Omaggio del Comune di San Donato Milanese a Sergio Tarquinio, l’incisore recentemente scomparso, uno tra i massimi xilografi del Novecento.
Dal 3 al 17 marzo prossimo presso lo Spazio espositivo – Cascina Roma di San Donato Milanese sarà allestita una mostra delle opere dell’incisore cremonese.
Sergio Tarquinio nasce a Cremona il 13 ottobre 1925, ultimo di sette fratelli. Fin da bambino dimostra una chiara attitudine per il disegno, che coltiva con passione abbozzando tutto quello che la giovane fantasia gli suggerisce. Nel 1942 vince i Ludi Juveniles interprovinciali del disegno che gli consentono di partecipare alle finali di Firenze. Inizia quindi, da autodidatta, a dipingere i primi quadri a olio e a intagliare matrici in legno. Nel 1944 termina gli studi diplomandosi brillantemente all’Istituto Tecnico Industriale “Ala Ponzone”.
Dopo aver svolto alcuni lavori precari nella propria città, nel primo dopoguerra, decide di recarsi a Milano per cercare un impiego nel campo dell’illustrazione. Il primo editore a cui si rivolge gli affida il compito di illustrare una rivista per bambine. Inizia così l’attività di illustratore d’avventura, soprattutto western, che svolgerà per circa quarantadue anni.
Il successo in Argentina
Nel luglio del 1948, attratto dalle giovanili lusinghe del nuovo e dell’avventura, si imbarca su una nave diretta in Argentina, dove sbarca dopo un viaggio durato oltre tre settimane.
Trova impiego all’Editorial Abril di Buenos Aires, casa editrice che si occupa di libri per bambini, fumetti e fotoromanzi. Nel contempo Tarquinio avvia all’illustrazione i giovani disegnatori che entrano in azienda.
Sempre in Argentina stringe amicizia con il gruppo veneziano arrivato all’Abril nel dicembre del 1950: Hugo Pratt, Alberto Ongaro, Mario Faustinelli, cui si aggiunge dal settembre 1951 Ivo Pavone. Con lui fonda la Scuola italiana del fumetto sudamericano, altrimenti nota come “Escuela de Acassuso”.
Nel 1952, torna in Italia, dove riprende il lavoro di illustratore accettando contratti non in esclusiva con diversi editori. Nella primavera del 1957 conosce Sergio Bonelli delle Edizioni Audace/Araldo/Cepim, al quale si legherà in esclusiva condividendo con lui una sincera e duratura amicizia.
Grazie a una tecnica sopraffina e a un tratto elegante e sicuro, Tarquinio è ricordato come uno dei migliori illustratori del periodo, ottenendo importanti riconoscimenti. L’attività di illustratore ha termine nel 1988 e in seguito si dedica esclusivamente all’arte. Muore a Cremona l’11 gennaio 2026.
Attività artistica
L’illustrazione è stata per Sergio Tarquinio solo un onesto lavoro artigianale che svolge prevalentemente per cinque, sei ore al mattino di ogni giorno. Il resto della giornata è dedicata all’arte, sua vera e grande passione. Da autodidatta e con spirito rivolto alla sperimentazione, si dedica a tutte le tecniche pittoriche e incisorie, con particolare predilezione per la pittura a olio e per la xilografia. L’artista ama dipingere per cicli, nascono così le serie dedicate ai “Lavoratori del Po”, alle “Demolizioni”, alle “Fabbriche abbandonate” e alle “Cattedrali abbandonate”, ai “Trapianti” e agli “Innesti”, alle “Gabbie della memoria”, una serie di racconti che si sviluppano nell’arco di alcuni anni.
È l’esigenza di narrare e con questo di dare forma e contenuto a immagini che vanno oltre il dato immaginistico, per creare un’emozione che colpisca l’osservatore. L’altra sua tecnica preferita è la xilografia che pratica in tutte le sue fasi, dalla preparazione della matrice all’intaglio e per finire alla stampa.
La storia della xilografia a colori lo colloca tra gli “innovatori” avendo egli praticato il metodo a “legno perso” già sul finire degli anni ’40, anticipando di una decina di anni i noti “linoleum” di Picasso.
La xilografia a legno perso
Il metodo “a legno perso” consiste nell’ottenere una xilografia a colori utilizzando un’unica matrice lignea che, di volta in volta, è progressivamente intagliata e stampata su tutti i fogli previsti per l’edizione. Generalmente si stampa prima il colore più tenue a cui seguono le altre tinte che in alcune parti possono anche sovrapporsi, creando sfumature particolari e ulteriori colori.
Alla fine di questo procedimento la matrice è praticamente inutilizzabile per altre stampe, garantendo al collezionista l’unicità della tiratura.
Dove e quando
Cascina Roma . Piazza delle Arti, 2 – San Donato Milanese – Tel. 0252772409
Lunedì – venerdì 9.00 – 18.30 – Sabato 9.00 – 12.30 / 14.00 – 18.30 — Domenica 10.00 – 12.30 / 15.00 -19.00
cultura@comune.sandonatomilanese.mi.it – www.comune.sandonatomilanese.mi.it
Mezzi Pubblici: MM 3 (gialla) fermata S. Donato + bus 120 direzione S. Giuliano fermata Torri Lombarde.

Sergio Tarquinio Ballo indio, 1950, mm 141×106
In apertura: Sergio Tarquinio – Collina emiliana, 1960, mm 150×261
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