Terza intervista per un confronto a tre voci con Francesca Barzon (“In un volo il mio tempo. Silenzi che parlano” – SBS Edizioni), Nunzio Di Gennaro (“Impunita”) e Mario Barbaro (“Con Dio o senza Dio. Ideali e libertà”).
In occasione di “Dialoghi sulla trascendentalità dell’esistenza”, sabato 20 settembre 2025 dalle 17:30 alle 20:00, Sala Camin del Centro Ignaziano “Antonianum” di Padova, organizzato da Super Minus ETS, si terrà un confronto a tre voci con Francesca Barzon (“In un volo il mio tempo. Silenzi che parlano” – SBS Edizioni), Nunzio Di Gennaro (“Impunita”) e Mario Barbaro (“Con Dio o senza Dio. Ideali e libertà”).
- Nel suo libro i silenzi diventano linguaggio. Che cosa intende far risuonare a Padova?
Padova è una città di “sussurri”, forse il Veneto lo è, per una forma di pudore più o meno inconscia o per una timidezza nel rivelare i propri sentimenti, legata alla cultura e alla vita dei nostri avi. Se sia un pregio o un difetto non lo so. Io ho scelto il “silenzio” come spazio interiore per dare forma ai miei sentimenti, emozioni più segrete, anche a me sconosciuti. Questa scelta ha trovato nella mia poesia una forma di espressione immediata, autentica, che mi rivela e mi restituisce la consapevolezza di chi sono. Oggi, dunque, questo silenzio che si fa parola, inno di gioia o moto di tristezza, mi piace poterlo sentire risuonare con tocco leggero nella mia Padova, dove sono convintamente radicata, nella speranza che chi vorrà leggermi possa entrare e riconoscersi in esso.
- In che modo il tema del “tempo interiore” dialoga con l’idea di ideali e libertà proposta da Barbaro?
La poesia è di per sé “dialogo” ed in questo modo posso affrontare la sfida ideale con quanto scrive Mario Barbaro: a pagina 57 parla del “valore del tempo” e lo connota come un percorso finalizzato alla crescita personale. Inoltre egli cita Jean La Bruyère (1645-1696) che dice: “coloro che fanno il peggior uso del loro tempo sono i primi a lamentarsi della loro brevità“. Con questa breve premessa che attribuisce al tempo due significati differenti, uno valoriale e uno temporale, entro agevolmente nella mia silloge “In un volo il mio tempo” il cui titolo sembra evocarli entrambi. Infatti, se da un lato il volo sottolinea la leggerezza del tempo che passa dove noi uccelli librati nell’aria siamo alla ricerca di un punto d’appoggio, dall’altro il “mio tempo” è un tempo “interiore”. È un tempo spazio che non passa, che si espande e dà forza in quanto non ha una scadenza bensì è collegato a frammenti di esperienza esistenziale. La mia poesia si esprime nei piccoli accadimenti della vita, semplici, che scorrono portandoci gioie, dolori, dubbi, paure, speranze.
In tutto ciò si ritrova il filo conduttore che mi lega alla “idea di ideali e libertà” proposta da Barbaro. Difficile soffermarsi sulle varie citazioni da lui proposte, ma il campo è vasto e la sintonia con i grandi temi dell’animo umano è complessa. Quali sono i grandi temi? amore, felicità, dubbi, giustizia e morte, interrogativi: chi sono? esiste Dio?
- Che cos’è allora la poesia se non una ricerca intima che gira attorno, nei modi e nelle forme più disparati, a questi temi?
La grande fatica dell’oggi è nella difficoltà di essere autenticamente se stessi. Questa fragilità trova casa nei miei versi dove il fatto di essere schiavi di vincoli invisibili è una costante e dove la ricerca e la richiesta di libertà diventano urgenza quando, spostando lo sguardo fuori di me, vedo ingiustizie che cuore e mente rifiutano. Del resto il gioco delle “maschere” ben chiaro a Bauman, sociologo contemporaneo citato da Barbaro, secondo il quale “l’uomo è un attore fra molti inserito in uno spettacolo ben più grande di lui” è ben rappresentato nel mio libro, sin dalla copertina che raffigura un mio quadro: “Il palcoscenico delle maschere“.
- Che lettura offre della ferita e della richiesta di giustizia al centro di “Impunita”?
A Nunzio Di Gennaro offro la poesia “Farfalla” che, in poche parole, esprime l’unico vero significato del nostro essere qui e ora, al di là di ogni altra considerazione sulla vita, in quanto “…inno di gloria per essere nata...”. La sua opera, infatti, di forte denuncia, resa particolarmente coinvolgente dal carattere autobiografico in cui l’io narrante è vittima e testimone di una vicenda quasi surreale, toglie sì al lettore fiducia e credibilità ad un sistema di giustizia umana, ma lascia aperta la soglia di una speranza di giustizia “superiore”. Questo spiraglio, non scontato, ma cercato, voluto ed infine trovato dall’autore secondo una scala di valori del tutto personale, è la salvezza, è la porta che scavalca la profonda ingiustizia, è ciò che porterà la vittima al momento di resurrezione.
È qui che troviamo la liaison con le tre diversissime opere citate. L’impossibilità di avere giustizia in questo mondo crea il bisogno nell’uomo di aprirsi, di superare questo spazio visibile, trascenderlo per entrare in un universo senza limiti alla ricerca di un Dio sconosciuto o di una religione che con un atto di fede consola, aiuta, dà forza e speranza facendoci diventare guerrieri e molto spesso vincitori sui drammi della vita.
- Che cosa chiede alla poesia quando entra in dialogo con la filosofia e con la testimonianza civile?
A questa domanda non so o, forse, non posso rispondere. Alla poesia non chiedo nulla. La poesia è parte di me, è il mio sentire, la mia ribellione, il piacere dell’amore, la mia sofferenza nella quale è compresa quella del mio prossimo. La poesia è un vedere che va oltre lo sguardo degli occhi. Ogni cosa, dunque, può diventare poesia e il dialogo tra filosofia e testimonianza civile è spesso intrinseco.
Posso dire che l’ esperienza diretta che mi ha fatto vivere questo connubio con grande pathos è descritta attraverso i versi di “2 Agosto 1980“, quando, pur trovandomi in vacanza con la mia giovane famiglia, non ho potuto non provare una ferita struggente per quanto accadeva a Bologna e la mia penna ha fissato per me quel dolore, quella indignazione incontenibile che mi ha fatto sentire parte di un tutto offeso, tradito, abbandonato e bisognoso di un grande abbraccio solidale.
In questo contenitore c’è la mia filosofia, ovvero un insieme autonomo di pensieri che corrono e definiscono la mia concezione di vita esprimendo anche la mia testimonianza civile.
Grazie
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