Il 57° Congresso dell’Industria Cartaria ‒ Genova il 14 e 15 maggio ‒ ha puntato sulle soluzioni dei costi energetici e dei regolamenti europei in continuo divenire.
Il filo conduttore comune di questo congresso ‒ organizzato da ATICELCA, main sponsor COMIECO ‒ dedicato in prevalenza ai costi dell’energia e al PPWR nella produzione di cartone per gli imballaggi, è stato l’esame approfondito di tutti gli aspetti tecnici, sia in fase produttiva in cartiera, sia nella ricerca e sviluppo dei materiali rivolti agli imballi cartonati, nonché sulle esigenze in fatto di sicurezza per il consumatore, della shelf-life e del riciclo.
Luca Pacagnella di Aquaflex ha sottolineato come l’incremento dell’utilizzo di fibre riciclate, associato alla crescente complessità delle materie prime e degli additivi impiegati, abbia determinato un’evoluzione significativa sulla natura dei contaminanti adesivi nel condizionamento superficiale di cilindri e tele di seccheria. Una strategia preventiva è basata sul controllo delle interfacce sulla stabilizzazione delle condizioni operative nel tempo e ha quindi illustrato una soluzione per la rimozione dei depositi.
Maurizio Sala di Walmet ha illustrato un nuovo concetto di seccheria compatta per migliorare velocità ed efficienza di asciugamento.
La relazione di Alain Cochaux del Centre Technique du Papier, in Francia, ha illustrato il processo innovativo CLIP per la selezione dei fini e raffinazione per migliorare le proprietà meccaniche della carta base per cartone ondulato, in grado di migliorare dal 15% al 20% le proprietà finali della polpa.
Nella tavola rotonda dedicata all’uso della IA nella produzione cartaria “tra futuro e realtà”, Pierluigi Zilio di Hitachi ha illustrato soluzioni innovative per la decarbonizzazione. Ha ricordato che l’industria cartaria è responsabile del 2% delle emissioni industriali totali e come questa sia ancora dipendente dai combustibili fossili. In più, l’aumento dell’uso di carta riciclata aggiunge criticità, sia in quanto è molto energivora, sia per la presenza di contaminanti.
Nicolò Zanforlin, Renovis, ha analizzato le condizioni in cui i sistemi di accumulo elettrochimico (BESS) rappresentino una leva per la gestione flessibile dell’energia elettrica e termica. Configurazioni che, nel contesto della transizione energetica, vanno a costituire un elemento abilitante nell’approvvigionamento energetico e anche per la decarbonizzazione.
Da parte sua, Enrico Paolucci, di Andritz, sponsor del congresso, ha affrontato lo stesso tema mediante la digitalizzazione, che consente alle cartiere di trattare l’efficienza energetica. Si tratta di una disciplina operativa che ‒ creando dei “gemelli digitali” della cartiera stessa ‒ consente di ottimizzare i sistemi energetici ibridi, di effettuare misure trasparenti e analytics basati sulla IA. Si costituisce così una roadmap pratica, dal monitoraggio al miglioramento sistematico e alla scalabilità su macchine e siti.
Valmet ha trattato due temi: la produzione di microcellulosa (MFC – microfibrillated cellulose) e una interessante relazione per l’industria degli imballaggi, con gli spettrometri per il controllo in linea della qualità delle patine barriera. Son soluzioni che permettono di ridurre l’uso di plastica, sostituendola con materiali a base di latex e vernici biodegradabili con effetto barriera.
PPWR e sostenibilità: il problema dei PFAS
Non ci soffermiamo sulle regole e le scadenze del PPWR di cui si parla in tutti gli incontri sul packaging. Qui si è puntato sui problemi legati ai PFAS, quelle sostanze idro- e oleorepellenti e resistenti al calore, presenti in migliaia di oggetti di uso quotidiano. Indistruttibili, sono “inquinanti eterni”, che si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano, rappresentando una seria minaccia per la salute. Il 12 agosto 2026 sarà una data importante.
A partire da quel giorno, negli imballaggi a contatto con alimenti nell’UE. sarà vietato immettere sul mercato imballaggi contenenti PFAS al di sopra di determinate soglie:
– 25 ppb per qualsiasi PFAS misurato con analisi mirata (esclusi i PFAS polimerici)
– 250 ppb per la somma dei PFAS misurati come somma dell’analisi mirata
– 50 ppm per i PFAS totali, inclusi i polimerici.
Questo significa che gli imballaggi prodotti dopo il 12 agosto 2026 dovranno essere conformi a queste norme, mentre quelli già immessi sul mercato prima di quella data possono restare in commercio. Non ci sono periodi di tolleranza per gli imballaggi non conformi prodotti dopo il 12 agosto 2026.
Il tema è stato al centro delle relazioni di Elisabetta Silvestrini del Food Contact Center e di Cristina Lugli, di Ecol Studio.
Nel primo caso, i risultati evidenziano che una corretta selezione dei parametri critici dell’alimento è determinante per interpretare le prestazioni barriera e guidare l’ottimizzazione del packaging, dimostrando che soluzioni in carta, adeguatamente progettate, possono garantire la sicurezza del campo. La transizione verso materiali di imballaggio più sostenibili rappresenta quindi una delle principali sfide per l’industria cartaria e del packaging alimentare, con la progressiva sostituzione dei materiali plastici con carta e cartone, spesso contenenti anche fibre riciclate. Questo consente di ridurre l’impianto ambientale, ma introduce nuove criticità legate alle prestazioni funzionali e alla sicurezza per il contatto alimentare.
Per essere sicuri di essere in regola, è fondamentale verificare la presenza di PFAS negli imballaggi, richiedere ai fornitori la documentazione necessaria, preparare una dichiarazione di conformità UE per ogni tipo di imballaggio.
Le prove di shelf-life dimostrano che gli imballi innovativi a base di carta possono presentare criticità legate alla barriera, alla umidità e alla resistenza meccanica, ma che tali aspetti possono essere correttamente valutati solo mediante condizioni sperimentali realistiche. Le prove di migrazione evidenziano pure come i test in simulanti possono sovrastimare il rischio, mentre le prove su alimento reale forniscono una valutazione più rappresentativa dell’esposizione del consumatore in linea coi principi del Regolamento CE 1935/2004.
La relazione di Ecol Studio ha messo quindi in evidenza che non si tratta più solo di gestire il fine vita degli imballaggi, ma di intervenire a monte, in fase di progettazione, introducendo criteri stringenti di sicurezza chimica, di riciclabilità e sostenibilità.
È quindi evidente come, oggi, il problema dei PFAS nei materiali a contatto con alimenti, rappresenti la principale sfida dei prossimi anni. Ci attendono cambiamenti profondi, ma anche uno stimolo a rafforzare la competitività.
Come ha concluso Cristina Lugli «la gestione dei PFAS sarà un elemento chiave per il futuro dell’industria del packaging e per la tutela della salute e dell’ambiente.»

Il 57° Congresso dell’Industria Cartaria si è tenuto presso i Magazzini del Cotone a Genova
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