Le “Infinite Combinazioni” di Graphic Masters, raccontano come una tipografia, fra tradizione e innovazione, possa diventare un partner strategico per i brand.

In un mercato in cui editoria di qualità e packaging premium richiedono competenze sempre più specialistiche, la capacità di anticipare le esigenze dei clienti è diventata un fattore decisivo. Graphic Masters ha costruito la propria crescita proprio su questa visione, affiancando alla tradizione tipografica una costante ricerca tecnica e progettuale.
Il claim dell’azienda – «Esistono infinite combinazioni possibili nella scala cromatica, ma una sola stampa per eccellenza» – sintetizza efficacemente una filosofia che unisce precisione, cultura del prodotto e attenzione ai dettagli, sia nella stampa editoriale sia nel packaging di lusso.
Da oltre trent’anni Graphic Masters investe in innovazione, sostenibilità e sperimentazione, realizzando progetti che vanno ben oltre il concetto di semplice qualità di stampa.
Ne abbiamo parlato con Giuseppe Cellini ed Enzo Guazzarini.

MetaPrintArt ‒ “Infinite Combinazioni” è più di uno slogan: è quasi una dichiarazione di poetica della stampa. Come nasce questa definizione e quanto rappresenta ancora oggi l’identità di Graphic Masters?

Graphic Masters ‒ Nasce dalla consapevolezza che la stampa non è mera esecuzione meccanica, ma una scienza esatta unita all’arte. Milioni di pixel o di sfumature di colore possono combinarsi in modi infiniti, ma l’eccellenza – quella che emoziona l’occhio e il tatto – è una sola. Oggi questo slogan rappresenta la nostra bussola: in un mondo digitale saturo di immagini virtuali, la nostra mission è trovare quell’unica combinazione fisica, cromatica e materica che rende perfetto un prodotto stampato.

MetaPrintArt ‒ Dal 1990 operate nel settore tipolitografico e cartotecnico. Quali sono stati i momenti che considerate decisivi nella crescita dell’azienda?

Graphic Masters ‒ Il primo momento decisivo è stato il passaggio negli anni ’90 dalla pura stampa commerciale all’editoria d’arte, che ha forzato il nostro standard qualitativo verso l’alto. Il secondo è stato, nei primi anni 2000, l’ingresso strategico nella cartotecnica e nel packaging. Una scelta nata dall’intuizione che la “scatola” sarebbe diventata il primo veicolo di comunicazione del brand. Per venire a tempi recenti, abbiamo deciso di investire soprattutto in automazione e sostenibilità. Una scelta che ci ha permesso di industrializzare la nostra tradizionale qualità artigianale, senza perderne l’anima e la cura del dettaglio.

MetaPrintArt ‒ Nella vostra sala riunioni convivono libri d’arte, riproduzioni anastatiche, packaging e prodotti commerciali. Qual è il filo comune che lega lavori così diversi?

Graphic Masters ‒ Il filo comune, come dicevamo prima, è la nostra ossessione per il dettaglio insieme al rispetto per il materiale utilizzato. Che si tratti di replicare la pergamena di un codice miniato del Quattrocento o di progettare lo scatto di chiusura di un astuccio cosmetico, l’approccio non cambia: studiamo la fisica dei materiali, la resa dell’inchiostro e il miglior design per creare un’esperienza sensoriale coerente e impeccabile.

MetaPrintArt ‒ In un mercato che spesso punta sulla velocità e sulla riduzione dei costi, voi continuate a parlare di “vocazione”, “alchimia”, “ricerca della perfezione”. È ancora possibile fare cultura della stampa?

Graphic Masters ‒ Sì, ed è l’unico modo per non standardizzarsi. Competere solo sul prezzo è una corsa al ribasso che distrugge il valore, come fai notare nel tuo ultimo editoriale. Per noi fare “cultura della stampa” significa educare il cliente a capire perché una determinata carta, una nobilitazione o una sfumatura cromatica valorizzano il suo prodotto. La velocità è un requisito tecnico; la qualità e quella che chiamiamo “alchimia” sono i punti fermi che trasformano uno stampato in un oggetto da conservare.

MetaPrintArt ‒ Enzo Guazzarini, le vostre edizioni d’arte e le riproduzioni di volumi storici colpiscono per fedeltà cromatica e cura dei dettagli. Quanto conta oggi la competenza tecnica dell’occhio umano rispetto all’automazione? E quali sono le sfide più difficili nella stampa di libri d’arte e facsimili anastatici?

Enzo Guazzarini ‒ L’automazione e i densitometri moderni offrono una precisione straordinaria, ma lo stampatore d’arte è come un direttore d’orchestra: gli strumenti sono digitali, ma l’orecchio – nel nostro caso l’occhio umano – fa la differenza. La macchina legge i dati, ma solo l’“occhio del tipografo” percepisce l’emozione, la profondità del nero, il calore della carta antica. La sfida più difficile nei facsimili anastatici è l’inganno visivo: restituire la tridimensionalità del tempo, le patine e le imperfezioni dell’originale su un supporto moderno. Noi affrontiamo tutto questo ogni giorno con l’esperienza e la professionalità che ci contraddistinguono.

MetaPrintArt ‒ C’è un lavoro editoriale realizzato da Graphic Masters che considerate particolarmente rappresentativo della vostra filosofia produttiva? La stampa editoriale di qualità ha ancora spazio nell’era digitale?

Giuseppe Cellini ‒ Più che un singolo titolo, sono le riproduzioni di volumi antichi a rappresentare la nostra filosofia. Ogni facsimile richiede competenze tecniche, sensibilità culturale e capacità di interpretare materiali e colori originali. Quanto alla stampa editoriale di qualità, il digitale ha cambiato le abitudini di lettura, ma ha anche valorizzato il libro come oggetto. Oggi vediamo crescere la richiesta di edizioni curate, volumi illustrati e pubblicazioni destinate a un pubblico che cerca qualità e valore nel tempo.

MetaPrintArt ‒ Nel settore cartotecnico voi parlate spesso di “smart pack”. Come sono cambiate le richieste dei clienti negli ultimi anni?

Giuseppe Cellini ‒ Oggi il packaging deve fare molto più che proteggere un prodotto. Deve raccontare il brand, essere sostenibile, distinguersi sugli scaffali e offrire un’esperienza memorabile. Le richieste si stanno orientando verso soluzioni monomateriale, maggiore riciclabilità, personalizzazione e integrazione con strumenti digitali. Per questo lavoriamo sempre più a monte del processo, affiancando il cliente nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni capaci di rispondere alle esigenze di oggi e a quelle che emergeranno nei prossimi anni.

MetaPrintArt ‒ Quali comparti vedete più dinamici: alimentare, cosmetica, farmaceutico, retail? Molti dei vostri campioni mostrano lavorazioni creative e finiture particolari. Quanto conta oggi la personalizzazione nelle piccole e medie tirature?

Giuseppe Cellini ‒ Cosmetica e luxury food sono oggi i comparti più dinamici e aperti all’innovazione. Cresce inoltre la richiesta di personalizzazione, anche su tirature contenute, grazie alle tecnologie ibride che consentono ai brand di sperimentare nuove proposte, testare il mercato e realizzare edizioni limitate mantenendo elevati standard qualitativi.

Innovazione e sperimentazione

MetaPrintArt ‒ Siete stati tra i primi a sperimentare la vernice antibatterica e antifungina HappyTouch. Come nasce e quali risultati ha dato questa scelta?

Graphic Masters ‒ HappyTouch nasce da una visione pionieristica legata alla sicurezza e all’igiene, accelerata dalle esigenze del mercato post-pandemia, specialmente nel packaging alimentare, farmaceutico e scolastico. Volevamo che il contatto con la carta e cartone fosse non solo piacevole (da cui il nome), ma intrinsecamente sicuro. I risultati ci hanno dato ragione: ha aperto mercati protetti dove la contaminazione è un rischio critico, dimostrando che l’innovazione si fa anticipando i bisogni, non subendoli.

MetaPrintArt ‒ Oggi innovare significa soprattutto automazione oppure esiste ancora spazio per la ricerca “artigianale” e sperimentale? Su quali tecnologie state concentrando maggiormente l’attenzione: sostenibilità, controllo qualità, stampa ibrida, nobilitazioni, AI, gestione dati?

Graphic Masters ‒ L’innovazione oggi è l’unione di questi due mondi, automazione e ricerca “artigianale”.

L’automazione e l’intelligenza artificiale sono indispensabili per il controllo qualità predittivo e l’efficienza dei flussi di lavoro. Tuttavia, la ricerca “artigianale” è quella che si fa nel nostro reparto prototipi, mescolando vernici, testando nuove nobilitazioni, supporti sostenibili e design innovativo. Attualmente la nostra attenzione si concentra sulla stampa ibrida e sulla tracciabilità/gestione dati del packaging (smart packaging con codici univoci), mantenendo la sostenibilità ambientale come precondizione di ogni progetto.

MetaPrintArt ‒ Il comparto grafico e cartotecnico ha affrontato aumenti importanti nei costi energetici e delle materie prime. Come avete vissuto questa fase? Quali sono oggi le principali difficoltà per un’azienda di stampa italiana?

Graphic Masters ‒ È stata una tempesta perfetta, che ha messo a dura prova i margini di tutto il settore. Noi l’abbiamo affrontata ottimizzando i flussi produttivi per ridurre al minimo gli sprechi di avviamento e stringendo partnership trasparenti con fornitori e clienti. Oggi la difficoltà principale per un’azienda italiana è la stabilità dei mercati combinata con la burocrazia: serve flessibilità estrema per assorbire le oscillazioni dei costi senza scaricarle sulla qualità del prodotto finale.

MetaPrintArt ‒ Molti parlano di Industria 5.0, ma gli incentivi procedono a rilento. Le aziende sono comunque pronte a investire? Dove vedete le maggiori opportunità di crescita nei prossimi anni?

Graphic Masters ‒ Le aziende che vogliono restare competitive devono continuare a investire, indipendentemente dai tempi della politica. Guardando ai prossimi anni, vediamo grandi opportunità nella sostituzione della plastica con soluzioni cartotecniche evolute, nello smart packaging e nella crescente integrazione tra supporto fisico e contenuti digitali. I clienti chiedono sempre più packaging sostenibili, tracciabili, personalizzati e capaci di creare un dialogo diretto con il consumatore: è in questa direzione che stiamo concentrando ricerca e investimenti.

MetaPrintArt ‒ La sostenibilità è ormai un requisito imprescindibile: quanto conta oggi nelle trattative commerciali?

Giuseppe Cellini ‒ È diventata il biglietto da visita d’ingresso. Non è più un “plus” commerciale, ma un pre-requisito. I grandi brand esigono certificazioni di filiera (FSC in primis) e bilanci di sostenibilità. Chi non è in grado di dimostrare l’impatto ambientale ridotto del proprio ciclo produttivo è tagliato fuori dalle trattative che contano.

Formazione, giovani e cultura tecnica

MetaPrintArt ‒ Sappiamo che le aziende grafiche fanno fatica a trovare giovani specializzati e voi sostenete e sponsorizzate pubblicazioni tecniche dedicate al packaging e alla cartotecnica. Quanto è importante oggi creare un ponte tra scuola tecnica e impresa?

Graphic Masters ‒ È vitale per la sopravvivenza del nostro saper fare. Spesso c’è uno scollamento tra i programmi scolastici e le tecnologie reali presenti in azienda. Sponsorizzare cultura tecnica significa dire ai giovani che la tipografia e la cartotecnica non sono mestieri vecchi, ma professioni ad altissima tecnologia che richiedono competenze informatiche, chimiche, di design e di ingegneria dei materiali. Il ponte con le scuole serve a ridare fascino e dignità industriale al nostro settore.

MetaPrintArt ‒ Vorrei concludere con questa domanda: dopo tanti anni di attività, c’è una tecnologia o un cambiamento che immaginate possa rivoluzionare il settore nei prossimi dieci anni? Cosa vi entusiasma ancora quando vedete uscire un prodotto dalla macchina da stampa?

Graphic Masters ‒ Guardiamo con grande attenzione all’elettronica stampata e ai biosensori integrati nel packaging, tecnologie che sono destinate a trasformare il rapporto tra prodotto, confezione e consumatore. Ma ciò che continua a entusiasmarci è vedere un progetto prendere forma: quando un’idea diventa un oggetto concreto, capace di comunicare valore e qualità, la stampa mantiene intatta tutta la sua forza.

MetaPrintArt ‒ E infine: esistono davvero “infinite combinazioni”… oppure c’è ancora una stampa perfetta da inseguire?

Graphic Masters ‒ Le infinite combinazioni esistono proprio perché la stampa perfetta non è un punto di arrivo statico, ma un traguardo che si sposta in avanti ogni giorno. C’è sempre una nuova carta da sfidare, un colore più profondo da calibrare, una piega più complessa da realizzare. Ed è proprio la ricerca di quella perfezione sfuggente che ci fa amare questo lavoro da oltre trent’anni.

Ringraziamo Giuseppe Cellini ed Enzo Guazzarini per aver condiviso la loro visione di un settore che continua a evolvere tra tradizione e innovazione. Dalle loro parole emerge un elemento sempre più decisivo: la capacità di anticipare le esigenze dell’editoria di qualità e del packaging premium. Una sfida che Graphic Masters affronta da oltre trent’anni, confermando il valore della migliore tradizione tipografica umbra.

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