Luci e ombre del green printing

Scritto da il 7 ottobre 2013 in AMBIENTE, TECNICHE - 2 Commenti

La tipografia KC di Genova ha tenuto un seminario dal titolo “Stampa a basso impatto ambientale” con sistema ECO-Print®, per evidenziare come anche la comunicazione stampata possa essere rispettosa dell’ambiente. Ma è uno sforzo per ora limitato a poche aziende.

In realtà sono poche le aziende di stampa in Italia realmente certificate nel rispetto dell’ambiente e che, soprattutto, ne seguano con attenzione tutte le regole (spesso non scritte) che ancora oggi sono nella maggior parte dei casi sono lasciate alla libera interpretazione e alla libera scelta individuale. In pratica alla sensibilità verso l’ambiente di ciascun operatore.

KC, unica tipografia ecologica in Liguria, è una piccola realtà genovese, ma di lunga tradizione tipografica, la cui idea innovativa risale al 2009.
«Dovevamo rinnovare l’azienda e il parco macchine – racconta Giacomo Chiarella, figlio del fondatore e tuttora attivo in azienda Enrico Chiarella e prendemmo la decisione di seguire una strada nuova, sia pure impegnativa: quella del rispetto assoluto per l’ambiente, dalle modalità di stampa, alla consegna degli stampati.» Possiamo quindi affermare che per la Tipografia KC ci siano luci e non ombre su questo argomento.
Il progetto comprende quindi l’utilizzo di carta FSC, l’uso di inchiostri all’acqua a base vegetale (Sakata) per la stampa offset, di inchiostri a cera per la stampa digitale (Epson), lastre in poliestere Direct Imaging (su macchina quattro colori Presstek). Ma anche riforestazione per compensare le emissioni di CO2, utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, trasporto a metano, ma soprattutto in bicicletta (cosa peraltro assai problematica in una città come Genova).

La certificazione FSC

L'ingresso alla stazione del trenino di Casella di fronte alla Tipografia KC

L’ingresso alla stazione del trenino di Casella di fronte alla Tipografia KC

Il tutto è stato spiegato a una ottantina tra clienti, amici e funzionari di amministrazioni locali, in un ambiente molto particolare: una carrozza-bar della mitica e storica ferrovia Genova-Casella, che a scartamento ridotto serpeggia lungo le colline alle spalle della città per raggiungere in circa un’ora l’abitato di Casella oltre il giogo appenninico. Una ferrovia per i pendolari che non vogliono compiere un lungo giro autostradale lungo la A7, ma soprattutto con finalità turistiche ambientali.

Marta Bracciali illustra FSC all'interno della storica carrozza bar

Marta Bracciali illustra FSC all’interno della storica carrozza bar

Il seminario verteva in particolare sulla illustrazione della carta certificata FSC da parte di Marta Bracciale, responsabile comunicazione della Associazione Italiana per la Gestione Forestale Responsabile, presso il dipartimento TeSAF dell’Università di Padova.
Non ci dilunghiamo su cosa è e cosa si prefigge FSC nel settore della stampa perché tutti dovrebbero esserne al corrente (www.fsc-italia.it)
Come molti ben sanno nel nostro ambiente, lo stampatore certificato secondo lo standard FSC per la Catena di Custodia (FSC-STD-40-004 v2-1) può apporre l’etichetta con il marchio FSC e il proprio numero di licenza, agli stampati di sua produzione. In realtà la cosa è più complessa e si prevedono quattro casi: 1. solo lo stampatore è certificato (come descritto sopra); 2. l’editore che commissione il libro o lo stampato non è certificato, ma si rivolge a uno stampatore certificato, il quale può apporre l’etichetta FSC se la carta non proviene dall’editore; 3. Entrambi sono certificati (il caso migliore); 4. sSolo l’editore è certificato e affida il lavoro a uno stampatore non certificato: anche in questo caso (personalmente lo riteniamo dubbio) si può apporre l’etichetta FSC.
È proprio quest’ultimo caso che può suscitare qualche perplessità e riportiamo a titolo personale: qual è l’incentivo a certificarsi, e quindi sostenerne i relativi costi, per una tipografia se può comunque apporre l’etichetta FSC? Giacomo Chiarella ci spiega che comunque l’editore si assume l’onere dei controlli sulla tipografia e i relativi costi, e la tipografia terza deve comunque utilizzare carta certificata FSC. Resta il fatto che per il resto lo stesso stampatore non è tenuto a utilizzare inchiostri ecologici e lastre senza acidi, come invece ha scelto di fare KC e le poche altre aziende che operano seriamente per un green printing. (1)

Marco Biggi illustra la stampa offset ecologica

Marco Biggi illustra la stampa offset ecologica

A quanto ci risulta, si possono infatti contare sulle dita di una mano o poco più le aziende italiane realmente certificate sia FSC, sia ISO 14001 e che abbiano scelto la sostenibilità ambientale e sociale al 100%.   Un tema questo assai controverso e che meriterebbe maggiore attenzione da parte di tutti. In realtà quindi il cosiddetto “green printing” tanto di moda andrebbe rivisitato con regole precise e, soprattutto, chiare.  Auspichiamo che su questo si possa aprire un serio dibattito.

Un nuovo marchio?

Sappiamo che queste aziende sono tra loro collegate e stanno lavorando per ottenere maggiore riconoscimento (il sistema ECO-Print®).
Le Associazioni di categoria potrebbero, e dovrebbero, intervenire in loro supporto (cosa anche questa che non ci risulta al momento). Questo perché, come si può facilmente constatare, essere una tipografia realmente ecologica, rispettosa dell’ambiente è costoso. Si tratta di scelte non facili, come rinunciare agli inchiostri a solvente, più economici degli altri, lastre senza acidi il cui costo è cinque volte quello delle lastre convenzionali, aver cura dello smaltimento secondo regole ben precise, avere mezzi idonei per la consegna degli stampati.

Giacomo Chiarella nelle vesti di mastro birraio

Giacomo Chiarella nelle vesti di mastro birraio

Su quest’ultimo punto vanno spese ancora due parole a favore della difficile scelta di KC: la bicicletta a pedalata assistita, affidata al primo “corriere cittadino in bicicletta” Ivan Azzaro (solo chi conosce Genova si può rendere conto delle difficoltà che questa scelta comporta). Genova, tra l’altro, è la città in Italia con il più basso chilometraggio di piste ciclabili e il più alto numero di pedoni incidentati, come ha spiegato Gianluca Fontana, fondatore blog di “Anemmu in bici a Zena”.
Il seminario si è concluso in allegria con l’apertura di un fusto (ma forse due visto il successo) di birra a caduta, delle celebre Hofbräuhaus di Monaco, in concomitanza con l’avvio dell’Oktoberfest di Genova, allietati da musiche bavaresi dal vivo, sotto la regia di Raffaella Patrone, mentre il macchinista Marco Biggi  (nell’immagine sopra) illustrava ai pochi interessati alla tecnologia oltre che alla birra, un avvio di stampa ecologica sulla offset Direct Imaging di Presstek.

(1)  A questo proposito abbiamo anche chiesto il parere di un esperto, l’ingegner Fausto Ceolini il quale ha confermato la nostra opinione sul punto 4:  l’editore in questo caso non può apporre l’etichetta perché è tutta la catena che deve essere certificata (vedi definizioni Annex A: “Il marchio FSC identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici”).
E aggiunge:  C’è a mio avviso un quinto caso relativo a una commessa acquisita da un broker (che compra la carta): anche lui deve essere certificato così come la tipografia e la legatoria a cui si affida.

2 Commenti on "Luci e ombre del green printing"

  1. TicTacStampa 7 ottobre 2013 alle 10:38 · Rispondi

    Iniziative come questa legata alle politiche green seguite da alcuni fanno ben sperare sul processo di responsabilizzazione nel settore della stampa in toto. Le normative, come ben sottolineato, tutt’ora oscure e poco comprensibili non aiutano di certo a fare chiarezza all’interno di un settore che può dare molto in ottica green.

  2. Vittorio E 7 ottobre 2013 alle 14:23 · Rispondi

    Non si può che plaudire a questa scelta di vita e di modo di lavorare. Io ricordo papà che innamorato della natura, si sforzava in ogni modo di non usarle violenza. In modo pragmatico e non sistematico ben inteso, si parla di decenni fa.
    Quindi come scelta di vita ripeto non può che essere encomiabile, però quando si parla di lavoro conta la redditività e il ritorno dell’investimento, le palanche se preferisci visto che stiamo parlando di Zena.
    Ricordo che quando ottenni la certificazione ISO9001, credendoci, le grandi Companies anche loro certificate, apprezzavano questa mia caratteristica come fondamentale e indispensabile alla filiera.
    Peccato che poi mi mettevano in concorrenza con un mercato meticcio di non certificati sostenendo che QUELLI erano i prezzi di mercato cui io dovevo assolutamente allinearmi nel fornire un prodotto di qualità.
    Dopo un po’ ho piantato lì e li ho lasciati giocare tra di loro. Quindi mi complimento con il Collega e auspico che in molti seguano la sua via, ma non pensiamo che ciò possa servire ad incrementare fatturato e utili.

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