Gli imballaggi in Italia: la filiera da 51,3 miliardi di euro chiede alla politica un tavolo per la transizione sostenibile.

L’Italia dell’imballaggio è una filiera solida, innovativa e competitiva del Made in Italy che vale 51,3 miliardi di euro tra produttori di imballaggio e costruttori di tecnologie per il confezionamento, la stampa e il converting.

Come ha sostenuto il presidente GIFLEX Alberto Palaveri, nell’incontro di Roma in Senato, «possiamo diventare un esempio virtuoso di efficienza e sostenibilità a condizione che nessun attore della filiera venga lasciato indietro.»

Comparto strategico

La produzione nazionale di imballaggi è un comparto strategico per l’economia nazionale e rappresenta il 3,3% del fatturato della manifattura e l’1,7% del PIL, nel 2024 ha raggiunto 17,26 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente e un fatturato complessivo che si attesta a 37,96 miliardi di euro. Le previsioni indicano una crescita stabile della produzione nazionale, con un incremento atteso del +1% nel 2025 e un tasso medio annuo del +1,2% fino al 2028 (Fonte: Istituto Italiano Imballaggio).

Innovazione sostenibile

Se i dati economici delineano un settore in buona salute, la transizione verso un’innovazione sostenibile continua a svilupparsi lungo percorsi complessi e spesso impervi. Oggi la filiera si trova a dover rispondere sia alla sfida ambiziosa lanciata dall’Unione Europea che, con il nuovo regolamento Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), mira a ridurre entro il 2040 i rifiuti di imballaggio del 15%, sia di fronte alla costante crescita della domanda, da parte dei consumatori, di imballaggi sicuri, pratici e sostenibili. Continuare a crescere riducendo l’immesso al consumo è l’obiettivo da perseguire, ma per raggiungerlo è necessaria una soluzione di sistema che tenga insieme tutta la filiera in dialogo con le istituzioni a cui chiedere strumenti stabili e applicabili che non lascino indietro nessun attore, da chi produce a chi utilizza, da chi recupera a chi ricicla gli imballaggi.

«Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare ‒ afferma Alberto Palaveri, ‒ e siamo qui per rafforzare e difendere nel nuovo contesto europeo la leadership della nostra filiera».

Approccio pragmatico

Rispetto all’attuale quadro legislativo europeo (PPWR) Giflex propone un approccio pragmatico alla regolamentazione europea sugli imballaggi, costruttivo e non ideologico, orientato ai risultati e alla fattibilità industriale. Chiede quindi che il governo agevoli le prassi di mercato che generano riduzione di immesso al consumo, attraverso progetti di investimento mirati per permettere alle imprese di trasformare gli obiettivi regolatori in scelte industriali e in risultati misurabili.
Il secondo obiettivo è migliorare il sistema di raccolta e riciclo che cambia con il cambiare degli imballaggi, una sfida che l’Italia deve affrontare con spirito industriale senza precludersi soluzioni che possono essere abilitanti come, ad esempio, il riciclo chimico.

«Così come sul tema del revamping la filiera ha chiesto alle istituzioni di migliorare l’efficienza energetica intervenendo solo su una parte della linea produttiva, e ha trovato un primo riconoscimento nella Legge di Bilancio, ora la stessa logica deve accompagnare questa nuova fase della filiera dell’imballaggio, con criteri di sostenibilità chiari e strumenti in grado di compensare i costi del passaggio verso imballaggi sempre più innovativi e sostenibili così da proteggere la competitività della nostra filiera e farla diventare un esempio virtuoso di efficienza e sostenibilità» ha concluso Palaveri.

Rapporto peso/prodotto

In parte la risposta alla discrasia tra crescita della domanda e riduzione dell’imballaggio risiede nel flessibile, una soluzione efficiente per ridurre il rapporto peso/prodotto (in media un flessibile pesa il 2-3% del prodotto contenuto) perché impiega una quantità inferiore di materie prime e genera basse emissioni di CO2 contribuendo agli obiettivi europei.
Nel 2024 in Europa l’imballaggio flessibile ha raggiunto un fatturato di 18,8 miliardi (Fonte: FPE-Flexible Packaging Europe – Wood Mackenzie) e il suo futuro sembra promettere ottimi numeri a livello mondiale con una previsione che stima entro il 2029 un consumo di 1.816 miliardi di unità (+8,8% rispetto al 2024) e a livello europeo una crescita di 270,9 miliardi di unità (+6,4%) (Fonte: FPE-Flexible Packaging Europe – Euromonitor International). In Italia il settore impiega circa 12.000 addetti con una produzione intorno alle 400.000 tonnellate e un fatturato di oltre 4,3 miliardi di euro (Fonte: Giflex – Mecs).

Smart per natura

L’imballaggio flessibile è smart per natura, garantisce prestazioni a zero contaminazioni, assicura la sicurezza alimentare allungando la shelf-life e riducendo gli sprechi alimentari, inoltre garantisce salute e igienicità, ma per il suo riciclo servono azioni concrete. L’imballaggio flessibile, però, non può affrontare da solo la complessità regolatoria. È necessario un approccio condiviso tra attori della filiera e la politica per strutturare soluzioni adeguate e condivise, per questo Giflex intende promuovere nei prossimi mesi la costituzione di un tavolo di lavoro di filiera sulla riduzione dell’immesso al consumo, in dialogo con Governo e Parlamento.

«Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sostenibile. L’Europa deve riconoscere e valorizzare chi è avanti, non penalizzarlo con burocrazia e norme rigide uguali per tutti. La sfida della riduzione dei rifiuti si vince con un approccio di filiera, dialogo con le istituzioni e flessibilità normativa, non con regolazioni ideologiche che mettono a rischio competitività e lavoro. L’Italia deve difendere con forza la propria filiera e dire basta a norme ideologiche che frenano innovazione, crescita e leadership industriale» ha infine affermato il Senatore Gianluca Cantalamessa, Membro della Commissione Industria del Senato della Repubblica.