Sempre attento a cosa accade nel mondo, Vittorio E. Malvezzi, ci informa sul Rapporto OCSE Education at a Glance 2025 – OECD INDICATORS.
Il Rapporto annuale OCSE “Education at a Glance 2025: OECD Indicators” con Focus sull’Italia, pubblicato dall’OCSE il 9 settembre 2025, analizza in 584 pagine lo stato dell’istruzione in 38 paesi OCSE e diverse economie partner.
Fornisce oltre 100 grafici e tabelle su struttura, finanziamento, performance e impatti dei sistemi educativi, con un focus speciale sull’istruzione terziaria (universitaria e post-secondaria). Esamina inoltre l’output delle istituzioni educative, accesso e partecipazione, investimenti finanziari, ruoli degli insegnanti e competenze degli adulti, basandosi su dati aggiornati al 2024 e indagini come PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies).
Il rapporto evidenzia trend globali come l’aumento dell‘attainment terziario (media OCSE: 42% per 25-64enni), ma anche disparità in equity e competenze.
Di seguito, un riassunto strutturato, con enfasi sui dati italiani, confrontati con la media OCSE. I dati italiani emergono come critici in termini di laureati, competenze e investimenti, ma positivi nella riduzione della dispersione scolastica.
Output delle Istituzioni Educative e Impatto sull’Apprendimento
Questa sezione valuta i risultati formativi e i loro effetti sul mercato del lavoro e sulla società. A livello globale, l’istruzione terziaria genera benefici elevati: i laureati hanno tassi di occupazione del 85% (vs. 70% per i diplomati) e guadagni superiori del 50-70%.
Il focus 2025 è sull’istruzione superiore, con analisi su tassi di completamento (media OCSE: 70% per triennali), outcomes per campo di studio (STEM e business prevalenti, 23% ciascuno) e competenze degli adulti laureati.
Si nota però un divario di genere: le donne superano gli uomini in attainment (48% vs. 37%), ma guadagnano il 17% in meno.
Dati chiave per l’Italia
L’Italia è fanalino di coda per attainment terziario, con solo il 22% dei 25-64enni laureati (media OCSE: 42%), ultima insieme al Messico. Tra i 25-34enni, sale al 32% (38% donne vs. 25% uomini), ma resta sotto la media OCSE del 48%, con un aumento dal 28% del 2019. Solo 1 giovane su 3 completa la laurea triennale (media OCSE: 50%), e il 36% dei laureati sceglie ambiti umanistici/sociali (media OCSE: 22%), contro il 20% in STEM (media: 23%). I laureati italiani guadagnano solo il 33% in più dei diplomati (media OCSE: 50%), con un divario di genere estremo: le laureate guadagnano il 58% dei salari maschili (peggiore in OCSE, media: 83%).
Basso livello di alfabetizzazione
Tra gli adulti, il 37% ha basso livello di alfabetizzazione (livello 1 PIAAC: capisce solo testi brevi e semplici; media OCSE: 27%), e 1 su 6 laureati è in questa categoria (media: 16%). Positivo: il tasso di NEET (giovani non studiare/lavorare) è sceso al 21% (media: 15%), e l’Italia è leader nella lotta ai NEET grazie a programmi come Agenda Sud.
Accesso, Partecipazione e Progressione nell’Istruzione
La Parte B del Rapporto analizza l’inclusione educativa, con enfasi su transizioni scuola-lavoro, dispersione e percorsi formativi. Globalmente, la quota di giovani senza secondaria superiore è scesa al 13% (dal 18% nel 2015), e la partecipazione all’istruzione iniziale (0-5 anni) è al 90%. L’istruzione professionale (VET) copre il 23% dei 15-19enni, ma varia per paese. Si evidenzia l’impatto socio-economico: i figli di genitori poco istruiti hanno 3 volte meno probabilità di laurearsi.
Dati chiave per l’Italia
Progressi nella secondaria: il 19% dei 25-34enni manca il diploma superiore (media OCSE: 13%), in calo dal 24% del 2019, ma ancora alto al Sud. La dispersione scolastica è al 9,8% nel 2024 (sotto il target PNRR del 10,2%, e stimata all’8,3% nel 2025), raggiungendo con 5 anni di anticipo l’obiettivo UE del 9% per 2030 – un successo attribuito a strategie come orientamento personalizzato e progetti extracurriculari (sport, arte). L’Italia eccelle nel VET: il 40% dei 15-19enni è iscritto (media OCSE: 23%), ma il completamento è basso (20% senza diploma secondario). Transizioni: solo il 20% prende un “gap year” prima dell’università (media: 44%), e il 55% delle matricole è femminile (media: 56%).
Tuttavia, l’equity è debole: solo il 10% dei figli di genitori con licenza media arriva alla laurea (media OCSE: 20%), e il 37% non completa la secondaria. Le competenze digitali e linguistiche sono sotto media, con il 37% degli adulti incapace di testi complessi (6 su 10 senza diploma superiore).
Risorse Finanziarie, Insegnanti e Organizzazione Scolastica
La parte finanziaria esamina investimenti (media OCSE: 4,7% PIL per istruzione primaria-terziaria), con enfasi su efficienza e equity. Globalmente, la spesa per studente è ~12.000 USD, con il 80% pubblico; gli insegnanti guadagnano l’83% dei laureati medi. La sezione su insegnanti analizza carriere, formazione e retention, notando un aumento salariale reale del 14,6% dal 2015. **Dati chiave per l’Italia**: Investimenti bassi: 3,9% PIL totale (media: 4,7%), con università e ricerca all’1% PIL (0,6% pubblico; media: 1,4%). Spesa per studente: 12.493 USD (da 11.731 nel 2015), ma università costa 8.992 USD (vs. 12.666 USD per scuola secondaria; media OCSE: 15.102 USD per secondaria). Quota bilancio pubblico: 6,7% (dal 7,1%; media: 10,1%).
Insegnanti: stipendi primari -33% vs. laureati (media: -17%), diminuiti del 4,4% reale dal 2015 (media: +14,6%) – fanalino di coda OCSE. Ore settimanali: 38 per primarie (media: 37). Organizzazione: classi numerose (media 21 alunni; Italia 19), ma retention bassa per salari.
Positivo: spesa per ECEC (0-5 anni) in linea con media, e Italia non applica tasse extra per studenti stranieri in master pubblici. Il rapporto raccomanda per l’Italia aumentare investimenti terziari e salari per attrarre talenti. In sintesi, l’Italia mostra ritardi strutturali in attainment e competenze, aggravati da investimenti insufficienti, ma eccelle nella riduzione della dispersione e nel VET.
Il rapporto suggerisce politiche per ‘boostare’ lauree STEM, equity socio-familiare e salari insegnanti per allinearsi alla media OCSE.
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