Il nuovo assetto societario che preoccupa i sindacati, dovrebbe prevedere tre società distinte per ciascuna BU, oltre a una holding di controllo.

Secondo quando riporta il sito Ilnordest.it il  Gruppo Fedrigoni potrebbe cambiare organizzazione, costituendo tre Business Unit a supporto e sviluppo dei tre principali asset aziendali, guidate da tre nuovi AD.

Una scelta che mira a rendere i tre asset più performanti, agili e flessibili, favorendo un’ulteriore espansione delle attività, una maggiore indipendenza tra le divisioni, una più efficace penetrazione del mercato e l’eventuale ingresso di nuovi azionisti.

Fedrigoni oggi è controllata pariteticamente al 46% da due società d’investimento, l’americano Bain Capital (dal 2018) e l’inglese BC Partners (dal 2022), finanziarie che spesso investono per poi uscire, quando hanno la possibilità di realizzare una plusvalenza. Non è quindi escluso che l’operazione punti ad attirare nuovi soci.

L’azienda, dal canto suo, conferma che è stata presa la direzione di creare all’interno del gruppo delle società operative sempre più distinte, «alla luce delle mutate condizioni di mercato, delle dimensioni raggiunte da ciascuna business unit e dalle strategie distinte che ognuna di esse sta perseguendo».
«Business gradualmente più separati – precisano in Fedrigoni – consentiranno una maggiore agilità e faciliteranno future operazioni straordinarie, che dovessero presentarsi per le singole società».

Fedrigoni ha superato nel 2024 i due miliardi di fatturato (+14,8%) ed è leader mondiale nelle etichette e materiali autoadesivi, carte speciali per packaging di lusso e comunicazione creativa, soluzioni Rfid.