PMI italiane tra declino e resistenza: cosa ci dice il Censis e cosa significa per il mondo stampa e packaging.
Il nuovo Rapporto Censis descrive un’Italia sospesa, che non riesce a spezzare l’inerzia del declino ma che, allo stesso tempo, continua a resistere, a reinventarsi, a “stare nel presente”. Una fotografia che riguarda da vicino anche il settore della stampa e del packaging, uno dei motori manifatturieri più estesi e diffusi sul territorio nazionale.
Il primo dato che colpisce è la trasformazione demografica: meno giovani, più anziani, meno imprenditori. In vent’anni l’Italia ha perso 585.000 titolari d’impresa, e gli imprenditori under 30 sono quasi dimezzati (-46,2%). Significa meno ricambio, meno entusiasmo, meno energia imprenditoriale fresca. Nel nostro settore, dove l’ingresso di competenze digitali, automazione e nuovi modelli di business è essenziale, questa tendenza pesa doppio: non solo mancano nuovi imprenditori, ma spesso mancano anche le competenze tecniche necessarie per far crescere o trasformare le aziende esistenti.
Parallelamente, le microimprese si restringono. Quelle fino a 5 addetti, che costituiscono la spina dorsale del manifatturiero italiano – molto presenti anche in printing, converting e cartotecnica – sono diminuite del 7,2% negli ultimi dieci anni. E il loro contributo al PIL è sceso dal 17,8% del 2004 al 14% del 2024. Non abbastanza per parlare di collasso, ma sufficiente per indicare una lenta erosione della forza produttiva locale.
Il quadro macroeconomico non aiuta: salari reali in calo dell’8,7% rispetto al 2007 e un potere d’acquisto che ha perso oltre il 6% in dieci anni. E se i consumi aumentano nominalmente, i volumi scendono: si spende di più, ma si compra meno. Per il packaging – storicamente collegato a beni di largo consumo – questo significa mercati più volatili, cicli più brevi, una maggiore pressione sui costi e sulla competitività.
Sul fronte industriale, il Censis parla apertamente di “lungo autunno manifatturiero”: tra il 2023 e il 2025 la produzione industriale è rimasta per molti mesi in calo. Alcuni comparti reagiscono – legno e carta tra i pochi in recupero – e questo interessa direttamente stampa e imballaggio, ma il ritmo è lento, frammentato, incerto.
Eppure, in questo scenario complesso, l’Italia dimostra una caratteristica che il Censis definisce quasi antropologica: la capacità di restare in piedi, di non cedere alla retorica dell’inevitabile declino, di adattarsi. È l’attitudine storica del nostro tessuto produttivo, fatto di distretti, competenze, relazioni territoriali e resilienza culturale.
Per il nostro settore, questo significa che la strada non passa più solo dall’efficienza, ma da alcune scelte strategiche:
– Investire in competenze tecniche e digitali, perché la scarsità di know-how sarà la vera prima barriera competitiva.
– Fare rete, soprattutto tra PMI, per innovazione, formazione, acquisti e accesso ai mercati.
Integrare sostenibilità e design del packaging non come obbligo normativo, ma come driver competitivo.
– Ripensare il valore, passando dalla stampa come prodotto alla stampa come servizio: personalizzazione, logistica intelligente, automazione del workflow.
Il Censis parla di una società che ha “rimodulato attese e desideri”. Per le imprese, questa frase può significare una cosa sola: non basta più saper fare. Serve leggere il mercato, anticiparlo, costruire un ruolo.
In sintesi
In un’Italia che invecchia, che consuma meno ma vuole qualità, che riduce la produzione ma cerca valore aggiunto, il settore del packaging e della stampa può essere ancora protagonista — ma solo se saprà trasformarsi. Non più solo produttori di imballaggi e comunicazione stampata: partner tecnici dell’industria italiana che vuole continuare a esistere.
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