ENIP-GCT è un’istituzione da anni molto attiva nella promozione degli Istituti Tecnici Grafici e Cartotecnici. Ne analizziamo le prospettive con il presidente.

MetaPrintArt ‒ Qual è oggi il bilancio di questo impegno? Quali risultati concreti avete visto negli ultimi anni in termini di iscrizioni, qualità della formazione e inserimento nel lavoro?

Marco Spada ‒ Negli ultimi anni il bilancio è complessivamente positivo, anche se il lavoro da fare resta molto. Attraverso attività di orientamento, incontri nelle scuole, collaborazioni con le imprese e progetti di comunicazione dedicati abbiamo contribuito a mantenere alta l’attenzione sugli Istituti a indirizzo grafico-cartotecnico. In diversi territori abbiamo visto una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie e degli studenti sulle opportunità offerte da questi percorsi.
In questo quadro è tuttavia importante ricordare l’atmosfera d’ordine, serenità ed educazione che permea la gran parte delle scuole da noi riconosciute, che auspichiamo siano d’esempio all’intero mondo formativo.

MPA ‒ Quest’ultima affermazione è di grande importanza, e conosciamo bene diversi Istituti che si distinguono per la formazione anche morale dei giovani.
Per una visione più generale e collegata al mondo del lavoro, si riscontrano già risultati positivi?

Marco Spada ‒ Sì. Un dato particolarmente significativo riguarda proprio l’inserimento lavorativo: dove il collegamento tra scuola e imprese è forte, i diplomati trovano lavoro con tempi molto rapidi, spesso già durante o subito dopo il percorso scolastico. Questo dimostra che la formazione tecnica, quando è ben strutturata ed aggiornata, è perfettamente in grado di rispondere alle esigenze del mercato.

MPA ‒ La trasformazione tecnologica sta cambiando profondamente il lavoro nella stampa: lo stampatore tradizionale si sta evolvendo sempre più verso un operatore di processo, capace di gestire sistemi digitali, sensori e workflow complessi.
Come sta cambiando e deve cambiare la formazione tecnica per preparare queste nuove figure professionali?

M.S. ‒ È vero: la figura dello stampatore oggi è molto diversa da quella di vent’anni fa. Le macchine sono sempre più automatizzate e integrate in sistemi digitali, e questo richiede competenze nuove. Non basta più conoscere la macchina o il processo di stampa in senso stretto: servono conoscenze di informatica, gestione dei dati, controllo qualità e workflow produttivi.
La formazione tecnica deve quindi evolversi in due direzioni. Da un lato mantenere una solida base di competenze sul processo produttivo e sui materiali, che restano fondamentali. Dall’altro integrare sempre più competenze digitali e sistemiche. L’operatore di oggi deve capire come funziona l’intero processo produttivo, non solo una singola fase.

Il valore della formazione tecnica

MPA ‒ Il rapporto tra scuola e mondo produttivo è spesso al centro del dibattito. Dall’osservatorio privilegiato di ENIP-GCT: le politiche pubbliche sull’istruzione tecnica stanno andando nella direzione giusta?

M.S. ‒ Negli ultimi anni si sono fatti passi avanti importanti, soprattutto nel riconoscimento del valore della formazione tecnica e nel rafforzamento degli strumenti di collaborazione tra scuole e imprese. La Riforma 4+2 e l’attenzione dell’attuale Ministro alle realtà degli ITS Academy ne è un esempio tangibile. Noi come ENIP-GCT siamo al 4° Protocollo d’Intesa sottoscritto in esclusiva col MIM, che prevede una serie di attività e iniziative formative volte al rafforzamento delle competenze dei giovani, per il loro orientamento e la futura occupabilità. Tuttavia, il sistema ha ancora bisogno di maggiore stabilità e continuità.

MPA ‒ Quali interventi sarebbero oggi più urgenti per rafforzare il legame tra formazione e industria?

M.S. ‒ Gli interventi più urgenti riguardano tre aspetti: l’aggiornamento dei laboratori scolastici, che devono essere coerenti con le tecnologie presenti nelle aziende; il rafforzamento delle esperienze in azienda durante il percorso formativo; e una maggiore partecipazione delle imprese alla progettazione dei percorsi didattici. Quando scuola e industria dialogano davvero, i risultati si vedono.

MPA ‒ Le famiglie spingono molto ‒ forse troppo ‒ verso il percorso universitario, talvolta a scapito degli Istituti Tecnici. Oggi però molte imprese cercano tecnici qualificati e fanno fatica a trovarli.
Pensi che serva un riequilibrio culturale tra formazione tecnica e universitaria? E come si può restituire attrattività ai percorsi tecnici?

M.S. ‒ Credo che serva soprattutto una maggiore consapevolezza. Non si tratta di contrapporre università e formazione tecnica: sono percorsi diversi, entrambi fondamentali per il sistema produttivo. Il problema nasce quando si considera l’università come l’unica scelta “di valore”.
Per rendere più attrattivi i nostri percorsi tecnici, in collaborazione con Assografici, ARGI, ACIMGA, Assocarta e il patrocinio di Federazione Carta e Grafica, abbiamo realizzato un docufilm di orientamento dal titolo: “Mattia fa le Scatole. Storie di Giovani in Fabbrica”, per raccontare meglio cosa si fa davvero in questi percorsi e quali opportunità offrono. I giovani devono vedere che dietro questi mestieri ci sono tecnologia, innovazione, creatività e possibilità concrete di crescita professionale. Un futuro sicuro.

Orientamento scolastico e competenze tecniche

MPA ‒ In alcune aree manifatturiere molto dinamiche – penso ad esempio alla provincia di Brescia – le aziende faticano a trovare personale qualificato mentre molti giovani cercano lavori più “attrattivi” o percepiti come tali.
Stiamo assistendo a un problema di mancanza di competenze, di orientamento scolastico o di percezione dei mestieri tecnici?

M.S. ‒ È probabilmente una combinazione di tutti questi fattori. Da un lato c’è sicuramente una carenza di competenze tecniche specifiche, perché negli ultimi anni molti giovani hanno scelto percorsi diversi. Dall’altro c’è anche un tema di orientamento: spesso i ragazzi e le famiglie non conoscono bene il mondo dell’industria manifatturiera e le sue opportunità.
Infine c’è una questione di percezione. Molti mestieri tecnici sono ancora associati a un’immagine superata, mentre oggi le aziende sono ambienti altamente tecnologici e sicuri. Raccontare questa trasformazione è fondamentale.

MPA ‒ Molti operatori del settore riconoscono che gli Istituti Tecnici grafici e cartotecnici italiani, quando ben collegati alle imprese, riescono a formare professionisti molto preparati.
Secondo te quali sono i punti di forza di queste scuole e quali modelli funzionano meglio?

M.S. ‒ Il punto di forza principale è la combinazione tra teoria e pratica. Gli studenti non studiano solo i principi della comunicazione visiva o dei processi produttivi, ma hanno la possibilità di lavorare direttamente con macchine, materiali e tecnologie reali.
I modelli che funzionano meglio sono quelli basati su una collaborazione continua con il territorio: scuole che dialogano con le aziende, che organizzano visite, stage, progetti congiunti e momenti di confronto con i professionisti del settore.

MPA ‒ Storicamente la cartotecnica è stata un po’ meno visibile rispetto alla stampa tradizionale. Negli ultimi anni però il packaging in carta e cartone è diventato centrale, anche grazie all’e-commerce e alla crescente attenzione alla sostenibilità.
Quali opportunità professionali offre la cartotecnica ai giovani? Può essere attrattiva?

M.S. ‒ La cartotecnica oggi è uno dei segmenti più dinamici dell’intera filiera grafica. Il packaging è sempre più importante sia dal punto di vista funzionale sia da quello della comunicazione del prodotto.

Questo significa che le aziende cercano competenze molto diverse: progettazione strutturale, grafica, gestione della produzione, automazione, controllo qualità, sostenibilità dei materiali. Per i giovani può essere un settore molto interessante perché combina creatività, tecnologia e industria.

MPA ‒ Molte aziende oggi si trovano per la prima volta nella condizione di dover “vendere” il posto di lavoro ai giovani. Cosa devono cambiare le imprese per rendere il settore grafico e cartotecnico più attrattivo per le nuove generazioni?

M.S. ‒ Le imprese devono investire non solo in tecnologia, ma anche nella comunicazione e nella qualità dell’ambiente di lavoro. I giovani cercano contesti dinamici, possibilità di crescita, formazione continua e un buon equilibrio tra vita professionale e personale.
Raccontare meglio cosa succede dentro le aziende, aprirsi alle scuole e coinvolgere i giovani già durante il percorso formativo sono strategie sempre più importanti per attrarre nuove competenze.

MPA ‒ Guardando ai prossimi dieci anni: quali saranno le competenze più richieste nella stampa e nella trasformazione cartotecnica?

Quali sono i progetti futuri su cui l’ENIP-GCT sta lavorando?

M.S. ‒ Le competenze tecniche resteranno centrali, ma saranno sempre più integrate con competenze digitali e trasversali. Parliamo di gestione dei dati di produzione, automazione dei processi, controllo qualità avanzato, sostenibilità dei materiali e ottimizzazione dei flussi produttivi. Accanto a questo crescerà anche l’importanza delle competenze organizzative e della capacità di lavorare in team interdisciplinari.
La struttura che rappresento vanta ormai oltre settant’anni di attività. Compito principale dell’ENIP-GCT è quello di impegnarsi per la formazione professionale di alta qualità, promuovendo l’eccellenza nelle discipline grafiche, cartotecniche e della trasformazione, e il conseguente inserimento nel mondo del lavoro dei giovani che si preparano nelle nostre scuole. Siamo un Ente bilaterale, in cui da sempre coesistono e collaborano in modo propositivo le nostre Fonti istitutive Assografici, SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM, che ringrazio per il contributo e supporto che non ci fanno mai mancare.

‘Mondo Scuola’ e ‘mondo Impresa’

MPA ‒ Quali sono i progetti futuri su cui l’ENIP-GCT sta lavorando?

M.S. ‒ I prossimi anni, come quelli passati, ci vedranno impegnati a mantenere viva e attiva questa missione, pronti a rispondere alle sfide del futuro. Infatti, stiamo lavorando a un sistema basato sull’intelligenza artificiale, costruito sulle reali esigenze del comparto grafico-cartotecnico. Si tratta di un investimento importante pensato per supportare e aggiornare i lavoratori di settore, i formatori e gli studenti.
La tecnologia al nostro servizio, come alleato didattico, non per sostituire le competenze umane, ma per potenziarle.
Stiamo implementando il nostro portale formazione e sviluppando una libreria multimediale con contenuti tecnici certificati.
Stiamo anche lavorando a manuali sulla sicurezza aggiornati e siamo impegnati su più fronti e iniziative a livello territoriale per avvicinare il ‘mondo Scuola’ al ‘mondo Impresa’. Il tutto nel quadro di un sistema sempre più sfidante e complesso, caratterizzato da un’evoluzione continua delle tecnologie e delle normative.

MPA ‒ Vorrei chiudere con una domanda che riguarda anche noi: che ruolo possono avere le riviste tecniche e l’informazione di settore nel sostenere la formazione, l’orientamento e il ricambio generazionale nella filiera grafica?

M.S. ‒ Le riviste tecniche hanno un ruolo molto importante perché sono uno dei principali strumenti di collegamento tra il mondo della scuola, quello delle imprese e quello della tecnologia. Possono contribuire a raccontare l’evoluzione del settore, valorizzare le buone pratiche e dare visibilità alle opportunità professionali.
In un momento in cui il tema del ricambio generazionale è così centrale, anche l’informazione di settore può fare molto per far conoscere ai giovani un mondo industriale moderno, innovativo e ricco di prospettive.

MPA ‒ Ed è quello ci ci impegniamo a fare. Ringrazio Marco Spada per la chiarezza delle sue risposte, con l’augurio che siano prese in seria considerazione dai giovani, anche fuori dalla nostra filiera.


Nella foto in alto il presidente ENIP-GCT Marco Spada con il presidente Assografici Carlo Montedoro, in occasione della premiazione del Concorso Gasperini 2026 a Città di Castello.