Mentre l’Europa rallenta, l’Italia del packaging “corre”. È questo il messaggio centrale dell’intervento di Alessandro Galimberti, rappresentante di Heinzel Sales Italy, al convegno GIFCO 2026.
Un’analisi che parte dai dati macroeconomici per arrivare al cuore tecnologico delle cartiere italiane, smentendo alcuni timori diffusi nel settore, a partire dalla presunta sovracapacità produttiva.
Il volto dell’industria cartaria italiana è cambiato radicalmente negli ultimi tre decenni. Galimberti ha messo a confronto i dati degli anni ’90 con quelli attuali:
- Anni ’90: 43 cartiere producevano circa 3,5 milioni di tonnellate (media di 75-80.000 tonnellate per sito).
- Oggi: Solo 20 cartiere producono quasi 4 milioni di tonnellate.
La produttività media per singolo impianto è balzata a 200.000 tonnellate l’anno, avvicinandosi all’efficienza tedesca (che viaggia su una media di 370.000 tonnellate). Non è solo una questione di volumi, ma di assetto societario: se trent’anni fa il mercato era diviso equamente tra cartiere indipendenti e integrate, oggi queste ultime (multinazionali e grandi gruppi verticalizzati) controllano il 70% della produzione.
Il mito della sovracapacità produttiva
Uno dei punti più dibattuti dell’intervento ha riguardato la “sovracapacità” in Europa. Galimberti ha invitato alla cautela:
“In Italia la sovracapacità non esiste. La domanda complessiva di carta non è coperta nemmeno dalla massima capacità produttiva teorica del sistema. In Europa, i 2,6 milioni di tonnellate di capacità in eccesso stimati per il 2026 vanno contestualizzati: già nel 2021, con i portafogli ordini pieni, avevamo teoricamente un milione di tonnellate di ‘eccesso’. È un fenomeno fisiologico legato all’efficienza degli impianti che devono viaggiare a pieno regime.”
Secondo le proiezioni di Heinzel Sales, grazie alla crescita dell’export (+7%) e del consumo interno (+2,5%), questa eccedenza europea è destinata a riassorbirsi rapidamente, scendendo a 1,6 milioni nel 2028 fino a un sostanziale equilibrio entro il 2030.
La nuova domanda: carte “High Performance” e Ultra-leggere
Il mercato non chiede più “semplicemente carta”, ma soluzioni evolute. La domanda si è spostata decisamente sulle carte riciclate (+2,2% annuo), mentre il Kraft e le fibre vergini rimangono stabili. Galimberti ha individuato tre segmenti dominanti:
- High Performance Pesanti: Utilizzate per sostituire il Kraft laddove sono richiesti carichi pesanti.
- High Performance Leggere: In forte ascesa per ridurre il peso complessivo dell’imballaggio senza perdere resistenza.
- Ultra-leggere (sotto i 100 grammi): Una tendenza inarrestabile dettata dalla logistica e dalla sostenibilità.
Conclusioni: resilienza italiana
In un contesto dove la Germania soffre per i costi del gas e la Polonia rallenta a causa delle tensioni geopolitiche, l’Italia ha dimostrato una resilienza superiore. “Negli anni pre-Covid eravamo sotto la media europea, oggi siamo un punto sopra“, ha concluso Galimberti. Il futuro del settore passerà dalla capacità di produrre carte sempre più performanti e sottili, assecondando una domanda che punta tutto su efficienza e riduzione degli sprechi.
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