Al convegno di Roma i riflettori si accendono sulle tecnologie criogeniche: l’innovazione invisibile che garantisce la shelf life dei prodotti e pulisce l’aria degli stabilimenti.
Un intervento tecnico ma fortemente strategico. Al convegno Giflex 2026 di Roma, Anna Marigo, Business Development Manager di Gruppo Sapio, ha tracciato il legame indissolubile tra gas tecnici, transizione energetica e packaging alimentare, definendo l’azienda come un partner cruciale per la decarbonizzazione della filiera del converting.
Il gruppo centenario (circa 3.000 dipendenti e investimenti per 96 milioni di euro) opera da sempre sul doppio binario industriale e sanitario – comparto, quest’ultimo, che l’ha visto in prima linea nella fornitura di ossigeno medicale durante l’emergenza Covid-19.
Dalla distillazione dell’aria alla shelf life del cibo
Il cuore operativo di Sapio si basa sul raffreddamento e sulla distillazione criogenica dell’aria per separare ossigeno, azoto, idrogeno e CO2. Per la platea del Giflex, questo processo si traduce in una tecnologia quotidiana e fondamentale: l’atmosfera protettiva (MAP).
“Dentro le confezioni di affettati e prodotti freschi ci sono miscele di gas che derivano direttamente dall’aria che respiriamo, separate e ricomposte — ha spiegato Anna Marigo —. Siamo abilitatori invisibili ma essenziali della sicurezza alimentare e della riduzione degli sprechi.”
Idrogeno verde e cattura delle emissioni: la svolta per il PPWR
Con le scadenze del regolamento europeo PPWR e i limiti sempre più stringenti sui Composti Organici Volatili (COV), Sapio si propone come partner tecnologico per la sostenibilità di stabilimento attraverso due direttrici:
- Idrogeno pulito: Il gruppo sta evolvendo la propria produzione (oggi basata sullo steam reforming del metano con cattura della CO2 verso l’elettrolisi dell’acqua alimentata da fonti rinnovabili.
- Criogenia contro gli inquinanti: L’utilizzo dell’azoto liquido a – 190° C permette di condensare e abbattere le emissioni industriali nei processi di stampa e accoppiamento, rigenerando al contempo i filtri aziendali.
L’identikit emerso dalla relazione di Anna Marigo al convegno romano è quello di una chimica “silenziosa” ma pervasiva. I gas tecnici non si vedono nel packaging finale, ma governano la qualità del prodotto, l’efficienza dei laboratori e la conformità ambientale delle fabbriche che quel packaging lo producono.
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