A Labelexpo abbiamo raccolto il parere di alcuni espositori italiani, di cui riportiamo i pareri. Le nostre impressioni sono riportate nell’editoriale del direttore.

Roberto MercatiCome riassumi in una sola frase questo Labelexpo che si è presentato con due novità: Barcellona invece di Bruxelles e l’estensione al packaging con il cambio del nome da Labelexpo a Loupe?

Andrea Belloli ‒ Asahi Phototechnik: Il passaggio a Barcellona è stato positivo per la città in sé per le possibilità che offre nel post fiera; c’è stata una grande affluenza, anche se meno dal nord Europa.  Negativo l’aspetto organizzativo, sia per il mancato funzionamento dei condizionatori che ci ha danneggiati, sia per le difficoltà agli ingressi i primi giorni. Per l’estensione al packaging la vedo positivamente perché sempre di più i produttori di macchine da stampa stanno allargando la banda da stretta a media e i cliché Asahi con i polimeri ad acqua sono sempre i benvenuti. In definitiva, il Labelexpo, che diventa Loupe, non è più solo la fiera delle etichette ma, secondo me, giustamente allargata ad altre nicchie di mercato.

Enrica Lodi – Cartes srl: È ininfluente il luogo così come non importa l’estensione al packaging perché ciò che conta sono i risultati: fino a quando questa fiera porterà questo gran numero di contatti ‒ per noi 1000 e 15 macchine vendute ‒ per noi va bene, siamo molto contenti. Un miglioramento da Bruxelles a Barcellona c’è stato perché è una superficie espositiva più nuova e più moderna… a parte l’aria condizionata che non funzionava.

Cosa ne pensi?

Federico Risolo ‒ Etimac: Ho notato un incremento di visite rispetto a Bruxelles, e devo dire che non me lo aspettavo. Ero ospite nello stand Decosystem, che ringrazio, e ho visto molto più interesse verso le macchine digitali piuttosto che le macchine tradizionali. Spostare la fiera nel sud Europa è una strategia per avere più gente dal sud Europa e abbiamo avuto risultati migliori rispetto alla precedente edizione. L’estensione al packaging penso che sia proprio una strategia per attirare più visitatori, ma a mio parere va bene si amplia la gamma.
Pensavo che Barcellona fosse meno costosa di Bruxelles invece purtroppo non è così. Per i contatti ne abbiamo avuti circa 200 e abbiamo venduto sei macchine in fiera. Vedi qui la novità di ETIMAC.

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Enrico Righetti ‒ CERM: Si può migliorare l’organizzazione della fiera siamo morti dal caldo il primo e secondo giorno mentre il primo giorno i visitatori sono stati 2 ore fuori ad aspettare per poter entrare.
Per noi la fiera è stata interessante e abbiamo ricevuto più di 400 visite. Labelexpo in sé doveva fare un cambio e vedo favorevolmente l’estensione al packaging perché etichette e imballaggi di piccole dimensioni sono due mondi che si stanno unendo: che tu fai un’etichetta o una scatola è sempre packaging. Per il cambio del nome non conosco i veri motivi, ma invece di chiamarlo Loupe io avrei suggerito LabelCartonExpo: io sono più per la sostanza che per la forma.

Cosa ne pensi?

Luca Riva ‒ Erre.Gi.Elle: Il cambio di città può essere positivo come ambiente, ma è stato negativo per l’organizzazione. Per l’allargamento al packaging ritengo che si perda un po’ il focus della fiera e la vedo negativamente, anche se capisco il punto di vista degli organizzatori, ma il rischio è che Labelexpo diventi più dispersiva. Dalla prossima edizione in Europa vedremo come cambierà.
Una cosa positiva di Bruxelles è c’è un centro dove ci si ritrovava tutti e dopo una giornata di fiera è giusto anche staccare, mentre a Barcellona non ho visto in giro nessuno dei visitatori della fiera.

Cosa ne pensi?

Stefano Rogora ‒ Inx International Inks: Barcellona è un cambio positivo ma non necessario, purtroppo l’organizzazione si doveva aspettare in questo periodo temperature intorno ai 30 gradi e il caldo ha indisposto sicuramente i visitatori nella lunga attesa per ritirare il biglietto di ingresso. Quanto all’estensione al packaging la vedo in maniera super positiva e va nella nostra direzione, i nostri clienti che stampano etichette stanno già stampano packaging flessibile, e la fiera non ha fatto altro che seguire il mercato. Guardiamo il mercato italiano che è formato in gran parte da aziende medio piccole che hanno due o tre macchine e che devono acquistare una macchina: sicuramente vanno su un formato più grande che gli consente di affrontare oltre al mercato delle etichette ma anche quello del packaging.enuto Va Qui

Cosa ne pensi?

Massimiliano Lombardi ‒ Decosystem: Per l’organizzazione ho rimpianto Bruxelles per la mancanza dell’aria condizionata e le code all’ingresso dei visitatori.
Barcellona è meglio di Bruxelles dal punto di vista dell’accoglienza, e mi sarei aspettato molto di più e molto meglio. Come tipologia di clienti che hanno visitato il mio stand sono stati solo gli etichettifici nessuno del settore packaging, forse perché il mio prodotto è molto specifico per il settore etichette. In generale sono stato molto contento dell’afflusso della competenza delle persone e tra qualche mese potrò dire anche se è stato un successo dal punto di vista commerciale. Noi abbiamo avuto molti clienti francesi e sudamericani pochissimi dall’est e dalla Cina. Per il cambio nome la fiera avrà le sue ragioni ma per me è un controsenso, io sono contrario, vedo che le fiere più allargate sono quelle che portano meno risultati. Giusto il format di tre quattro giorni però se ampliano i settori devono anche aumentare i giorni fiera anche fino a 7 giorni e sono ingestibili.decosystem

Nicola Lombardi – Lombardi Converting Machinery: A livello di città molto meglio Barcellona perché è più frizzante e ha invogliato i visitatori, ha creato una migliore predisposizione. Ho visto una fiera più simile al 2019 che al 2023. Sull’estensione al packaging era inevitabile anche perché nella edizione del 2023 la fiera promuoveva dei pacchetti pubblicitari che con il verde evidenziavano dove trovare il flexible packaging in fiera. Rebranding discutibile a me il nome non piace, ma con il tempo le cose si digeriscono. Approvo lo spostamento generalista.

Marco Calcagni ‒ Omet : Sicuramente la location è molto bella sotto tanti aspetti però c’è stato il disastro dei primi due giorni nel padiglione 3 della mancanza dell’aria condizionata. Questo ha compromesso delle dimostrazioni perché le macchine potevano subire dei danni, le persone non erano nelle condizioni di seguire e alcuni hanno dovuto abbandonare la fiera. L’ampliamento ad altri settori non è negativo anche se non bisogna esagerare altrimenti si andrebbe a snaturare l’obiettivo della fiera che è sempre stato quello delle etichette. Ci sono già altre fiere che abbracciano il settore della stampa come la drupa e Print4All che abbracciano molti settori. Per quanto riguarda il nuovo nome Loupe vuol dire snaturare completamente la fiera ed è una scelta molto rischiosa. L’affluenza a Labelexpo è andata bene con molti contatti e con la vendita di parecchie macchine.omet Kflex 6

Andrea Parietti ‒ Service4printer: Labelexpo rimane l’unica fiera viva più di drupa in un settore che ancora funziona perché l’etichetta sta andando bene, e ha avuto una ulteriore spinta con il digitale. Sotto il profilo organizzativo caldo per la mancanza dei condizionatori e coda per la registrazione a inizio giornata, ma smaltita abbastanza velocemente. Barcellona ha un richiamo più importante e tante persone sono venute proprio perché era a Barcellona considerando che è anche meno cara di Bruxelles e dove non mancano i collegamenti quindi ha rilanciato una fiera già di per sé importante. Per me la fiera deve rimanere legata al mondo dell’etichetta.

Alberto Maiano ‒ UV RAY: Da un punto di vista organizzativo la fiera è stata disastrosa, non erano attrezzati per avere una fiera industriale in periodo che in Spagna è estivo. Barcellona come città sicuramente più attraente di Bruxelles. È giusto che la fiera sia stata allargata al packaging perché il mercato va in quella direzione. Il mercato va verso il digitale e l’imballaggio mentre il core business delle etichette resta sempre prevalente. Infatti i costruttori di macchine per etichette aumentano la luce di stampa per orientarsi verso un packaging di piccolo e medio formato. Da un punto di vista attrattivo ho visto più visitatori che a Bruxelles.

Fabrizio Decio ‒ Wink South Europe: L’estensione al packaging non mi piace, però capisco il business:in pratica vogliono fare una fiera al nord (drupa) una fiera al sud quindi faranno arrivare anche la stampa a foglio e il packaging è fatto anche di quello. La mia opinione è la volontà di cannibalizzare un po’ la drupa e che ci sia confusione non mi piace, preferivo una fiera specifica, verticale, nel mondo delle etichette. A Barcellona gli organizzatori devono farsi ancora le ossa, ma ce la faranno, ed è molto interessante: io per esempio, ho avuto +40% di visitatori perché era nel sud Europa. In merito all’annunciato cambio del nome della fiera in Loupe avrei preferito che rimanesse il nome Labelexpo perché era più identificativo del mercato etichette.

Labelexpo 2025

Carmelo Roberto ‒ T&K: Barcellona una buona novità anche per rinfrescare un brand troppo legato a Bruxelles e anche perché è una città con un’atmosfera più gioviale e con un bel clima.
Sicuramente ha dato spazio a clienti provenienti da Italia, Francia e Spagna mentre non è venuta una bella fetta di clientela tedesca che hanno lamentato che in Spagna gli veniva più scomodo rispetto a Bruxelles.
Siamo quindi molto contenti anche per l’affluenza: per darti un dato, Dantex ha avuto 800 visitatori e ha venduto 6 macchine naturalmente in un’ottica mondo. Quanto all’estensione al packaging ha un senso perché l’etichetta fa parte del packaging e l’accolgo con piacere, ma non la farei fra due anni. Sicuramente toglierà un po’ di visitatori a Luxepack che viene subito dopo Labelexpo.

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