In questa conversazione con Pietro Paolo Tarasco scopriamo un artista che vede nel libro una filosofia della natura ‘sapiente e vigile’.
Pietro Paolo Tarasco è più che noto come artista, incisore, exlibrista. Lo incontrammo la prima volta a una sua mostra a Treviso e poi alla Trivulziana di Milano e da allora è nata un’amicizia silenziosa: forse perché ci eravamo capiti, senza tante parole.
Quando, finalmente, riuscii a visitare la sua città, la splendida e un po’ misteriosa, o forse meglio dire timida, Matera, in occasione di una mostra di suoi splendidi acquerelli, ho sentito il desiderio di comprendere meglio cosa si cela dietro alla sua arte.
Pietro Paolo Tarasco – “Sogni d’arte” – Palazzo Malvinni Malvezzi – Matera – giugno 2025
Con questa chiacchierata spero di poter trasmettere anche ai nostri lettori e a chi avrà la pazienza di leggerci, un mondo e un modo di sentire ed esprimere l’ambiente, la natura e la cultura attraverso l’arte e la poesia.
Ma va subito detto: l’arte di Tarasco, almeno per me non esperto, ha il suo fascino perché è lillipuziana ‒ tipica dell’exlibrista ‒ anche nei grandi quadri. Riesce a esprimere tutto il suo pensiero in pochi centimetri quadri. Un lavoro minuzioso, da orafo.
Stile antico e modernissimo
Lo spiegano meglio di me i critici: “incisione, pastello o acquerello… tutto deve rappresentare un mondo celeste e atemporale, fissato d’incanto” e “una pittura, la sua, antica e modernissima, d’occhio sapiente e vigile”.
‒ Pietro, dove nasce la tua tecnica, così particolare, piena di cultura e la sensibilità?
‒ La nostra vita è ricca di esperienze visive ed emozionali che, sin dai primi anni di vita, condizionano tutto il nostro essere. Forse da qui nascono alcuni pensieri sulla mia arte. Le mie prime esperienze pittoriche giovanili erano fondamentalmente improntate sul rapporto uomo-donna, entrambi in attesa di capirsi e scoprirsi. Successivamente, l’interesse si è orientato totalmente a un mondo più naturalistico ricco di elementi vegetali e paesaggistici spesso presenti in scene teatrali e inseriti su pagine di libri.
‒ In ogni tua opera l’albero è protagonista, palese o nascosto, miniaturizzato, ma sempre presente…
‒ L’albero appare in quasi tutte le mie opere; ne ho tratto tutte le sue potenzialità con metafore e allusioni simboliche. Ho trovato in esso l’elemento vegetale più vicino a noi con le sue fasi stagionali: la fioritura in primavera dando il meglio di sé, con i suoi frutti in estate; ci comunica la sua vecchiaia con la caduta delle foglie in autunno, muore in inverno spogliandosi di quanto di meglio ha avuto.
‒ Ma che non muore, perché rinasce… vorrei sottolineare. Quindi un’arte di rinascita, mai di rinuncia.
‒ Sono proprio tutte queste straordinarie e meravigliose visioni che la natura ciclicamente ci offre a condizionare la nostra vita, i nostri stati d’animo e soprattutto le nostre personali esperienze espressive e creative come per me la pittura o per altri la poesia e la musica. Purtroppo, molto spesso, assistiamo alla loro morte definitiva a causa della malvagità dell’uomo; intere foreste bruciano su tutto il pianeta e insieme a loro migliaia di esseri viventi.
‒ Ho presenti incisioni e dipinti che hai realizzato per il poeta Mario Luzi… come di altri autori, in cui l’albero è protagonista.
‒ Penso spesso all’albero ai suoi rami come grandi braccia o alle radici come il nostro essere “legati” ai luoghi del vissuto, o a determinati affetti. Ho avuto riscontro con tanti poeti e scrittori a me molto cari. Vorrei citarne solo alcuni dei tanti. Partendo proprio da Mario Luzi: “L’albero di dolore scuote i rami…”; o Cesare Pavese “…Anche gli alberi soffrono e muoiono…”. Citerei anche S. Bernardino di Chiaravalle: “Gli alberi ti insegnano quanto nessun maestro ti dirà.”
‒ E se mi permetti una divagazione, Giorgio Caproni, poeta che visse e amò la mia città, affermando che “ogni pietra di Genova è legata alla mia storia di uomo e da Genova, i miei versi traggono i loro laterizi” e parlando all’albero si chiede:
“Ma noi, / noi, al paragone, / che cosa e chi siamo, noi, / senza radici e senza / speranza-senza / alito di rigenerazione?
E posso aggiungere Eugenio De Signoribus, che in una sua poesia a te dedicata, scrive: “nel bosco domestico, tra gli alberi / autunnali, sono l’inclinato / dalle scoperte radici… i sommari sacrifici umani / hanno mortificato i miei rami…” (dentro una acquaforte di Tarasco).
Sei molto legato alla poesia. In realtà le tue opere sono poetiche. Poesia e natura: sono queste le origini?
‒ Adoro la poesia, ed è lei che accompagna da sempre il mio percorso creativo. Sono nato in un villino ottocentesco immerso nel verde tra castagni, gelsi, allori, pini oltre a tantissime varietà di fiori e piante. Mio padre, giardiniere, mi portava spesso in altri giardini che curava, nelle campagne.
‒ Forse è stata questa l’origine del tuo amare la natura, l’arte e la poesia? A parte il talento, naturalmente.
‒ È difficile dare una risposta, posso soltanto affermare che ogniqualvolta sono immerso in essa, l’emozione, la beatitudine è sempre viva e vibra nel più profondo del mio animo. Osservare un albero con le sue radici, il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti e la natura tutta, significa alimentare quella fiammella sempre accesa che è in me e che mi aiuta durante la creazione di un’opera.
‒ Ecco, la creazione di un’opera. Sempre densa di simbologie.
‒ Sì, le mie “creazioni” sono ricche di simbologia, e di piccoli elementi naturali sparsi nella composizione tra luci e ombre, cercando di dare il giusto equilibrio compositivo e la giusta armonia e spesse volte condensate in piccoli formati. Leonardo da Vinci scriveva: “Quanto più minutamente descriverai, tanto più confonderai la mente del lettore, e più lo removerai dalla cognizione della cosa descritta.”
A me piace raccontare. Ogni lavoro deve avere una storia tutta nuova, diversa, pur lasciando trapelare un filo conduttore e d’unione tra le varie opere. Cerco di esternare tutto quello che è nel mio profondo accumulato dall’esperienza di vita e quindi dal viaggio, dal paesaggio, per poi trasportarlo, a volte in un mondo fantastico e onirico, altre in quello metafisico o nella tradizione classica.

Pietro Paolo Tarasco – incisione per Mario Luzi
Alberelli che nascono tra i libri
‒ A proposito di filo conduttore, vorrei parlare delle opere esposte a Matera che abbiamo visitato insieme. Acquerelli, che non vedrei separati, nel senso che un acquirente dovrebbe avere lo spazio adatto per tenerle tutte assieme. Qui, il filo conduttore sono gli alberi, mini alberi direi, e libri o fogli scritti, tutto in dimensioni ridottissime… Mi piacerebbe un tuo parere e una tua spiegazione di queste opere.
‒ In molte mie opere sono disseminati libri posati sulla terra come simbolo di fertilità e stabilità e che attesta la ricchezza del sapere, della conoscenza e del crescere con loro. Le pagine scritte e il libro sono la testimonianza più profonda e vera che l’uomo ha lasciato nei secoli. Molte volte è l’albero con le sue radici-serpenti che penetrano e si insinuano in una terra piena di libri. I rami rivolti verso il cielo attraversati da esili nuvole a testimoniare il nostro essere sempre vicino tra la vita terrena e quella celeste. Il nascere di nuovi alberelli tra i libri è il segno tangibile che questi non tramonteranno mai; queste piccole piante da grandi produrranno innumerevoli frutti, altri libri appunto; il tutto come segno di rigenerazione.
‒ Quindi l’albero come simbolo di rinascita, oltre che di fertilizzante, per la cultura del libro e della scrittura.
‒ Creo sovrapposizioni con fogli disegnati e dipinti che spesso riempio con testi scritti, perché ritengo che tutta la nostra vita non sia che un racconto “segnato” sulla carta. Le mie narrazioni avvengono spesso tra libri chiusi, altre volte aperti e che si squadernano. Fogli di carta che si sovrappongono, che si accartocciano, e su ognuno di questi cerco di narrare il mio vissuto, la mia esperienza visiva trasferendo in questi tutte quelle tessere. La genesi di ogni mia opera, può subire soltanto piccole variazioni con piccole aggiunte, ma resta sempre fino alla fine l’idea iniziale dove il percorso mentale e visivo cerca di raggiungere quella meta.
‒ Mi dicevi, osservando queste opere, che le ‘vedi’ già complete prima di iniziare a disegnare e dipingere…
‒ Sì, nella mia mente, l’opera che andrò a realizzare, appare già completa, è una visione creativa d’insieme, una illuminazione che mi guida per tutto il lungo percorso fino all’ opera finita. Una volta terminata l’opera, questa vive di vita propria e viene consegnata agli occhi di chi la guarderà. Rimarrà comunque, sempre impressa nella mia mente aiutandomi nella stesura di nuove narrazioni creative.
‒ Ma alla base c’è sempre la tua ricerca di scoprire, di esperienza di viaggio, della curiosità di cosa c’è oltre.
‒ Già nella preistoria, l’uomo accusava il bisogno della scoperta, della conoscenza, di quelle che erano le bellezze che la natura porgeva dinanzi agli occhi. Molti di essi hanno da subito avuto la necessità di fermarle, con alcuni segni, su cortecce di albero, su pelli, su tavolette di argilla o su pareti. Questi grafici, questi appunti, queste primitive carte geografiche che sono pervenute da antiche civiltà e conservate fino ad oggi, testimoniano come l’uomo da sempre ha nutrito il desiderio del viaggio; vedere oltre l’orizzonte sia terrestre che marino, e così, anch’io, quando ho potuto, sono sempre fuggito per altri luoghi, per altre scoperte, lungo nuovi orizzonti che mi hanno fatto sognare.
Come loro, anch’io conservo tutte quelle scoperte, quelle visioni acquisite trasferendole successivamente e metaforicamente su carta con l’incisione e l’acquerello.
Ringrazio Pietro Paolo per questa interessante conversazione che ha aperto molte porte…

Pietro Paolo Tarasco -Rigenerazione
Pietro Paolo Tarasco, incisore e pittore. Nato a Matera (1956) inizia a dipingere nel 1974 e nel 1976, incide le prime matrici calcografiche; i suoi maestri: Guido Strazza, Giulia Napoleone e Peter Willburger. Dal 1980 realizza opere ispirate a testi letterari di scrittori italiani del Novecento: Mario Luzi, Giorgio Caproni, Federigo Tozzi, Cesare Pavese, Giampiero Neri, Eugenio De Signoribus…
Ha tenuto mostre personali in Italia, Svizzera, Polonia e Danimarca e, dal 1984, partecipa a esposizioni internazionali di Grafica in varie parti del mondo nelle quali verrà costantemente premiato ricevendo più di settanta attestazioni di merito. Tra i più recenti: 2016, Primo Premio alla Biennale Internazionale di Grafica di Ostrow Wielkopolski (Polonia); 2018, Primo Premio alla Biennale Internazionale Premio Santa Croce, Santa Croce sull’Arno, (Italia); 2023, Premio Speciale del Sindaco di Malbork alla Biennale Internazionale di Ex Libris Contemporanei, Malbork (Polonia). 2025 Terzo Premio XIX Biennale Internazionale di Grafica di Ostrow Wielcopolski (Polonia); 2025 Primo Premio alla Biennale Internazionale di Ex Libris Contemporanei, Malbork, (Polonia). La sua produzione artistica figura nelle collezioni di biblioteche e musei italiani e stranieri.
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