Il problema del fluoro nel packaging

Scritto da il 2 gennaio 2012 in AMBIENTE, Label&Pack - 1 Commento

Nella stampa degli imballaggi i problemi sembrano non finire: dopo quello dei residui di fotoiniziatori degli inchiostri UV, che in realtà fu una mezza bufala, da un circa un anno si parla della migrazione di residui di olî minerali negli inchiostri di stampa, nel cartone e nella carta riciclata.
Ma ora c’è un’altra novità, che arriva dalla Danimarca: il fluoro.

di Helmut Mathes

La novità del fluoro arriva quasi casualmente: una dottoranda della Danish Technical University (DTU) ha trovato residui di fluoro nella carta e nel cartone per imballaggi. E questo, dice, è pericoloso per la salute.
Ciò accade se si usano componenti con un contenuto anche  minimo di fluoro, oppure componenti esposti al trattamento con gas di fluoro.
Il fluoro si usa per produrre carta repellente al grasso e all’acqua, ma si usa anche per impregnare tessuti, oggetti di pelle,  tappeti, mobili, vestiario sportivo idrorepellente – un prodotto tipico è  il “Goretex”.
Ma il fluoro si trova anche negli inchiostri, nei colori, nei solventi e nei liquidi per pulizia.  Queste sono sostanze polifluorurate e componenti  PFC che non hanno niente in comune con il fluoro del dentifricio, ma sono presenti in migliaia di diverse strutture molecolari in svariati prodotti, soprattutto in quelli con catena molecolare molto lunga.

Xenia Trier, autrice dello studio

Xenia Trier, quand’era studentessa universitaria, scoprì per caso il pericolo del fluoro mentre usava gli attrezzi di un collega che si occupava di una ricerca sull’ambiente e componenti fluorurati.
Xenia Trier decide, dopo questa scoperta, di fare la sua tesi di dottorato su questa tematica.
Il lavoro di questa tesi fu preso in mano dalla DTU che notava i rischi del fluoro per la salute e ne mandava una copia all’istituto nazionale danese degli alimenti.
A questo punto le due istituzioni avviavano ricerche e controlli che confermavano le scoperte di Xenia Trier – che, occorre ricordare, sono il risultato di 9 anni di lavoro.
Chi fosse interessato allo studio nel dettaglio, rimandiamo alla pubblicazione originale (in inglese) che può essere scaricata qui.

Sospetti per la salute

Xenia Trier ha scoperto che  componenti e sostanze con tracce di fluoro vengono usati per ridurre l’assorbimento di grassi e acqua in diversi materiali. Dopo aver controllato in circa 75 scatole pieghevoli e carta da imballaggio per alimenti, in più della metà ha trovato tracce di fluoro, che possono costituire un pericolo per la salute. Ha cominciato con l’incartamento di un sandwich, poi con imballi per surgelati e per micro-onda, contenitori di Popcorn, scatole per pizza, imballi per piatti  con pollo e alimenti da forno – biscotti, torte ecc (un elenco abbastanza completo si può vedere sotto www.dr.dk).
Xenia Trier ha scoperto che sostanze fluorurate si trovano in diversi imballaggi per Fast Food negli USA e in Canada: le prime indagini hanno indicato che il contenuto era spesso troppo scarso per fare profonde indagini e controlli su  animali.
Le autorità USA per gli alimenti hanno poi trovato tracce di fluoro, nel 2005, in imballi di Popcorn.  Ricercatori canadesi ne hanno trovate nel 2007 in carta da imballo e cartone.
Dopo queste conferme Xenia Trier ha esteso le sue ricerche anche ai componenti con fluoro non conosciuti e ha trovato in vari brevetti l’intero know how, soprattutto proprio negli archivi delle fabbriche di carta e cartone.
La Trier ha quindi sviluppato un sistema semplice e poco costoso per controllare il contenuto di fluoro. Ha cominciato in Canada e con  imballaggi danesi trovando tracce nelle scatole per farina e nei cornflakes e in carta da imballaggio. Questa è la conferma che il fluoro viene tuttora usato su vasta scala perché non è visibile e i controlli sono difficili – quindi i consumatori vengono usati come cavie.
Soprattutto pericolosa è la carta per imballo che è in diretto contatto con gli alimenti – vedi burro, margarina – e quindi costituisce un’ottima base per la migrazione.
Ci sono certamente alternative per impregnare la carta e il cartone per ridurre l’assorbimento di grassi e acqua. L’industria chimica è veloce nel trovare nuove soluzioni per eliminare sostanze pericolose, ma purtroppo spesso si fanno solamente delle modifiche senza eliminare il problema alla base. È noto che le autorità e gli organismi di controllo hanno mezzi limitati e non possono fare controlli approfonditi.
Ma il problema più grosso è che le sostanze chimiche per stabilire il contenuto e il volume di fluoro nei singoli componenti, e quindi anche nella carta e cartone, sono molto costose. Quindi non sappiamo se tutte le cartiere si attengono alle disposizioni, né se e come i controlli vengono fatti.
Va detto comunque che le autorità tedesche e italiane hanno proibito già circa 10 anni fa l’uso del fluoro per carta e cartone da imballaggio per alimenti proprio per il sospetto che crei danni alla salute, e le cartiere ne sono state informate. Saremo in grado di fornire presto maggiori informazioni al riguardo (i lettori interessati le potranno ricevere in tempo reale iscrivendosi al nostro Feed RSS o tramite Twitter @Metaprintart).

Gli effetti del fluoro

Nella rivista  danese “The Engineer” e sul sito web della DTU  sono stati descritti in dettaglio gli effetti del fluoro. Se sostanze polifluorurate entrano nel corpo umano – mangiando – anche in minima parte, e si depositano portano modifiche nel sistema ormonale, danneggiano il fegato, la milza, i reni e il pancreas e cambiano il sistema enzimatico.  Questo è stato dimostrato anche con prove su animali. Grandi quantità di fluoro portano alla formazione del cancro al fegato, alla tiroide, al seno e ai sistemi riproduttivi. C’è un collegamento persino tra alta pressione,  ridotta produzione di sperma e la fecondazione femminile quando è presente fluoro nel corpo.
Xenia Trier dice chiaramente che non possiamo alimentare il nostro corpo  di continuo con tracce di fluoro che deriva dagli imballi perché il fluoro è molto resistente  e ha la caratteristica di deporsi nell’ambiente e negli organi del corpo umano che non è in grado di eliminare il fluoro, e anche dopo 8 anni il sangue ne conserva ancora tracce.  Xenia Trier ha stabilito che nelle scatole per pizza in Svezia, Danimarca, Canada e USA ci sono le stesse parti di fluoro.
Purtroppo non esiste un elenco preciso degli imballi che contengono il fluoro. Generalmente si può dire se su un imballo l’acqua non viene assorbita, ma forma una perla sulla superficie la probabilità che contenga fluoro è molto alta – salvo che una scatola abbia una verniciatura  protettiva. Meno alta è la perla d’acqua meno impregnato è il cartone. Le sostanze contenenti fluoro hanno una bassa tensione superficiale quindi non possono essere assorbite da materiali con una alta tensione superficiale come grassi e acqua. Le scatole di cornflakes hanno spesso un sacchetto all’interno fatto di carta cerata, film oppure carta laminata. Carta cerata e film di plastica non contengono fluoro.
Gli imballaggi per liquidi (tipo Tetrapak) come i cartoni per latte, sughi, brodo e yoghurt non vengono controllati perché dopo la stampa sono accoppiati con un film di polietilene per spalmatura hotmelt o per estrusione, oppure con un foglio di alluminio e un altro film sul retro dello stampato, perciò non occorre trattare il cartone con fluoro per renderlo idrorepellente. Naturalmente se c’è fluoro nel cartone in  questo caso la migrazione avviene verso l’esterno dell’imballaggio. Se si usano film per l’accoppiamento il fornitore del film deve garantire che questo non contenga fluoro, ma in questo caso c’è una severa regolamentazione che manca invece per carta a cartone. La EFSA (Europen Food Safety Authority) ha preparato un elenco di quali film sono da usarsi con prodotti alimentari.
Tra il gas di fluoro e il fluoro nel nostro dentifricio e il fluoruro nella carta e cartone la differenza sta nella  lunghezza della catena  molecolare.  Per il dentifricio la catena è molto corta e quindi distrugge  subito altri elementi – se la catena diventa molto lunga si formano nella catena il perfluoroalchile, che libera elementi che  si depongono facilmente nel fegato. Nella catena molecolare dei perfluorati gli atomi di carbonio vengono sostituiti da atomi di fluoro e se queste parti sono 6 o più sul totale nella catena molecolare si formano composti fluorurati con atomi di carbonio e altri  elementi fluorurati che possono essere pericolosi per la salute. Tuttavia su questo non si sa ancora molto.  Le autorità danesi hanno trasferito tutta la documentazione agli uffici competenti in Germania e Svizzera, e anche a Bruxelles, e aspettano adesso una risposta.
Per concludere, la questione fluoro non dovrebbe toccare minimamente l’Italia e la Germania come abbiamo detto sopra. Quindi non dovrebbe esiste alcun pericolo concreto al momento, ma è sempre meglio sapere che potrebbe saltare fuori in futuro e che il problema potrebbe sussistere per carta e cartone d’importazione, specialmente da Paesi senza controlli.


1 Commento on "Il problema del fluoro nel packaging"

  1. Francesco 19 gennaio 2012 alle 13:25 · Rispondi

    Dalla FFI in Germania equivalente della GIFASP – il segretario Schiffers ci comunica che sul problema del fluoro non risulta che ci siano leggi specifiche ma regolamenti interni alle cartiere. E’ da tenere presente che si parla sempre di tracce di fluoro come pure di tracce di olio minerale – una parte minima che possono essere presenti nell’ambiente e quindi non sempre è colpa dell’inchiostro o del cartone – vedi test fatti con la pasta – dove la pasta uscita dalla fabbrica conteneva già più tracce di olio minerale che la scatola stampata.
    Una importante cartiera italiana si ricorda anche che circa 10 anni fa la 3M aveva informato che “Scotch Ban FC 807” non veniva più fornito perché conteneva fluoro.

Lascia un commento