Senza investimenti manca la competitività

Scritto da il 1 ottobre 2013 in EDITORIALI - Nessun commento

Tempo di fiere. Terminato Labelexpo a Bruxelles, in questi giorni apre Viscom a Milano ed è già possibile trarre alcune indicazioni. Purtroppo non positive per il mercato interno, anche se aziende virtuose cercano soluzioni innovative, seguendo modelli di business che aprano a nuove opportunità.

In attesa di analisi più dettagliate, sia sulle novità tecniche, sia mediante interviste con cui cercheremo di tastare il polso del mercato, la prima impressione a caldo è la conferma che il mercato internazionale è attivo, che le aziende italiane che esportano hanno buone prospettive, mentre il mercato interno langue. O meglio, se vogliamo essere più precisi: il lavoro, bene o male non manca, ma nessuno ha il coraggio di investire. Questo mancato aggiornamento di tecnologie rischia di invecchiare le aziende italiane e renderle meno competitive.

Una conferma sul fatto che il lavoro c’è, si ha dall’andamento delle vendite di consumabili, che tiene, sia pure senza entusiasmi. Solo un piccolo segnale che però ci dice ben chiaro che il Paese non è completamente fermo, nonostante sia tenuto in ostaggio dalla politica. Questa situazione di ostaggio e di incertezza si ripercuote invece sugli investimenti. Completamente fermi. E questo è un segnale negativo, ben noto.
Le aziende produttrici lamentano le tante trattative in corso, l’interesse per nuove soluzioni, sia in macchine, sia in sistemi operativi, software, sistemi gestionali o altro. Ma sono trattative ferme al palo, perché nessuna azienda di stampa, anche solida, riesce a prendere decisioni a lungo termine a causa dell’incertezza sul futuro dell’economia italiana.
Purtroppo c’è una classe politica che non ha alcun interesse al bene del Paese e di quei cittadini, imprenditori e produttori di reddito, che dovrebbe rappresentare. Classe politica divisa tra una casta che pensa alla propria pancia e alla pancia del Boss e un’altra parte poco propensa a essere coraggiosa e troppo litigiosa.
Ma a rimetterci è la piccola imprenditoria italiana, che in fondo è quella che sostiene il ‘sistema paese’. E, di conseguenza, la produzione rallenta.

Un dato positivo viene comunque da quelle lodevoli aziende italiane, che continuano nonostante tutto a produrre in Italia esportando prodotti d’eccellenza, come abbiamo toccato con mano al Labelexpo. Ma non solo macchinari: un riconoscimento va infatti anche a quelle aziende italiane che producono appositi sistemi gestionali, di prestampa e che offrono un accurato servizio ai clienti per rendere più produttivi i loro sforzi. Sono aziende che cercano e propongono soluzioni innovative seguendo modelli di business che aprano a nuove opportunità. A Viscom vedremo qualcosa e seguiremo anche l’interessante seminario di venerdì 4: “Crescere in una economia che non cresce”.
E questo ci ricorda che l’Europa sta ripartendo. A quando l’Italia?

 

 

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