Nel contesto di una congiuntura economica complessa, l’industria cartaria è messa sotto pressione da un’impennata dei costi energetici e dei prezzi della carta da macero.

Secondo EUWID ad aprile i prezzi della recovered paper (RCP) sono cresciuti bruscamente. Le cartiere, temendo nuovi colli di bottiglia logistici, si sono affrettate ad acquistare carta da riciclare, facendo lievitare i costi di approvvigionamento.

L’allarme lanciato dal presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL Bollette è chiaro: «L’energia rappresenta una delle principali voci di costo per l’industria manifatturiera come il cartario – afferma Poli ed è un fattore strategico nella pianificazione degli investimenti necessari per restare competitivi. La transizione verso un’economia decarbonizzata costituisce a tutti gli effetti la nuova rivoluzione industriale, imponendo massima attenzione alle dinamiche competitive internazionali, da cui dipenderà il futuro dei sistemi industriali. Un esempio di visione di medio-lungo periodo è stato proprio quello del gas. Fin dagli anni 60 l’Italia ha costruito la propria strategia energetica ed industriale sul gas, combustibile fossile più pulito, un’infrastruttura del Paese difficilmente sostituibile e che può costituire ancora una parte importante del mix energetico.»

Gravi criticità

L’aumento dei costi energetici sta diventando insostenibile per il settore cartario. A fronte di una domanda non in espansione, le cartiere sono costrette a rincorrere la materia prima, col rischio concreto di compromettere competitività, sostenibilità e occupazione. Il prezzo da pagare per l’energia potrebbe diventare troppo alto anche per un’industria resiliente come questa. Servono misure strutturali urgenti.

Purtroppo, il mercato italiano dell’energia mostra gravi criticità sul fronte della competitività e della concorrenza. Lo dimostra, in particolare, la formazione dei prezzi all’ingrosso, che risultano oggi tra i più alti d’Europa.

«Nel solo anno 2024 il prezzo è stato pari in Italia a 108,52 €/MWh, in Germania a 78,51 €/MWh, in Francia a 58,02 €/MWh e in Spagna a 63,04 €/MWh. (Fonte dati GME) – precisa Poli – cosi nel solo 2024 la differenza è stata superiore di oltre il 63% (108,52 €/MWh contro 66,52 €/MWh della media europea).» (Fonte dati GME)

Mercato non funzionale

Perché ci troviamo in tale situazione? La risposta è che l’architettura di mercato non è più funzionale agli obiettivi agli obiettivi di politica industriale del Paese e, a quelli ulteriori,  di decarbonizzazione.
Paradossalmente, i concessionari idroelettrici incassano la tassa ambientale dai consumatori senza doverla pagare. Si tratta di rendite che, negli ultimi anni, hanno superato i 3 miliardi di euro annui. Anche il mercato del gas naturale presenta distorsioni rilevanti. Nonostante il 90% del gas utilizzato oggi in Italia provenga da fonti diverse dal Nord Europa, i costi di trasporto da quelle aree continuano a gravare sulla totalità del consumo nazionale.
Il risultato? Un costo aggiuntivo per i consumatori stimato in oltre 1 miliardo di euro all’anno, di cui circa 170 milioni solo nel mese di aprile 2025. 2-3 euro MkW che diventano 4-5 in alcuni momenti.

Le richieste dell’industria

Sulla base di queste criticità, gli industriali hanno chiesto al Governo di intervenire con misure strutturali. Il mercato italiano dell’energia offre margini di manovra per correggere le distorsioni alla radice, senza costi per la finanza pubblica, garantendo finalmente competitività a tutte le imprese industriali. Un tema ancora più urgente in tempi di radicali cambiamenti geopolitici e di imposizione di dazi. E i dazi generalizzati al 10 % negli Usa sono già in vigore dal 5 aprile.

In sintesi

Carta e industria sotto pressione: energia troppo cara, mercato distorto.

Nel giorno della pubblicazione del DL Bollette in Gazzetta Ufficiale (30 aprile), Assocarta lancia un allarme chiaro: l’energia è diventata un fattore di rischio sistemico per l’industria manifatturiera italiana.
Il prezzo medio dell’elettricità nel 2024 è stato del 63% più alto rispetto alla media europea (108,52 €/MWh in Italia vs 66,52 €/MWh), mentre rendite parassitarie e distorsioni del mercato gravano su imprese energivore come quella cartaria, senza benefici dalla produzione rinnovabile nazionale.
L’industria chiede riforme strutturali: il tempo degli interventi tampone è finito.