La polvere di diamante per etichette di lusso e antifrode grazie a un’impronta ottica invisibile.

Polvere di diamante per proteggere il vino dalle imitazioni.

L’idea è stata messa in partica dalla cantina umbra Feudi Spada, che inaugura così un nuovo sistema antifrode, mettendo a frutto unas ricerca tecnologica del Mit di Boston.

La polvere di diamante inserita nellas stampa delle etichette permette di otteneere per ogni bottiglia un’impronta ottica invisibile tramite frammenti leggibili con uno scanner.

Il diamante come impronta ottica

Questo nuovo metodo di contraffazione per proteggere i vini o i superalcolici dai falsi è chiamata “Dust identity” e utilizza la polvere di diamante in frammenti ingegnerizzati, per dare vita a una firma fisica, invisibile e non clonabile.

L’idea è stata utilizzata per la prima volta in Italia, da Feudi Spada per il suo Chardonnay in purezza.

Alessandro Leoni e Maurizio Fea, hanno iniziato la loro avventura vitivinicola nel 2010 a Viceno, non lontano da Orvieto,e ora hanno scelto di fare un passo importante nella valorizzazione delle proprie produzioni. Con la vendemmia 2023 del loro Monte Alfina ‒ circa 1.400 bottiglie in tutto ‒ ha iniziato a inserire in etichetta dei micro-diamanti che costituiscono un’impronta ottica singolare leggibile con uno scanner e collegata a un’identità digitale.

Il risultato è che ogni bottiglia diventa identificabile fisicamente, come se fosse dotata di vere e proprie impronte digitali. Ogni bottiglia di Chardonnay ha una firma invisibile, permanente, e una pagina dedicata.

Come ricorda la stessa azienda, questa firma di diamante è compatibile con altre tecnologie come Nfc, Qr code e blockchain, che vengono rafforzate e non sostituite. Non sappiamo però se costa più il vino o l’etichetta.