L’ultimo libro (e la memoria del carattere) è l’evento Arti Grafiche, Stampa e Web programmato da AIMSC per martedì 15 settembre.

Digitale, e-book, libri liquidi e contenuti sempre più immateriali. Eppure il libro stampato, quando è scelto e realizzato con cura, sembra vivere una nuova stagione. Non è nostalgia: è una scelta culturale. E anche per lo stampatore può diventare un’opportunità.

La stampa a caratteri mobili è davvero morta? Forse no. Anzi, proprio mentre il digitale tende a rendere tutto più veloce e immateriale, il libro costruito attraverso la carta, il carattere, l’inchiostro e la rilegatura manuale acquista un valore diverso. Una nicchia, certamente. Ma una nicchia di lettori attenti, disposti a scegliere la qualità e a riconoscere nel libro un oggetto culturale, oltre che un contenitore di parole.

È questo uno dei temi che emerge dal prossimo appuntamento di Testimoni di Carattere, il ciclo promosso da AIMSC, che martedì 15 settembre ospiterà online Giacomo Leonardo Cecchetti, Direttore Tecnico e Responsabile Ricerca e Sviluppo di Pazzini Stampatore Editore di Villa Verucchio.

Il libro come scelta

Da anni si parla della progressiva sostituzione della carta con il digitale. E il fenomeno è reale. Ma la storia recente dell’editoria mostra anche un’altra tendenza: accanto alla produzione destinata al grande pubblico, cresce l’interesse per libri concepiti come oggetti, stampati con particolare attenzione alla carta, ai caratteri, alla composizione, alle immagini e alla rilegatura.

Non è una novità assoluta. Basta pensare alla straordinaria esperienza di editori-stampatori come Alberto Tallone, che hanno fatto della qualità tipografica una precisa scelta editoriale. Ma oggi si affacciano anche piccoli editori che sembrano muoversi nella stessa direzione, con cataloghi raffinati, testi di valore e libri certamente non «di consumo». Un esempio è De Piante Editore, con una produzione rivolta a un pubblico altrettanto selezionato.

Una nicchia? Certamente. Ma forse è proprio nelle nicchie che il libro può trovare una nuova ragione d’essere. E, insieme al libro, anche una parte della cultura tipografica che sembrava destinata a scomparire.

L’ultimo libro

Da questa prospettiva acquista un significato particolare il tema dell’incontro con Cecchetti: «L’ultimo libro», un volumetto celebrativo di un viaggio, arricchito da incisioni d’arte del 2006 e utilizzato come punto di partenza per riflettere sul valore attuale della stampa manuale e in typo.

Ma parlare dell’«ultimo libro» significa inevitabilmente interrogarsi anche sulla memoria del carattere.

Cecchetti, da oltre vent’anni alla guida dell’innovazione tecnologica di Pazzini, vive infatti questa contraddizione solo in apparenza: da un lato sistemi software, ERP, processi produttivi e ricerca e sviluppo; dall’altro la memoria della Linotype, delle macchine piano-cilindriche, della composizione tipografica, della rilegatura manuale e della riproduzione dei volumi antichi.

È proprio questo incontro fra innovazione e tradizione a rendere interessante la sua testimonianza. Non la conservazione nostalgica di un mondo scomparso, ma la ricerca di ciò che, di quel mondo, può ancora avere un significato.

La storia di Pazzini offre del resto numerosi esempi di questa continuità, dai volumi di pregio alle esperienze editoriali che hanno recuperato tecniche e sensibilità tipografiche del passato.

E qui torna la domanda iniziale: la stampa a caratteri mobili è davvero morta?

Forse no. Forse, semplicemente, ha smesso di essere una tecnologia destinata a tutti per diventare una scelta destinata a qualcuno. A uno stampatore capace di interpretarla e a un lettore capace di riconoscerne il valore.

Una piccola comunità, forse. Ma una comunità che può contribuire a salvare non soltanto un modo di stampare, ma anche un modo di considerare il libro e la cultura.

Il protagonista

Giacomo Leonardo Cecchetti è Direttore Tecnico e Responsabile Ricerca e Sviluppo di Pazzini Stampatore Editore Srl di Villa Verucchio (RN). Da oltre vent’anni si occupa dell’innovazione tecnologica dell’azienda, integrando sistemi software, ERP e processi produttivi, senza perdere il rapporto con la tradizione tipografica della casa editrice e con il suo Museo della Stampa, associato ad AIMSC.

Una figura che rappresenta bene quel dialogo fra ingegneria di processo e cultura artigiana che oggi può offrire alla stampa un futuro diverso dal semplice rimpianto del passato.

L’appuntamento 
Di tutto questo si parlerà martedì 15 settembre, ore 18,00 online, nell’ambito di Arti Grafiche, Stampa e Web, l’evento programmato da AIMSC.
Un appuntamento che, al di là della storia di una particolare stamperia, propone una domanda che riguarda tutta la filiera: in un mondo sempre più digitale, che valore ha ancora un libro fatto per essere toccato, guardato e letto sulla carta?