L’occasione per ricordare Ligustro ci è stata offerta da una mostra presso la biblioteca civica di Imperia, non nuova a promuovere iniziative culturali dedicate a questo singolarissimo artista.

Ligustro è lo pseudonimo dell’incisore imperiese Giovanni Berio, scomparso poco prima di compiere 92 anni nel dicembre del 2015.
Quest’ultima rassegna a cura di Carlo Senesi nel gennaio 2018, rivestiva un carattere particolare, messo in evidenza dal suo stesso titolo “Ligustro… questo sconosciuto”. Ma perché sconosciuto, visto che l’artista era da tempo conosciuto e apprezzato in Italia e all’estero, particolarmente in Giappone, paese dal quale aveva mediato e interpretato in chiave personale una raffinatissima tecnica xilografica.
Sconosciute” erano invece le opere presentate nella mostra incentrata su un aspetto ancora inesplorato della produzione artistica di Ligustro, che all’inizio del suo percorso pittorico, prima di scoprire la vocazione incisoria che lo rese celebre, si dedica, da autodidatta, allo studio del paesaggio sulla scorta dei grandi maestri impressionisti e comincia a dipingere trovando nell’espressione artistica una seconda ragione di vita quando è ormai sulla cinquantina.

Cipria e carta abrasiva

Perito chimico, dopo aver lavorato per anni nel tradizionale settore dell’industria olearia, nel 1972 colpito da un infarto, durante la convalescenza si accosta alla pittura.
Dipinge usando in prevalenza pastelli, gessetti e approfondisce la tecnica dell’acquerello. Tema naturalistico ricorrente è il paesaggio familiare della Liguria (i campi, gli uliveti, il porto) elaborato attraverso un’intensa analisi del colore e della prospettiva. Accanto ai pastelli, compaiono opere più complesse realizzate, per esempio, attraverso l’aiuto di polveri di cipria spalmate con le dita assieme ai pastelli o di colori stesi su carte abrasive. Un percorso che lascia già intravedere gli sviluppi futuri in opere nelle quali il colore, stampato con la tecnica xilografica, raggiunge accenti di poesia originale, attraverso campiture e linee che dialogano in maniera sorprendente con gli elementi narrativi dell’immagine.
Prima di allora Ligustro aveva un carattere“rude” e “combattivo”, come disse lui stesso. La sofferenza della malattia e il sollievo seguito alla guarigione lo rendono più sereno e sensibile, predisposto a una più intima comprensione della natura. Non a caso assume come pittore lo pseudonimo di Ligustro, una pianta delle oleacee endemica in Liguria e della quale, ne ‘I limoni’, una delle più famose poesie degli “Ossi di seppia” si era fatto cantore Eugenio Montale (Ascoltami, i poeti laureati/ si muovono soltanto fra le piante/ dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti).

Xilografia policroma

Nel 1983 Ligustro, scopre, a Genova la tecnica di stampa policroma del Ukiyo su carta impressa con matrici di legno. Una scuola fiorita tra il XVII e il XX secolo a Edo, l’antico nome di Tokyo, che allontanandosi della tradizionale iconografia della religione buddista, fa propri anche temi profani, che eserciteranno fra l’altro, anche una notevole influenza sul postimpressionismo europeo.

Al 1985 risalgono le prime xilografie policrome di Ligustro alla cui esecuzione si dedicherà esclusivamente dal 1986 elaborando e affinando una sua personalissima tecnica. Realizza particolari strumenti incisòri e colori ottenuti riducendo in polvere perle e altri materiali preziosi, e stampa a mano su una carta giapponese prodotta ancora con metodi tradizionali. Trasforma così in straordinarie visioni, còlte tra sogno e realtà, i prediletti angoli di Oneglia nell’alternarsi delle stagioni ed esalta i figli più illustri della sua terra, da Edmondo De Amicis a Mario Novaro, dal musicista Luciano Berio ai Nobel Giulio Natta e Renato Dulbecco.

Il suo è ormai un mondo ligure-giapponese e la sua fama si diffonde anche in Oriente, da dove alcuni giovani artisti raggiungono la Liguria per imparare da lui.
Dando notizia della sua scomparsa sulle pagine de “La Repubblica” dell’11 dicembre 2015, Donatella Alfonso aveva ricordato che Ligustro era solito tirare solo quattro copie di ogni sua incisione, regalandone alcune solo ai familiari e agli amici. Aveva donato però poco prima di morire il suo immenso archivio d’arte, lettere, cataloghi, legni incisi alla Biblioteca Leonardo Lagorio di Imperia, che doverosamente lo ha più volte ricordato e dove è aperta e fruibile al pubblico la “Sala Ligustro”.

Una iniziativa inserita in una serie di dibattiti e percorsi culturali organizzati tra Imperia, Genova e Roma, tra cui va segnalata la pubblicazione della rivista monografica “Cantarena’’ n. 51, stampata a Genova dal professor Mario Fancello, che in i più di 250 pagine, raccoglie quasi vent’anni di studi e articoli sull’artista imperiese.

Premio Ligustro

In questi progetti si inserisce anche il premio Ligustro organizzato come spunto di studio e di ricerca per i giovani delle scuole superiori e dei Licei d’Arte per diffondere gli studi sull’artista in una ricerca che potrebbe estendersi, ci auguriamo, anche in ambito nazionale. Sottolineiamo che a quest’ultima esposizione, oltre alla Città di Imperia hanno dato il proprio patrocinio la Fondazione Italia Giappone, il Centro Internazionale Antinoo per l’Arte Centro documentazione Marguerite Yourcenar e la Fondazione Mario Novaro.
Molte delle notizie qui riferite si devono all’artista Fulvio Ioan, allievo e per anni assistente di Ligustro, docente di Incisione e Anatomia dell’Immagine presso l’Accademia di Belle Arti di Sanremo nel 2017. Ioan collabora tuttora  con l’Accademia di Belle Arti di Genova, dove lavora nel suo studio in Piazzetta Scuole Pie, dietro la Cattedrale di San Lorenzo. Ricordiamo anche che nel 2017, insieme allo scrittore francese Bruno Smolarz, Ioan aveva realizzato un libro d’artista, per il quale ha inciso 74 matrici e stampato più di 150 legni.

Va detto, infine, che il 10 aprile scorso a Genova, presso la Biblioteca Universitaria, si è svolta su Ligustro una giornata di studi, occasione per fare il punto sulle sue numerose opere presenti nelle collezioni genovesi, in particolare presso il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone e il Fondo Ligustro della Fondazione Novaro.