Istat compie cent’anni e ci ricorda che il progresso non si misura soltanto con la crescita economica.
Ambiente, energia e uso delle risorse sono parte della stessa sfida che riguarda anche la filiera della carta e del packaging.
Cent’anni di statistiche raccontano un Paese che cambia. Ma raccontano anche quanto sia difficile stabilire se stiamo davvero migliorando. Il PIL misura la ricchezza prodotta, non necessariamente la qualità della vita, la salute dell’ambiente o le opportunità che lasciamo alle generazioni future.
È una riflessione che acquista particolare significato con il centenario dell’Istat, mentre il tredicesimo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES) offre una lettura dell’Italia attraverso dodici dimensioni, dall’economia alla salute, dall’istruzione all’ambiente. Un quadro fatto di progressi, ma anche di ritardi e disuguaglianze che non possiamo ignorare.
Ambiente: molte questioni aperte
Partiamo dai rifiuti. Nel 2024 l’Italia ha conferito in discarica il 14,8% dei rifiuti urbani, una quota inferiore alla media europea del 21,3% e a quella di Francia e Spagna. È un risultato incoraggiante rispetto all’obiettivo europeo per il 2035, che punta a ridurre al 10% i rifiuti urbani conferiti in discarica? È una buona notizia? Forse.
Il dato nazionale, però, non racconta tutta la storia. Restano forti differenze regionali, influenzate anche dagli spostamenti dei rifiuti tra territori e verso l’estero. E soprattutto, la gerarchia europea è chiara: prima prevenire la produzione dei rifiuti, poi riutilizzare, riciclare e recuperare.
Lo smaltimento in discarica viene soltanto alla fine.
È un principio che riguarda da vicino anche il packaging.
Progettare un imballaggio significa considerarne non soltanto la funzione, la protezione del prodotto e i costi di produzione, ma anche l’impiego di materia, la possibilità di recupero e il destino a fine vita.
La sostenibilità non si risolve scegliendo un materiale al posto di un altro: richiede di valutare il sistema nel suo insieme.
Energia: l’industria aspetta risposte
Un altro dato merita attenzione. Nel 2024 l’elettricità generata da fonti energetiche rinnovabili ha raggiunto in Italia un’incidenza del 41,7% sul consumo interno lordo, il valore più alto della serie storica considerata dall’Istat. Rispetto al 2023, l’incremento è stato di quasi cinque punti percentuali, sostenuto soprattutto dalla ripresa della produzione idroelettrica, insieme alla crescita degli impianti fotovoltaici ed eolici.
È una buona notizia, tanto più in un momento in cui il costo dell’energia continua a pesare sulla competitività industriale.
Le cartiere italiane hanno rilanciato l’allarme: quando produrre carta diventa troppo costoso, le conseguenze non si fermano ai cancelli dello stabilimento. Coinvolgono il riciclo della carta da macero, i fornitori, gli stampatori, i converter e, in definitiva, tutta la filiera.
L’aumento delle rinnovabili, tuttavia, non significa che il problema dei costi energetici sia risolto. La produzione elettrica da fonti rinnovabili e il prezzo effettivamente sostenuto dalle imprese sono questioni collegate, ma non equivalenti.
Servono continuità negli investimenti, infrastrutture adeguate e condizioni che consentano all’industria di competere.
La sostenibilità ha bisogno di fatti verificabili
Per le aziende della stampa e del packaging, la sfida è trasformare questi obiettivi generali in scelte concrete: ridurre gli sprechi, migliorare l’efficienza dei processi, contenere i consumi, valorizzare il riciclo e rendere verificabili le prestazioni ambientali.
Anche la certificazione dei processi produttivi va in questa direzione. In un mercato sempre più attento alle dichiarazioni ambientali, poter documentare ciò che si fa è più significativo che limitarsi a dichiarare le proprie buone intenzioni.
È una questione di responsabilità, ma anche di credibilità nei confronti dei clienti. E di competitività, perché l’innovazione ambientale può diventare un fattore di qualità quando è sostenuta da risultati misurabili e da una comunicazione trasparente.
Il centenario dell’Istat offre anche una lezione utile alle imprese: misurare serve per capire dove siamo, confrontare i risultati e decidere dove intervenire.
Il benessere non è una statistica da celebrare una volta all’anno. È il risultato di scelte quotidiane, economiche e industriali, che devono tenere insieme persone, ambiente e lavoro. Anche nella filiera della carta e del packaging, il futuro si costruisce così: meno slogan, più conoscenza e fatti verificabili.
In sintesi
I dati dell’Istat non autorizzano né all’ottimismo automatico né al pessimismo di maniera. Ci dicono che alcuni progressi sono reali, ma che il percorso resta diseguale e che non tutte le tendenze vanno nella direzione desiderata.
A questo proposito ricordiamo il nostro editoriale di settembre: “Se si ferma la carta si ferma una filiera” https://www.metaprintart.info/editoriale/63912-se-si-ferma-la-carta-si-ferma-una-filiera/ e l’articolo sulla certificazione ambientale della stampa https://www.metaprintart.info/ambiente/64070-certificazione-ambientale-della-stampa/ . Quest’ultimo introduce un tema particolarmente attuale: la differenza tra dichiarare una prestazione ambientale e poterla dimostrare
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