Ma come fu stampata, almeno in parte la prima Bibbia di Gutenberg? Caratteri mobili o matrici?
A più di vent’anni dal famoso “Processo a Gutenberg” organizzato della rivista Graphicus presso l’ARMUS – l’Archivio Museo della Stampa di Genova, si discusse la tesi sorprendente e affascinante del professor Bruno Fabbiani: mettere in discussione la narrazione tradizionale sull’invenzione della stampa a caratteri mobili.
Discussione ripresa sul sito Metaprintart.info con gli articoli di Helmut Mathes, che rappresentano un’evoluzione importante delle tesi di Fabbiani:
Gutenberg padre dei Tipografici – 1
Perché Gutenberg non usò i caratteri mobili per la stampa della Bibbia? – Parte I
… – Parte II
L’enigma della Bibbia a 42 linee: Gutenberg e l’ombra del dubbio
Contributi che offrono una visione più sfaccettata della nascita della stampa, che include possibilità diverse da quelle tramandate nei manuali scolastici.
A seguito di questi articoli, il gruppo Arti Grafiche Stampa e Web ha indetto una riunione virtuale in cui ha affrontato la controversia delle teorie del professor Fabbiani. I partecipanti hanno discusso vari aspetti tecnici e storici della stampa, confrontando diverse copie della Bibbia e analizzando le caratteristiche dei caratteri utilizzati.
Due approcci a confronto
Il tema mette subito a confronto tra due scuole di pensiero.
Da una parte, la storiografia classica, fondata su fonti scritte e cronache tramandate nei secoli.
Dall’altra, l’approccio sperimentale portato avanti da Fabbiani: una ricerca tecnico-scientifica condotta con strumenti d’analisi avanzati, con cui venivano osservati direttamente i manufatti e i risultati di stampa del Quattrocento.
Il cuore della questione è semplice ma sconvolgente: e se Gutenberg non avesse usato i caratteri mobili per stampare la Bibbia?
Il caso della BIBBIA a 42 LINEE
Fabbiani, attraverso un’attenta analisi, arrivò a una conclusione che ribalta molte certezze:
alcune pagine della cosiddetta Bibbia a 42 linee non furono stampate con caratteri mobili, bensì con matrici incise in piombo, un procedimento più vicino alla xilografia.
Questa affermazione nasceva dall’osservazione di difetti ripetuti, uniformità impossibili da ottenere con caratteri mobili, e altre evidenze tecniche.
In pratica, Fabbiani sosteneva che la stampa tipografica fosse nata in modo diverso da quanto racconta la storia ufficiale.
Il contributo di Fabbiani
Purtroppo, Bruno Fabbiani è mancato prima di riuscire a pubblicare un libro con tutte le sue ricerche.
Tuttavia, Graphicus pubblicò una serie di articoli in cui spiegava le sue tesi, corredate da documentazione, foto e risultati sperimentali. E, per contro fu pubblicato un articolo di James Clough, che mostrava l’altra faccia della medaglia.
Il lavoro di Fabbiani includeva anche un confronto con documenti del Museo Gutenberg di Magonza, pubblicati tra il 1938 e il 1942, in pieno periodo nazista: pubblicazioni tese ad accreditare la supremazia tecnica tedesca, a volte più ideologiche che scientifiche.
Negli ultimi anni, Helmuth Mathes ha ripreso le fila del discorso, raccogliendo documentazione e nuove riflessioni.
Domande aperte
A questo punto, emergono alcune domande cruciali:
– È davvero corretto attribuire a Gutenberg l’invenzione della stampa a caratteri mobili?
– E se fosse stato solo un passo intermedio, o addirittura un simbolo costruito a posteriori, anche con fini politici e culturali?
– Dobbiamo fidarci delle fonti scritte e quanto, invece, dovremmo ascoltare ciò che ci dice la materia stessa, la tecnica?
Quello che emerge da questo percorso – dalla ricerca sperimentale di Fabbiani, passando per il lavoro critico di Mathes – è un invito a rileggere la storia con occhi nuovi.
Non si tratta di negare l’importanza di Gutenberg, ma di comprenderla in modo più completo, più scientifico, più libero da dogmi.
Oggi, con le tecnologie a disposizione, possiamo osservare ciò che prima era invisibile, e mettere in discussione anche i capitoli più “scolpiti” della storia dell’umanità.
Il dibattito
Nel corso della riunione virtuale di Arti Grafiche Stampa e Web dopo l’introduzione di Marco Picasso sull’importanza di rileggere la storia con occhi nuovi, considerando anche il contesto storico delle fonti e il contributo di altre culture come quella coreana e cinese nello sviluppo della stampa, Helmut Mathes ha discusso la storia e le caratteristiche dei caratteri mobili, sottolineando l’importanza di comprendere la loro origine e la loro differenziazione. Ha anche affrontato le sfide e le controversie legate alla pubblicazione di libri su questi caratteri, inclusa la questione della proprietà intellettuale e la mancanza di chiarezza sulle modifiche apportate ai caratteri. Infine, ha evidenziato il problema persistente della mancanza di trasparenza e della mancanza di un’autorità unificata nel campo.
Ricerche sulla Bibbia di Gutenberg
La riunione si è quindi concentrata sulla discussione di un foglio originale di una Bibbia di Gutenberg, acquistata a caro prezzo dal professor Fabiani, come hanno confermato Picasso e Nella Poggi, restauratrice che ha condiviso la sua esperienza nell’aver visto il foglio sottolineando l’importanza degli studi di Fabbiani.
Si è quindi discuso anche della possibilità di condurre indagini su un foglio manipolato e dell’importanza di studiare più fogli per ottenere risultati affidabili.
Osservazioni sulla stampa di Gutenberg
James Clough a sua volta ha presentato le obiezioni alla teoria di Fabbiani, sostenendo che le deformazioni dei caratteri non corrispondono a quelle che ci si aspetterebbe dalla tecnica descritta dal professore. Helmut Mathes, invece, difende la teoria di Fabbiani, affermando che il materiale utilizzato era più morbido del rame. La discussione si è concentrata anche sulla scalatura dei caratteri in un frammento di Strasburgo, con James che cita un’autorità storica per spiegare questo fenomeno come risultato dell’opera maldestra del fonditore, mentre Helmut insiste sull’impossibilità di ottenere tale effetto con caratteri mobili.
Differenze nei caratteri
Il team ha discusso le differenze tra due copie della Bibbia di Gutenberg, concentrandosi in particolare sulle discrepanze nei caratteri e nelle inchiostrazioni. Si è anche sollevata la possibilità di manipolare le immagini per evidenziare queste differenze (cosa che Fabbiani non ha certo fatto).
In sintesi
Dubbi e incertezze restano dunque aperte, e sembra che le due scuole di pensiero non verranno mai a trovare una conclusione definitiva, anche perché nessuno al momento è in grado di proseguire scientificamente le costose e tecnicamente complesse ricerche di Fabbiani.


Da Helmut Mathes riceviamo questo commento al dibattito.
Nel corso del dibattito, James Clough afferma che le pagine comprate da Bruno Fabbiani alla Libreria Pregliasco di Torino sono ‘forse’ state falsificate da Fabbiani perché non aveva
i soldi per comprare le pagine originali. Queste pagine furono acquistate da Arturo Pregliasco a un’asta in America da un signore che aveva comprato a suo tempo delle pagine della Bibbia che aveva poi messo in una cartella per venderle.
Gutenberg usava segnature a 4 pagine – stampava i fogli ,li piegava e li appendeva per farli asciugare prima di potere stampare la volta. Non si stampava singoli fogli con una pagina bianca/ volta che sarebbe stato più difficile appenderli per farli asciugare e, soprattutto non si potevano cucire pagine singole.
Il formato pagina della Bibbia delle 42 linee è: 28 x 38 cm; specchio testo stampato 20 x 31,5 cm; formato foglio per la stampa 42 x 60 cm circa. La segnatura non piegata, ma rifilata è 38,8 x 56 cm registro bianca/ volta testo perfetto ‒ specchio testo 2 colonne a 2 righe – ogni riga 27 lettere/battute circa – la pagina originale fu fatta vedere a Genova. Comunque Fabbiani doveva staccare la pagina per esaminare la pressione penetrazione nella stampa.
Spero che James Clough abbia delle idee più documentate per difendere le sue idee fisse che Gutenberg abbia stampato tutta la Bibbia con caratteri mobili.
Basta un piccolo calcolo: la Bibbia di Gutenberg è composta da due volumi di 1282 pagine ciascuno. Su ogni pagina ci sono 2 colonne da 42 righe e su ogni riga ci sono circa 27 lettere, spazi, segni da cui 27 x 42 = 1134 lettere x 2 colonne per pagina e si arriva a 2268 caratteri per pagina. Moltiplicato per 1282 pagine, abbiamo: 2.907.576 di caratteri che per 2 volumi porta a: 5.815.152 di caratteri (ripeto 5,8 milioni da tenere in piedi perché ci sono 3 ristampe. Per non pensare al costo, al materiale, allo spazio necessario. E Gutenberg aveva bisogno di soldi e doveva anche fare in fretta. Ricomporre il tutto per tre volte sarebbe stato un suicidio.
Il calcolo dei caratteri necessari per stampare la Bibbia è molto interessante. A suo completamento possiamo aggiungere quantio dagli studiosi è stato calcolato per le prototipografie, qual era quella di Subiaco: Facciamo due conti: un compositore esperto poteva comporre dai 1000 ai 1500 caratteri al giorno. Una pagina media di un libro conteneva dai 2500 ai 3.000 caratteri, quindi la composizione di una singola pagina poteva richiedere da uno a tre giorni, a seconda della complessità del testo e dell’abilità del compositore. Certamente i due monaci erano già esperti quindi consideriamo due giorni per pagina, ed essendo in due, una pagina al giorno. Una volta composta, la pagina veniva bloccata nella forma tipografica, inchiostrata con rulli di cuoio o spugna e posizionata sotto il torchio. La preparazione della forma poteva richiedere alcune ore. La stampa vera e propria richiedeva “solo” qualche minuto per ogni copia. Il torchio tipografico poteva produrre circa 250 fogli stampati al giorno, considerando che un foglio di grande formato conteneva due pagine di un libro. Dopo la stampa, l’inchiostro doveva asciugarsi, operazione che richiedeva alcune ore, o alcuni giorni se il clima non era favorevole, prima di passare alla legatura.
Riassumendo, la produzione di una singola pagina di un libro poteva richiedere da 1 a 3 giorni per la composizione, e diversi giorni per la stampa.
Saremo lieti di poter ospitare altri commenti su questo tema “scottante”.
Seguo con interesse questo dibattito tecnico, ma mi sembra che manchi un elemento fondamentale: il corpo del reato. Tutta la discussione verte su calcoli teorici, stime di caratteri e tempi di lavorazione, ma quello che dovrebbe essere l’elemento probatorio centrale – la pagina della Bibbia venduta da Pregliasco a Fabbiani – sembra essere svanita nel nulla.
In qualsiasi indagine seria, che sia giornalistica, storica o giudiziaria, prima si analizza l’evidenza fisica, poi si costruiscono le teorie. Qui invece stiamo assistendo al fenomeno opposto: teorie elaborate senza avere sottomano l’oggetto che dovrebbe confermarle o smentirle.
Senza poter esaminare quella pagina specifica – la sua carta, i suoi inchiostri, la penetrazione della stampa nella fibra, le eventuali matrici impresse – tutti questi calcoli rimangono esercizi teorici, per quanto sofisticati.
Dov’è finita quella pagina?
È ancora disponibile per un’analisi indipendente?
Fabbiani aveva mostrato la pagina originale della Bibbia a Genova durante il Processo a Gutenberg.