Segnali contrastanti tra consumi, manifattura e cultura della stampa.

Il quadro congiunturale di fine anno – ancora parziale data la lentezza fisiologica del mese di dicembre – mostra segnali articolati e non sempre univoci. I dati elaborati da Vittorio E. Malvezzi per la CCIAA di Milano restituiscono un contesto in cui crescita economica, inflazione e dinamiche settoriali si muovono su piani differenti, con implicazioni rilevanti anche per il mondo della stampa, in particolare digitale, e per il packaging.

Inflazione e scenario internazionale

Negli Stati Uniti l’inflazione complessiva sembra rientrare verso il 3%, dopo aver toccato un minimo storico dell’1,22% nell’aprile 2025. Tuttavia, come spesso accade nelle fasi di riaccelerazione, la crescita economica più sostenuta registrata a novembre è accompagnata da un’intensificazione delle pressioni sui prezzi. Particolarmente significativa, per le filiere della carta e del packaging, è la dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari, in crescita e quindi potenzialmente impattante sulla domanda di imballaggi.

In Europa il sentiment migliora: la Germania mostra segnali di rafforzamento, con l’indice ZEW di dicembre in crescita (+7,3), mentre l’Eurozona sale a +8,7. Un movimento che molti osservatori interpretano come l’ipotesi – ancora da confermare – di una possibile formazione di un “triangolo rialzista” nella fase ciclica.

Manifattura europea e italiana: espansione fragile

Il manifatturiero dell’Eurozona chiude l’anno con un dato complessivo ancora in area espansiva. Il PMI composito flash di dicembre si attesta a 51,9, completando di fatto un intero anno solare sopra la soglia dei 50 punti, pur con un leggero rallentamento rispetto al mese precedente.

In Italia, il quadro appare più sfaccettato. Il PMI manifatturiero di novembre risale a 50,6 (da 49,9), segnalando una timida ripresa, sostenuta soprattutto dal miglioramento delle vendite estere. Crescono i nuovi ordini e la produzione mostra un lieve incremento, ma continuano a ridursi i livelli occupazionali reali e l’attività di acquisto. Un elemento critico è rappresentato dall’inflazione dei costi, la più elevata degli ultimi tre anni, fattore che pesa in modo diretto sui margini delle imprese della stampa e della trasformazione.

Il settore terziario, invece, conferma una dinamica più vivace: il PMI servizi di ottobre sale a 55,0, con la crescita più marcata dei nuovi ordini degli ultimi 19 mesi e la più elevata espansione dell’attività da aprile 2023, anche se accompagnata da un’ulteriore intensificazione delle pressioni inflazionistiche.

Occupazione e domanda interna

Sul fronte del lavoro arrivano segnali incoraggianti. Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione scende al 6,0% in ottobre, meglio delle attese, mentre la disoccupazione giovanile cala al 19,8%, dal 21,6% del mese precedente [ma pur sempre alta – ndr]. Un miglioramento che contribuisce a sostenere la domanda interna, pur in un contesto ancora fragile.

Le vendite al dettaglio registrano a ottobre il primo aumento dopo tre mesi di calo: +0,5% in valore su base mensile. Crescono sia le vendite di prodotti alimentari (+0,5%) sia quelle non alimentari (+0,4%). Su base annua l’incremento è dell’1,3%, con la grande distribuzione in forte espansione (+2,7%) e l’e-commerce che accelera (+4,6%), mentre le piccole imprese continuano a soffrire (-0,5%) .

Per il settore del packaging, in particolare alimentare, questi dati confermano l’importanza di una domanda che rimane solida, anche in presenza di un’inflazione NIC ancora contenuta (+1,2% su base annua a ottobre).

Stampa, libri e digitale: un paradosso solo apparente

Nel mondo della stampa emerge un paradosso che MetaPrintArt segnala da tempo. Da un lato, il fatturato pubblicitario sui media stampati continua a calare (quotidiani -4,1%, periodici -8,9%). Dall’altro, la relazione tra produzione editoriale, stampa digitale e cultura del libro si fa più complessa.

Nel 2024, il 57,1% della popolazione di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi: circa 32 milioni di persone. La lettura per il tempo libero resta dominata dai romanzi, con una prevalenza di autori italiani (48,1%), seguiti da gialli/noir e libri di scienze sociali o umane.

La vera novità, però, riguarda la scrittura: il 5,1% delle persone di 11 anni e più – circa 2 milioni e 750 mila individui – dichiara di aver provato almeno una volta a scrivere un libro. Un fenomeno strettamente legato alla diffusione della stampa digitale e del print-on-demand, che consente di “fingere” una pubblicazione editoriale tradizionale stampando solo il venduto, spesso a carico dell’autore stesso. Un modello che gonfia l’offerta senza tradursi necessariamente in un reale aumento della lettura, ma che genera comunque volumi produttivi per il comparto digitale.

Interessanti anche i dati sui più giovani: il 38,1% dei bambini tra 0 e 5 anni legge o sfoglia libri ogni giorno da solo, con una forte differenza di genere, mentre resta marginale il ruolo paterno nella lettura condivisa. Parallelamente cresce il consumo di contenuti audio: il 17,4% della popolazione ascolta podcast, segnale di una competizione sempre più diretta tra formati culturali.

In sintesi

La congiuntura di fine anno restituisce un quadro in chiaroscuro. La manifattura tiene, i servizi crescono, i consumi – soprattutto alimentari – mostrano una resilienza che continua a sostenere il packaging. Nel mondo della stampa, però, la crescita quantitativa legata al digitale non coincide automaticamente con un rafforzamento della domanda culturale. Più libri “stampati” non significano necessariamente più libri letti, ma rappresentano comunque una trasformazione strutturale del settore, che merita attenzione e analisi continua.

Congiuntura di fine anno
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Congiuntura di fine anno