La Captura de Atahualpa – Juan Leppiani (1920 – 1927)

PROLOGO

Novembre 1532. Il già debole Impero del Sole, che si estendeva per più di 5000 km, da nord della linea dell’equatore fino a sud oltre il grande altopiano dove si trovava il più alto lago del mondo, il Titicaca, stava per ricevere l’ultimo drammatico attacco che lo avrebbe fatto scomparire per sempre.

Erano anni che il vasto territorio retto dalla dinastia degli Inka, i Figli del Sole, gli Intip Churiquna, soffriva di strane epidemie fino ad allora sconosciute. Gli uomini si ammalavano, i loro visi diventavano rossi e si riempivano di pustole senza che si potesse trovare alcun rimedio. Certamente una punizione degli Apu. O forse lo stesso Wiraqocha, offeso per la guerra che i due fratelli si stavano combattendo per il predominio sulle quattro parti dell’Impero, non proteggeva più il suo popolo. Erano cinque anni che la lotta per essere il Sapa Inka, l’Imperatore unico imperversava tra i frratelli Huaskar e Atahuallpa.
Se questo non bastasse, stavano circolando notizie allarmanti: uomini sconosciuti, o forse erano dèi, erano venuti dal grande mare con città galleggianti, ed erano sbarcati non lontano da Cajamarca, dove Atahuallpa aveva stabilito la nuova capitale del regno, prima di scendere al Cuzco, dov’era Huaskar. Uomini vertiti d’argento, dicevano i messaggeri. Erano certamente mandati da Wiraqocha, che aveva promesso di ritornare dopo essere scomparso nelle acque del mare. E ora tornava con questi dèi, per metà uomini e per metà strani animali mai visti prima, e molto più grandi dei lama. La parte superiore a forma di uomo portava barbe nere o rosse, e il loro corpo era coperto di un metallo sconosciuto che somigliava all’argento. In testa non avevano piume, ma strani copricapo dello stesso metallo. Erano sicuramente dèi, perché potevano lanciare lampi e tuoni, illapa e qunununúm.
Queste notizie, che si diffondevano rapidamente grazie all’accurato sistema di comunicazione, erano giunte a Atahuallpa, il giovane Inca che aveva accompagnato il padre, il Sapa Inca Huajna Kapac, alla conquista di nuovi territori per estendere il Tahuantinsuyo a nord. Il fratello maggiore, Huaskar, era rimasto al Cuzco a reggere l’Impero, ma Atahuallpa aveva deciso di rientrare a prendere in mano le sorti dell’Impero. Un grave errore che segnò la fine della più grande e più evoluta civiltà dell’intero continente.Ma non era la prima volta, e non avrebbe dovuto essere una sorpresa, che uomini, o dèi che fossero, venuti dal mare rovesciassero imperi consolidati. Possibile che nessun viaggiatore avesse portato la notizia che molto più a nord il grande re Moctezuma era stato ingannato e ucciso da questi stessi esseri rivestiti di metallo che lanciavano lampi e tuoni?
Gli uomini che accompagnavano i fratelli Francisco e Hernando Pizarro erano 140. L’esercito indigeno accampato nella vallata di Cajamarca era composto da 40mila uomini, quasi tutti guerrieri fino ad allora invincibili con le loro fionde e frecce,
La ragione avrebbe suggerito agli spagnoli di presentarsi in pace al Figlio del Sole, Intipchuri, rispettando ma anche ammirando una civiltà per loro nuova e sconosciuta. Ma per uomini nati e cresciuti nell’idea che la violenza è l’unica ragione di vita, dovevano semplicemente annientare la popolazione, che non avendo né armi da fuoco, né carri, né cavalli, non poteva che essere ‘inferiore’ e quindi da eliminare. Ma, come avevano già sperimentato anni prima più a nord con le civiltà Azteca e Maya, possedevano molto oro. E, soprattutto, erano persone ingenue. Si sarebbe potuto conquistare territori e ricchezze con l’inganno.
E così fecero. Avendo capito, come lo aveva capito Cortez con Moctezuma, che l’imperatore era il pilastro su cui si fondava tutta quella popolazione, sarebbe bastato catturarlo.   Con l’inganno, naturalmente.

Atahuallpa fu invitato ‘cortesemente’ a pranzare con i nuovi venuti e la scusa fu presto trovata. Fu sufficiente porre nelle mani di Atahuallpa un oggetto che non aveva mai visto e che per lui non aveva alcun significato: un libro. Un dono? Per Atahuallpa quel dono non significava nulla. Avvicinando il libro all’orecchio esclamò “Non mi dice nulla!” e lo gettò a terra. Ma era la Bibbia e questo fu la buona scusa per accusare l’imperatore e tutto il suo popolo di sacrilegio e quindi iniziare la battaglia. Le cronache ufficiali non aggiungono un altro fatto vero e, forse più importante: per la prima volta in vita loro gli indigeni avevano bevuto del vino, un dolce moscato portato dalla Spagna, che Pizarro e suoi avevano generosamente offerto. Un ottimo sistema per rendere inoffensivi i 600 guerrieri e notabili che accompagnavano l’imperatore.
Fu una strage, la prima delle tante, che diede il via all’olocausto delle popolazioni andine: quattro milioni e mezzo di uomini, donne, bambini eliminati dalle armi e dalle malattie. Il restante milione e mezzo reso schiavo a coltivare le terre o estrarre oro, argento e rame dalle miniere, per arricchire i bianchi giunti dall’Europa.

Il resto della storia è noto: Atahuallpa fu fatto prigioniero, chiedendo per riscatto tanto oro quanto serviva a riempire la stanza in cui era tenuto prigioniero. Riscatto pagato, ma Atahuallpa fu comunque ucciso. Dopo questa ‘operazione diplomatico-militare’ gli spagnoli si diressero verso la capitale del Tahuantinsuyo, il Cuzco, dove avevano saputo risiedeva Huaskar, il vero Sapa Inka.
Mano a mano che procedevano verso sud lungo le vallate andine, l’esercito dei conquistadores si ingrossava, alimentato dalle popolazioni che erano state recentemente sottomesse da Huajna Qapac, nella sua ultima compagna di conquiste. Anche Huaskar e tutta la famiglia, i sacerdoti e i saggi furono presto eliminati, sempre dopo aver pagato i riscatti richiesti.
Avvertiti però dalle notizie che giungevano da nord, nella capitale si cercò di prendere provvedimenti.  Qualcuno doveva salvare la civiltà inca, nonostante la profezia ne avesse già prevista la fine ormai prossima.
L’impero degli inca non era antica: solo poco più di 150 anni erano passati da quando Apotambo, aveva ricevuto da Wirakocha il bastone con cui il figlio Manco Qapac fondò l’impero e divenne il primo Sapa Inka, il Figlio del Sole. Ma un pachakuti, un capovolgimento era stato annunciato: l’impero sarebbe presto finito. Ma la civiltà e la storia andina dovevano restare.

Leggende e storia raccontano che Huaskar fece racchiudere in casse un grande tesoro lo fece nascondere in un luogo inaccessibile. Cosa conteneva questo tesoro? Oro e argento come pensavano gli avidi spagnoli? E dove? E chi era potuto sfuggire agli spagnoli che avevano già catturato Titu Cosi, il figlio di Huaskar che con un folto gruppo si era rifugiato nella valle dell’Urubamba?

Questo romanzo porterà alcune rivelazioni: qual era il tesoro di Huaskar; chi e come lo aveva salvato; dove si trova.