensabile per sopravvivere. Questo accordo ha dimostrato l’utilità del contratto nazionale di categoria che permette di stabilire regole certe ed al passo coi tempi, direttamente esigibili ed uguali per tutti e allo stesso tempo ci obbliga a tener conto di differenze che stanno crescendo tra i diversi settori. Dobbiamo impegnarci già da ora a confrontarci e studiare soluzioni per il futuro che permettano di mantenere i vantaggi di un fronte comune rispettando le specificità.

Oggi permettetemi un pubblico ringraziamento non solo alla nostra Delegazione imprenditoriale, ma a tutte le parti coinvolte che hanno dimostrato coraggio e senso di responsabilità.

Come Paese abbiamo perduto un decennio in termini di minore competitività e mancata crescita, il mondo politico in questi anni cruciali si è occupato più delle sue fratture interne e delle leadership personali che degli interessi generali – come ha giustamente sostenuto Emma Marcegaglia nella sua relazione all’Assemblea di Confindustria – noi dobbiamo invece dare un esempio concreto in linea con la sobrietà e la perseveranza tipica dell’imprenditore. Ho passato buona parte della mia vita lavorativa all’interno delle nostre Associazioni, credetemi non è mai stato tempo perduto. Il futuro che attende le nostre imprese sarà sempre più difficile da interpretare, i temi legati alle nuove tecnologie, la sempre più complessa e pervasiva materia ambientale, sono solo alcuni esempi di ciò che dovremo affrontare. Tutto questo comporterà maggiore necessità di rappresentanza, vigile e competente, sia a livello nazionale che di Unione Europea per non essere tagliati fuori, per non dover poi rincorrere normative sbagliate da correggere. Per questo vi invito a frequentare di più le Associazioni, ad esserne parte viva e propositiva, a fare di loro quel laboratorio di idee che in altre parti del Paese purtroppo non esiste più.

Ora lascio la parola a Felice Rossini, Presidente di Acimga, che assumerà da oggi la carica di Presidente della Federazione della Filiera della Carta e della Grafica. A lui faccio i migliori auguri per un mandato ricco di successi e soddisfazioni ma, soprattutto, mi rivolgo alle Associazioni, alla nostra giovane Federazione, affinché possano avere e godere di tutto il sostegno necessario da parte delle imprese dei nostri settori per poter rappresentare e tutelare al meglio i nostri interessi.

Grazie a tutti per l’attenzione.


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