Opere di 28 artisti, in mostra dal 10 gennaio al 15 febbraio 2015 negli spazi espositivi del Museo dei Brettii e degli Enotri a Cosenza, propone tra opere pittoriche, installazioni interessanti realizzazioni in cui carta e cartone sono i protagonisti.

La locandina della mostra "Mito sepolto"

La locandina della mostra “Mito sepolto”

Le opere che hanno interpretato la leggendaria storia di Alarico re dei Goti, in mostra a Cosenza per il progetto artistico “Mito sepolto” promosso dall’Associazione VertigoArte, riconducono alla leggenda del re visigoto sepolto insieme al suo cavallo e al mitico tesoro sottratto con il sacco di Roma dei 410 con cui ricordiamo questo primo re barbaro della storia di Roma.

Nasce il Medio evo

Una storia magistralmente raccontata da Luigi Paolo Finizio, curatore della mostra, nella sua introduzione al ricco catalogo stampato e pubblicato da Rubbettino (Soveria Mannelli, Cosenza). Alarico primo re della tribù dei Visigoti, è ricordato per il sacco di Roma del 410, eppure ebbe le insegne di magister militum per meriti militari verso Roma, tanto che il ‘sacco’ fu forse ispirato, se non attuato, dagli stessi romani. Del resto non era certo un’epoca tranquilla in quell’Impero decadente da anni in pieno disfacimento. 

Secondo la leggenda il re fu sepolto nella confluenza dei fiumi Busento e Crati a Cosenza come recita la poesia di August von PlatenCupi a notte canti suonano su’l Busento…” (La tomba del Busento, nella traduzione di Giosuè Carducci – ndr), dove era giunto con l’intento di andare a conquistare il nord Africa, come ricorda Sant’Agostino. La morte e sepoltura di Alarico segna, in pratica, l’inizio del Medio Evo. A questa storia l’oro è protagonista e motivo conduttore.

«L’oro marca con risalto la cadenza del segno di memoria nelle scorrenti, in senso fluviale e temporale, bande cromatiche dell’opera di Renata Boero e, ancora, con la sua aurea lucentezza, ricopre, nello spunto di araldiche armature, l’assemblaggio di cartone e ferro che Franco Flaccavento dedica ad Alarico. E ritorna nell’istallazione di Tarciso Pingitore che ne fa lo sfondo di un sudario eroico affidato al divenire memorabile degli uomini e, ancora, è l’opera di Tonino Pujia Veneziano che affida alla lucentezza dell’oro il risalto emblematico e celebrante del mito di Alarico» illustra Finizio nella descrizione delle opere a catalogo, dopo una approfondita e fruibile introduzione storica della figura di Alarico.
Ma citiamo ancora il curatore: «In fondo, è tra fantasia e conoscenza che si può riandare (e non solo) ai tempi medievali inaugurati da Alarico e farne una favola dell’arte. È già avvenuto, dalla letteratura al cinema sino a oggi: dalle arti visive al digitale. Di questo ininterrotto tramando di cultura e creazione c’è una scrittura-lettura-visione che ritorna consapevole per gli artisti delle opere qui in mostra

Giulio De Mitri -Historia Gothica - Bronzo cesellato e patinato, legno, smalto e corpi illuminanti di colore blu - 2014 cm 25x55x35 - Credito fotografico: Carmine La Fratta

Giulio De Mitri -Historia Gothica – Bronzo cesellato e patinato, legno, smalto e corpi illuminanti di colore blu – 2014
cm 25x55x35 – Credito fotografico: Carmine La Fratta

Così la intende Giulio De Mitri con il suo libro luminoso di bronzo in cui si raccoglie al presente l’idea leggendaria trasmessa da tempi lontani: «Historia Gothica” è il titolo del mio lavoro – spiega De Mitri. Ho pensato di attraversare la narrazione realizzando un grande libro in bronzo, unitamente a corpi illuminanti a luce diffusa di colore blu. Il libro, come sappiamo, è il simbolo della cultura e della saggezza, è trasmissione di saperi e custode di sapienzaL’arte, in questa occasione, scompagina il tutto e ripropone il mistero attraverso l’antico manoscritto (in bronzo) aperto nella metà e solcato da una lamina di luce blu che invita, come linfa vitale, a ripensare all’antico mistero.  E sullo stesso scopo di tramandare una leggenda si stende la “cronistoria” che

Carlo Fusca

Carlo Fusca – Il mito di Alarico – cronistori e Frammenti di carte dipinte – 2014 cm. 100×70

Carlo Fusca compone “con segni che legano e lacerano il racconto perduto e ritrovato di Alarico”.  Come sempre, i fatti e i luoghi del passato appartengono alla narrazione e per tanti aspetti solo l’arte li fa appartenere all’azione del futuro, li rilancia attraverso il tempo sul terreno immaginifico del fare e ricreare.

Pino Chimenti - Cartiglio immaginifico di una storia “avvolta ’’ - Tempera e acrilico su tavola - 2014 cm 50x70

Pino Chimenti – Cartiglio immaginifico di una storia “avvolta ’’ – Tempera e acrilico su tavola – 2014
cm 50×70

Così Pino Chimenti riformula la storia di Alarico in una sorta di puzzle-cartiglio che ne “srotola la narrazione”.«Un cartiglio si srotola e poi si può richiudere, velando ciò che svelava. La forma del campo dell’opera,infatti, si configura vagamente come un cartiglio asimmetrico: una specie di mappa frattale, avente come appendice alcuni piedi in diverse posizioni spaziali,che alludono alla marcia dei guerrieri di Alarico. Il cartiglio immaginifico si srotola ancora per farci vedere un guerriero a cavallo in lotta contro un nemico invisibile, che emerge da un fondo notturno in à plat assoluto, forse per alludere alla follia e alla vacuità della guerra…»
E Giuseppe Salvatori ne sigilla con forte astrazione il racconto in un varco di carta bruciata, nel suo alone combusto: «Ogni dolore, come carta che brucia, disegna la traccia di una perdita: l’orlo combusto di un vissuto generazionale.»

Carmine_Calvanese

Carmine Calvanese – ’’Chi trova un amico…’’ Pvc stampato e modellato a caldo + cemento – 2014 cm. 180x120x240

Infine Carmine Calvanese nella sua divertita scultura in carta «Alarico è svuotato dalla storia (il passato nell’opera è scritto in superficie, sulla pelle, ridotto a cartoccio), l’opulenza è trainata dietro: sono i beni materiali sottratti a una Roma corrotta, che rimangono alle spalle, sono destinati a essere seppelliti per sempre. Proiettato in avanti a braccia aperte con atteggiamento amorevole e con il calice colmo di vino, vuole comunicare tutt’altra ricchezza: il sorriso, la felicità, l’apertura al mondo, l’empatia di cui abbiamo bisogno per con-vivere. Sul suo petto, all’altezza del cuore è scritta una nuova mappa che il genere umano conosce e dimentica di percorrere: “trova il tesoro chi…”»