Il caro energia e il costo della CO₂ mettono sotto pressione le cartiere italiane. E il problema non riguarda soltanto chi produce carta.

L’allarme arriva ancora una volta dal mondo della carta. Un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore il 16 settembre scorso torna sulla difficile situazione delle cartiere italiane, alle prese con costi energetici e ambientali, che rischiano di rendere sempre più difficile competere sui mercati internazionali.

Il rischio evocato è quello di fermi produttivi, con una conseguenza che va ben oltre i cancelli delle cartiere: se la produzione nazionale rallenta, anche la filiera della carta da macero e del riciclo rischia di dover trovare sbocchi all’estero.

L’allarme di Assocarta

È un allarme che Assocarta rilancia da tempo e che ora torna a concentrarsi anche sul costo della CO₂. Lo scorso 10 settembre la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha adottato una bozza di risoluzione sull’invalidazione delle quote nella Riserva Stabilizzatrice del Mercato (MSR) dell’ETS europeo.

Secondo Assocarta, il meccanismo adottato per dare maggiore stabilità e prevedibilità al mercato della CO₂ non avrebbe raggiunto l’obiettivo atteso, finendo invece per aumentare il costo delle emissioni per gli operatori europei rispetto a concorrenti di altre aree del mondo. L’associazione parla di aumenti che, in determinate condizioni, possono arrivare fino al 300%.

Il direttore generale di Assocarta, Massimo Medugno, contesta in particolare una regolazione che, a suo giudizio, continua a sottrarre quote al mercato senza tenere sufficientemente conto della reale disponibilità, per le imprese energy-intensive, di tecnologie ed energie rinnovabili con cui ridurre le emissioni.

La richiesta dell’industria cartaria è quindi una trasformazione radicale della MSR, affinché diventi uno strumento capace di intervenire sui costi della CO₂ quando le imprese europee non sono in grado di competere sul mercato globale.

Il problema non si ferma alla cartiera

È questo il punto sul quale vale la pena soffermarsi.

Da mesi, e ormai da anni, sulle pagine di MetaPrintArt riportiamo gli allarmi del settore. Il rischio è che la successione degli appelli finisca per trasformarli in una sorta di rumore di fondo, mentre le difficoltà industriali continuano ad accumularsi.

Ma la carta non è un prodotto isolato.

Se produrla in Europa diventa progressivamente più difficile o più costoso, le conseguenze si trasmettono lungo tutta la filiera. Dalla raccolta della carta da macero al riciclo, dalle cartiere all’industria grafica, dalla stampa alla cartotecnica e al packaging.
E poi ancora: alle aziende che utilizzano gli stampati e gli imballaggi, alla distribuzione e, alla fine, al consumatore.

Anche la comunicazione stampata, dunque, potrebbe trovarsi a fare i conti con una disponibilità di materia prima più costosa o maggiormente dipendente dai mercati esteri.

Lo stesso vale per il packaging cellulosico, oggi al centro di molte strategie di sostenibilità proprio per le sue caratteristiche di riciclabilità e per la possibilità di inserirlo in una filiera circolare consolidata.
Ed è qui che emerge un paradosso industriale ed europeo: mentre si chiede alle imprese di aumentare il ricorso a materiali riciclabili e di sviluppare un’economia sempre più circolare, si rischia di indebolire la capacità produttiva europea necessaria a sostenere quella stessa economia circolare.

Non soltanto una questione di costi

Il tema, quindi, non riguarda soltanto il prezzo della carta.
Riguarda la tenuta di una filiera industriale. Perdere capacità produttiva significa anche aumentare la dipendenza dall’estero, spostando altrove produzioni e relative emissioni senza necessariamente ridurre il consumo europeo.

È proprio questo il rischio che Assocarta sintetizza, sostenendo che non sia trasferendo le produzioni fuori dall’Europa che si combatte il cambiamento climatico [e lo stesso potremmo dire per le auto elettriche – ndr].

La questione posta dalle cartiere è dunque più ampia della richiesta di contenere una voce di costo. È la ricerca di un equilibrio tra decarbonizzazione, competitività industriale e disponibilità di tecnologie che consentano realmente alle imprese di ridurre le emissioni.

In sintesi

Mentre gli appelli continuano, la domanda è: quanto ancora possono essere ignorati prima che il problema non sia più soltanto delle cartiere, ma diventi un problema di tutta la filiera della carta e, a valle, di chi quella carta la trasforma, la utilizza e la porta fino al consumatore?