Quando un concorso di packaging cartotecnico diventa un manuale: la scuola insegna anche attraverso i suoi errori.
Lo ha dimostrato il Comitato Istruzione Grafica e Cartotecnica di Perugia raccoglindo le relazioni degli studenti del Franchetti-Salviani in una apposita curata dal presidente Francesco Tacconi e il segretario Domenico Taschini, con la preziosa collaborazione di Graphic Masters di Perugia e con il sostegno di ENIP-GCT.
Un’esperienza di packaging che diventa patrimonio formativo per altri studenti e per il mondo delle imprese. Perché un concorso scolastico può finire con una premiazione. Oppure può cominciare proprio da lì.
Ed è ciò che è accaduto alla quarta edizione del concorso dedicato alla memoria del Commendator Antonio Gasperini, imprenditore tifernate che ha contribuito con il proprio lavoro e il proprio esempio alla crescita dell’industria cartotecnica. Il Comitato Istruzione Grafica e Cartotecnica di Perugia ha infatti deciso di raccogliere in una pubblicazione le relazioni elaborate dagli studenti delle classi quarte dell’indirizzo Grafica e Comunicazione dell’Istituto Franchetti-Salviani di Città di Castello.
Il risultato è un piccolo manuale che racconta non soltanto i packaging progettati dai ragazzi, ma soprattutto come quei packaging sono nati. Ed è forse questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa.
Dal concorso alla formazione
Il tema dell’edizione 2026 era “Vai con Bio! Una box-bag per il cibo sostenibile”. Gli studenti dovevano progettare confezioni cartotecniche destinate a contenere ingredienti biologici locali e una ricetta tipica dell’Alta Valle del Tevere.
L’obiettivo non era quindi semplicemente disegnare una bella scatola: la confezione doveva essere contemporaneamente contenitore funzionale, oggetto di comunicazione e strumento per raccontare il territorio, con attenzione alla sostenibilità, alla provenienza delle materie prime e al consumo consapevole.
Sono state realizzate 14 box-bag, utilizzando materiali cartacei eco-compatibili, riciclabili o certificati e cercando di ridurre al minimo i componenti superflui.
Ma il progetto aveva una caratteristica ancora più importante: simulava, all’interno della scuola, una situazione professionale reale.
Dalla ricerca al concept, dai rough alla progettazione della fustella, dalla scelta dei caratteri e dei colori alla prototipazione, fino alla preparazione del file per la produzione. Un percorso che ha coinvolto diverse discipline e che ha messo in relazione docenti, studenti e professionisti del settore.
La parte più preziosa? Raccontare come si è arrivati al risultato
Le pagine della pubblicazione mostrano un aspetto che normalmente rimane nascosto.
Quando vediamo una confezione finita, vediamo il risultato. Non vediamo le decine di schizzi scartati, le prove di colore, le difficoltà nel far convivere testo e immagini sulla fustella, gli errori di stampa, le modifiche suggerite da un tecnico.
Gli studenti, invece, hanno raccontato proprio questo.
C’è chi è partito da otto rough a testa per poi realizzarne altri prima di arrivare alla soluzione definitiva. C’è chi ha dovuto modificare completamente la disposizione delle facce della scatola dopo il confronto con un esperto del settore. C’è chi ha scoperto che un progetto graficamente efficace sullo schermo non necessariamente mantiene gli stessi colori quando viene stampato. E c’è chi ha dovuto imparare a fare i conti con margini, pieghe, tagli e ingombri della fustella.
Sono problemi apparentemente piccoli, ma sono esattamente i problemi che trasformano un esercizio scolastico in un’esperienza professionale.
Dai difetti si impara
Uno degli elaborati, per esempio, racconta come il confronto con un esperto abbia fatto emergere difetti sia strutturali sia grafici, portando gli studenti a ripensare il progetto e a riorganizzare le facce della confezione.
Un altro gruppo racconta invece la difficoltà di organizzare testi e immagini rispettando le linee di taglio e piega e di mantenere in stampa colori che sul monitor apparivano molto più brillanti.
E proprio qui sta il valore didattico della pubblicazione: non nascondere il percorso per mostrare soltanto il risultato.
Il packaging come racconto del territorio
I progetti sono anche un’interessante fotografia della Valtiberina vista dagli occhi di una generazione che si prepara a entrare nel mondo della comunicazione e della produzione.
Torcoli, bomboloni, cantucci, crostate, castagnole, crostini, zuccarini e tagliatelle al tartufo diventano altrettante occasioni per ragionare su identità, tradizione e comunicazione.
In alcuni casi il territorio entra attraverso i monumenti e il paesaggio: Città di Castello, Anghiari, Sansepolcro, il Tevere, gli Appennini. In altri è la grafica stessa a cercare un linguaggio capace di evocare artigianalità, genuinità e tradizione.
Un gruppo, ad esempio, ha scelto una continuità visiva capace di avvolgere tutte le quattro facciate della confezione, trasformando colline e cielo in un unico paesaggio.
Un altro ha utilizzato pattern ispirati ai paesaggi dell’Alta Valle del Tevere, ai borghi, ai campi coltivati e persino al carnevale, costruendo attorno alle castagnole una vera piccola narrazione territoriale.
È la conferma che il packaging, quando viene progettato con consapevolezza, non è soltanto un involucro.
Può diventare un mezzo per raccontare un prodotto, un’impresa, un territorio e una cultura.
Scuola e imprese: quando una filiera funziona
L’iniziativa ha inoltre un merito che va oltre il concorso.
Il progetto è stato costruito attraverso la collaborazione tra scuola, imprese e organizzazioni della filiera. Gli studenti hanno potuto confrontarsi con professionisti e realtà produttive del territorio, mentre il Comitato Istruzione Grafica e Cartotecnica di Perugia ha svolto un ruolo di collegamento con il mondo professionale, anche attraverso il supporto dell’ENIP GCT.
È un modello che meriterebbe di essere seguito più spesso.
Perché parlare di formazione tecnica senza mettere gli studenti davanti a una fustella, a un materiale, a un processo produttivo o a un problema reale di progettazione rischia di trasformare la formazione in teoria.
Qui, invece, i ragazzi hanno dovuto progettare per un prodotto, per un pubblico e per un possibile mercato. Hanno dovuto scegliere un target, definire un tono di voce, organizzare le informazioni, rispettare vincoli tecnici e confrontarsi con il risultato concreto delle proprie scelte.
Persino l’intelligenza artificiale è entrata, indirettamente, nel progetto: il regolamento stabiliva infatti che gli applicativi generativi potessero essere utilizzati soltanto come supporto e non come sostituto del lavoro umano.
Una scelta particolarmente significativa in un percorso destinato a giovani che dovranno lavorare in un settore nel quale la tecnologia continuerà inevitabilmente a cambiare.
Un patrimonio che resta oltre il concorso
Il Comitato ha fatto dunque una scelta intelligente: conservare le esperienze degli studenti invece di lasciarle finire nell’archivio di una manifestazione.
Le relazioni raccolte nella pubblicazione rappresentano infatti una sorta di diario tecnico del progetto. Raccontano le idee iniziali, le scelte progettuali, le criticità, le correzioni e il workflow seguito dai ragazzi. Sono, nello stesso tempo, documentazione dell’esperienza e materiale che può essere utile a chi affronterà un progetto analogo in futuro.
Ed è proprio questa la forza di una buona formazione: non soltanto trasmettere ciò che si sa, ma lasciare tracce che possano essere utilizzate da chi viene dopo.
Il manuale del concorso Gasperini fa quindi un passo ulteriore rispetto alla tradizionale logica del premio scolastico.
Non dice soltanto chi ha vinto. Racconta che cosa hanno imparato tutti. E questo per una scuola tecnica, forse, è il premio più importante: perché dietro ogni box-bag non c’è soltanto una confezione da osservare, c’è un percorso di formazione, ci sono ragazzi che hanno imparato a progettare, a sbagliare, a correggere e a confrontarsi con il mondo reale.
E c’è un’industria, quella grafica e cartotecnica, che può trovare proprio nella scuola le competenze di cui avrà bisogno domani.
“Avanti, dunque, con la cartotecnica” come conclude la prefazione di Domenico Taschini. Ma soprattutto avanti con una formazione che sappia farla conoscere e amare ai giovani.
Il manuale (in PDF) può essere richiesto al Comitato Tecnico.
Della premiazione del concorso avevamo dedicato questo articolo
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