Al Packaging Forum di FTA Europe, Kit Gator di Wipak ha analizzato le sfide del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi: dalla definizione di riciclabilità agli inchiostri, dalle strutture monomateriale agli obiettivi di contenuto riciclato.
Il packaging è molto più di uno strumento per proteggere e conservare prodotti e alimenti: è anche un mezzo di comunicazione e un elemento culturale, chiamato oggi a confrontarsi con trasformazioni tecnologiche, economiche e ambientali. In un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica, digitalizzazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale, la sostenibilità è diventata una priorità per l’intera filiera.
È questo lo scenario del Packaging Forum organizzato da FTA Europe il 29 ottobre a Barcellona, dove Kit Gator, Product Manager di Wipak e responsabile del portafoglio Green Choice, ha affrontato le implicazioni del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).
Il titolo del suo intervento, Certainly Uncertain, riassume le difficoltà che le imprese stanno affrontando: gli obiettivi generali sono definiti, ma numerosi requisiti tecnici devono ancora essere precisati. Per i produttori significa decidere quali materiali utilizzare, quali strutture riprogettare e quali investimenti programmare senza disporre sempre di indicazioni definitive.

Riciclabilità: conta l’intera struttura
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il modo di valutare gli imballaggi. Non è sufficiente considerare riciclabile il singolo film o polimero: occorre analizzare la confezione nel suo complesso, comprese vaschette, etichette, adesivi, inchiostri e strati barriera.
Per gli imballaggi flessibili, questo approccio ha conseguenze dirette sulla progettazione e sui processi produttivi. Le future specifiche tecniche dovranno chiarire quali combinazioni di materiali siano compatibili con il riciclo e quali requisiti debbano rispettare le diverse strutture.
Gator ha richiamato il lavoro svolto da organizzazioni come RecyClass e CEFLEX, impegnate nello sviluppo di criteri e linee guida per migliorare la riciclabilità. Tuttavia, i differenti sistemi di valutazione possono ancora produrre risultati discordanti.
A titolo di esempio, il relatore ha presentato un laminato in polipropilene composto per oltre il 90% da questo polimero, con una quota di resina barriera inferiore al 4%. La struttura ha ottenuto giudizi differenti a seconda del metodo di valutazione adottato. Una situazione che rende difficile per le aziende scegliere quale certificazione utilizzare per dimostrare ai clienti la riciclabilità dei propri prodotti.
L’armonizzazione dei criteri europei sarà quindi fondamentale per fornire indicazioni chiare all’industria e rendere confrontabili le valutazioni.
Inchiostri, adesivi e tecnologie di stampa sotto esame
La transizione verso imballaggi più riciclabili non riguarda soltanto la scelta del polimero. Anche gli inchiostri, gli adesivi, le chiusure e gli strati barriera dovranno essere valutati in funzione della compatibilità con i processi di riciclo.
Per stampatori e converter, questo potrebbe comportare la revisione di alcune formulazioni e l’adeguamento di lastre, cilindri e parametri di lavorazione. Le modifiche dei materiali possono influire sulla stampabilità, sulla velocità delle linee e sulla qualità del prodotto finale.
Anche le future etichette ambientali armonizzate richiederanno attenzione. Durante la presentazione è stata mostrata una proposta preliminare di simboli e colori per facilitare il corretto conferimento degli imballaggi. Gator ha precisato che il modello non è definitivo: le aziende dovranno quindi attendere indicazioni ufficiali prima di pianificare modifiche strutturali alle proprie grafiche.
Contenuto riciclato: obiettivi e disponibilità delle materie prime
Un altro tema centrale riguarda gli obiettivi minimi di plastica riciclata previsti dal regolamento. Nel quadro illustrato dal relatore, per il 2030 sono indicati target del 30% per determinati imballaggi sensibili al contatto realizzati in PET, del 10% per quelli realizzati con altre plastiche, del 30% per le bottiglie monouso per bevande e del 35% per altre categorie di imballaggi in plastica, fatte salve le condizioni e le eccezioni previste dalla normativa.
Il raggiungimento di questi obiettivi pone questioni importanti, soprattutto per gli imballaggi a contatto con gli alimenti, per i quali la sicurezza è imprescindibile.
L’espansione delle applicazioni che utilizzano materiale riciclato potrebbe inoltre aumentare la competizione per le materie prime disponibili. Un ulteriore elemento da chiarire riguarda il riconoscimento del riciclo chimico e dell’approccio del mass balance per la contabilizzazione del contenuto riciclato.
Strutture monomateriale e preparazione industriale
Wipak lavora dal 2018 allo sviluppo di strutture monomateriale, con l’obiettivo di migliorare la riciclabilità e, nelle applicazioni appropriate, ridurre anche l’impronta carbonica rispetto a strutture multistrato contenenti nylon, alluminio e poliestere.
Secondo quanto riferito da Gator, circa il 90% del portafoglio dell’azienda dispone già di soluzioni monomateriale alternative e alcuni clienti hanno effettuato il passaggio in anticipo rispetto alle scadenze normative.
La sostituzione dei materiali richiede però prove industriali per verificare la lavorabilità sulle linee di confezionamento, le prestazioni funzionali e gli effetti sui costi. La conformità ambientale deve procedere insieme alla fattibilità tecnica ed economica.
Dati e responsabilità: la preparazione comincia adesso
Nella parte conclusiva, Gator ha invitato le imprese a non attendere la definizione di ogni dettaglio normativo prima di iniziare a prepararsi.
Occorre individuare le responsabilità interne, mappare gli imballaggi primari, secondari e da trasporto, verificare la conformità delle strutture esistenti e pianificare eventuali interventi. Anche la raccolta di dati affidabili sui materiali, sulla loro composizione e sul contenuto riciclato diventa essenziale per documentare la conformità e migliorare la tracciabilità lungo la filiera.
L’identificazione digitale può contribuire a rendere queste informazioni più accessibili, integrando i dati tecnici nella gestione dei prodotti e dei materiali.
In sintesi
Il messaggio finale è chiaro: il PPWR non è soltanto un adempimento normativo, ma una trasformazione che coinvolge progettazione, materiali, stampa, trasformazione e riciclo. Le imprese possono già lavorare su mappatura, test e competenze, ma per pianificare gli investimenti più importanti hanno bisogno di criteri tecnici condivisi e di un quadro normativo sufficientemente chiaro.
La sfida per il packaging europeo sarà trasformare gli obiettivi di circolarità in soluzioni concretamente riciclabili, sicure e industrialmente sostenibili.
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