Se l’IA dovesse decidere per l’editore a che cosa servirebbe la sua figura professionale? Gli autori sono tanti e diversi. Parliamone.

Il giudizio favorevole o meno è soggettivo, ma anche oggettivo perché un testo proposto da uno scrittore deve rientrare in un catalogo definito dalla C.E. che però è anche suscettibile di cambiamenti. Se l’IA dovesse decidere della sorte di un manoscritto, quanti autori rimarrebbero delusi, eliminati da un algoritmo matematico senza anima e gusto proprio?
Con tale principio, molti autori del passato non sarebbero mai stati letti. Ma il talento si può misurare con un algoritmo? Contano solo le vendite e ciò che segue la massa? Il gusto può essere pilotato, così come i bisogni, basta inserire dei messaggi subliminali con cui si potrebbe pubblicizzare qualsiasi cosa, ed ecco che il fetore diverrebbe profumo, la bruttezza, bellezza e la fantasia, realtà.
Il beta-reader e l’editor, due figure professionali del mondo editoriale, sparirebbero, relegati a un angolo in cui uno sparuto gruppo di coraggiosi continuerebbe a pubblicare alla vecchia maniera. Forse Amazon sarebbe, a quel punto, l’unico concorrente dell’editoria intelligentemente artificiale o artificialmente intelligente. Unico posto sicuro in cui chiunque può già oggi vedere realizzato il proprio sogno di pubblicare.

Appiattimento

Se i testi li comporrà Chat GPT o qualche altro algoritmo, non ci sarà più bisogno del talento per scrivere qualcosa di buono o di unico.
E l’homo Sapiens Sapiens, a cui sono stati necessari millenni di evoluzione per distinguersi dagli altri esseri viventi che non possedevano il suo cervello e le sue abilità, involverà in favore della macchina a cui chiederà, inizialmente poco per volta, di fare tutto al proprio posto. Gente del calibro di Manzoni, Leopardi, Ungaretti, Deledda, ma anche Arnoux, Austen, nasceranno, forse, ma saranno appiattiti da una regressione delle capacità e delle richieste, perché i bisogni di qualsiasi genere saranno soddisfatti da algoritmi sempre più sofisticati che sceglieranno al loro posto.
Qualcuno potrebbe obiettare che non tutti i libri pubblicati oggi sono scritti dall’autore perché esistono i ghost writer e bravissimi editor e, dunque, non ci sarebbe alcuna differenza rispetto all’evoluzione di una macchina che pensa e ci suggerisce cosa scrivere. Dal punto di vista della stesura del testo, è vero, ma c’è comunque sempre un individuo pensante che utilizza il proprio intelletto per creare un testo all’altezza di divenire libro. Se i testi sono artificiali e le vendite pilotate e l’IA sceglierà quale merita la diffusione, non servirà impegnarsi a partecipare a fiere del libro, concorsi letterari. Ognuno potrebbe far concorrere il proprio algoritmo e, dopo aver partorito il nulla, non ci sarebbe un traguardo da raggiungere.
Le mie riflessioni, scritte a mano su carta prima di riportarle elettronicamente, saranno la salvezza per i neuroni che nessun algoritmo mi potrà togliere: il piacere di scrivere le MIE idee.
editore IA