Riceviamo una accurata analisi ‒ da noi in parte condivisa ‒ sulle cinque fiere che si sono svolte in contemporanea al Print4All.
di Helmut Mathes
Dal 27 al 30 maggio 2025 si sono svolte in contemporanea, presso il quartiere fieristico di Milano-Rho, cinque fiere interconnesse: Print4All, Ipack-Ima, Pharmintech, Intralogistica Italia e Green Plast. Un’opportunità sulla carta promettente, ma che ha suscitato reazioni contrastanti, come già accaduto nell’edizione del 2022.
Un po’ di storia
La prima esposizione grafica in Italia risale al 1920, con un piccolo gruppo di aziende alla Fiera Campionaria di Milano. Nel 1959 nasce Grafitalia, poi evolutasi in GEC nel 1973, e infine in Print4All nel 2018, organizzata da Acimga. Il settore ha subito notevoli trasformazioni, ma a differenza di altri Paesi europei, l’Italia ha saputo sviluppare una forte industria della stampa per imballaggi, pur abbandonando altri comparti come la fotocomposizione o la stampa digitale.
Stampa e imballaggio: due mondi diversi
Nel settore del packaging, l’Italia è leader, anche grazie alla produzione nazionale di macchine rotocalco e flessografiche. Tuttavia, la presenza di produttori internazionali alle fiere italiane resta scarsa: il mercato locale è maturo e l’efficacia delle fiere viene messa in discussione. A Print4All, le novità erano poche e le tecnologie esposte già note.
Fiere o open house?
Negli anni ’50 i grandi costruttori iniziarono ad affiancare le fiere con visite in fabbrica. Oggi l’open house è diventato un format consolidato, soprattutto per aziende come Bobst, HP, Koenig&Bauer e OMET. L’approccio personalizzato e la possibilità di mostrare le macchine in produzione hanno un impatto decisamente maggiore rispetto alle dimostrazioni da stand.
Un open house ben organizzato può generare più contatti mirati rispetto a una fiera e costruire una relazione diretta tra cliente e produttore, facilitando anche il supporto post-vendita. Tuttavia, è un’iniziativa costosa e richiede un’organizzazione impeccabile.
Cosa è successo a Print4All 2025
Con 284 espositori da 64 Paesi, Print4All ha occupato due padiglioni. Tuttavia, nel settore della stampa offset e del converting, era presente solo Koenig&Bauer. I visitatori sono stati oltre 20.000, ma l’effettivo coinvolgimento è stato modesto, anche per via di biglietti gratuiti e ingressi multipli difficili da monitorare.
Le conferenze annesse, spesso iniziate in ritardo e con location poco chiare, hanno generato disorientamento. In generale, gli stand si riempivano solo dalle 11:00 e si svuotavano entro le 17:00.
Le fiere parallele
- Ipack-Ima (1.300 espositori) è risultata la sezione più vivace, grazie alla forte presenza estera e alla complementarità con la stampa di imballaggi.
- Pharmintech, integrata in Ipack-Ima, ha mostrato buone sinergie per il farmaceutico.
- Intralogistica Italia, in calo rispetto al passato, verrà integrata a Green Plast nel 2026.
- Green Plast ha attratto oltre 17.000 visitatori, confermando il crescente interesse per i materiali flessibili e riciclati.
Limiti strutturali e logistici
Malgrado il moderno quartiere fieristico, i problemi non sono mancati: scioperi nei trasporti, caldo estivo, traffico congestionato e difficoltà logistiche hanno influito sull’affluenza. In più, i visitatori italiani restano spesso restii a lasciare gli stand per visitare gli stabilimenti vicini, anche se accessibili in due ore.
Ha ancora senso fare fiere?
Con l’avvento di internet, webinar, newsletter e vendite dirette, il concetto stesso di fiera è messo in discussione. Drupa rimane un’eccezione, ma la sua scala è tale da scoraggiare molti. Le fiere sembrano rispondere più a esigenze istituzionali che commerciali.
Il futuro è nel packaging
Nonostante tutto, il comparto degli imballaggi ha un futuro solido: si prevede che il mercato europeo raggiunga i 114,6 miliardi di euro nel 2029. La flessografia sarà il processo dominante. I settori e le tecnologie legati al packaging – dai flessibili al digitale – mostrano tassi di crescita interessanti su scala globale.
In sintesi
l modello fieristico attuale è in crisi e necessita di ripensamento. L’open house, se ben pianificata, offre una valida alternativa, ma non è adatta a tutti. Le fiere possono ancora svolgere un ruolo, ma vanno integrate con strategie più efficaci, mirate e flessibili.
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