L’importanza della luce nella comunicazione visiva messa in pratica sull’arte figurativa.
Francesco Murano, architetto delle luci, mette i Macchiaioli sotto una nuova luce: traduce la “macchia” in illuminazione.
Una soluzione che può dare nuove idee alla comunicazione visiva.
La luce come traduzione della “macchia”
«Per i Macchiaioli non ho cercato il contrasto spettacolare, ma quella tensione sottile che tiene insieme luce e ombra senza farle mai diventare protagoniste ‒ spiega Murano. ‒ La loro pittura vive di masse che si accendono e si spengono con naturalezza, come se l’aria stessa fosse parte del quadro.»
Il colore come materia viva
Murano ha lavorato direttamente sulle opere per far vibrare i colori senza tradirli: «Davanti ai loro verdi, ai bruni, ai rossi terrosi, ho fatto molte prove direttamente sul quadro: piccole variazioni di temperatura, di saturazione, di resa spettrale. A un certo punto, quasi all’improvviso, il colore si apre: non diventa più brillante, ma più vero».
Conservazione e leggibilità
Con opere così delicate, l’equilibrio tra conservazione e leggibilità è fondamentale. «Ricordo un piccolo olio su tavola: bastò spostare il fascio di pochissimo perché la superficie si liberasse da un bagliore che la appiattiva. Non ho aumentato la luce: ho solo trovato il punto esatto in cui il quadro si lasciava guardare».
Illuminazione delle sculture
Particolare attenzione è stata dedicata alle sculture di Adriano Cecioni. Per valorizzarne «la drammaticità espressiva e la precisione delle forme», alcune opere sono state illuminate con una singola luce frontale, mentre in altri casi è stato adottato un sistema a tre luci — una principale, una di riempimento e una zenitale — per restituire profondità e naturalezza.
Riflessioni storiche
«Illuminare una mostra dedicata ai Macchiaioli significa entrare in un momento preciso della nostra storia, quando l’arte si fece testimonianza della lotta per l’indipendenza e documento di un’epoca in cui borghesia e popolo unirono le forze».
La mostra dedicata ai Macchiaioli al Palazzo Reale di Milano fino al 14 giugno la mostra, ospita oltre cento opere dei grandi maestri come Fattori, Lega e Signorini.
Il progetto espositivo è curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, con allestimento firmato da Corrado Anselmi e Caterina Sauciuc, prodotto da Civita e 24 Ore Cultura. L’illuminazione della mostra è stata curata da Francesco Murano chiamato a tradurre in chiave luminosa la poetica della “macchia”.
Luce e metafisica
Ma l’illuminazione di Murano non si ferma qui e affronta il “mistero della Metafisica”. Secondo Francesco Murano, infatti, la luce sospende il tempo. Lo dimostra in “Metafisica / Metafisiche. Modernità e malinconie”, sempre al Palazzo Reale fino al 21 giugno.
La mostra è curata da Vincenzo Trione e prodotta da Electa, con allestimento di Massimo Curzi, Marco Belloni e Isidoro Panitti. L’esposizione propone un percorso tra le molte declinazioni della Metafisica, dalla classicità fino alla contemporaneità. L’illuminazione della mostra è stata curata da Francesco Murano, architetto delle luci.
Una luce che non spiega
«La Metafisica non vuole essere illuminata: vuole essere sospesa ‒ afferma Murano. ‒ Ho scelto una luce che non fosse teatrale, ma nemmeno neutra. Una luce che suggerisce, che lascia zone di incertezza, che non chiarisce tutto. Le ombre ci sono, ma non gridano; gli accenti emergono, ma non isolano».
Murano ha curato angoli, schermature e griglie per evitare riflessi indesiderati: «In un percorso metafisico, un riflesso fuori posto è come una parola detta troppo forte in una stanza silenziosa. L’obiettivo non era solo eliminare gli hot spot, ma creare una condizione in cui il quadro si offre, senza mai diventare uno specchio».
Ritmo e narrazione dello spazio
Le sale sono trattate come capitoli di un romanzo visivo: «Ogni soglia luminosa è un cambio di tono: un ingresso più compresso, una sala che si apre, un finale che si ritira. La luce costruisce il ritmo: accelera, rallenta, sospende. Quello che desidero è che il visitatore entri in uno spazio che sembra reale ma non lo è del tutto, e che uscendo da ogni sala porti con sé una domanda, non una risposta».
Tecnica e scelta degli apparecchi
Per la mostra Murano ha dovuto adattarsi a due tipologie di apparecchi: sagomatori per le opere più emblematiche e proiettori per l’illuminazione per aree. Questa combinazione ha permesso di creare ambienti coerenti e dinamici, rispettando la poetica della Metafisica.

La mostra il “mistero della Metafisica” illuminata da Francesco Murano
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