La bella è il significato della parola zena in arabo. Lo abbiamo saputo all’imam che ha parlato ai funerali delle vittime del ponte Morandi. Bella e Superba, nonostante le stupide esternazioni sui social.

I messaggi di solidarietà per la mia città ferita, che ricevo da tanti amici, mi inducono a fare due considerazioni su questo evento che, ricordiamo, non essendo causato da un terremoto, era sicuramente da evitare.

La prima considerazione mi riporta ai precedenti editoriali dedicati all’uso e, soprattutto, abuso dei social.
È triste vedere come la comunicazione via web, che doveva essere un modo rapido per comunicare tra amici, sia diventata una palestra degli orrori, dove ciascuno, spesso dietro l’anonimato, possa esprimere in completa libertà opinioni che difficilmente esprimerebbe in pubblico, dimostrando così solo la sua stupidità e cafoneria.

Ho già accennato a come questo vezzo sia criticabile e detestabile quando fatto da personaggi pubblici (politici e non), ma ora è il caso di sottolineare il perversare di opinioni (non richieste) da parte di persone che da un giorno all’altro si ritrovano a essere esperti e tuttologi.  Per non parlare degli spiritosi, o presunti tali.

Tra gli esempi più deprecabili, vediamo quelli di persone forse frustrate, forse psicopatiche o chissà cosa, che si permettono di fare ironia (così la chiamano ma che è cattivo gusto e peggio) e dare giudizi su una città come Genova. Torno su questo punto nelle conclusioni.

Seconda considerazione, sul comportamento delle cosiddette istituzioni, la cui ipocrisia va oltre l’indecenza. Mi riferisco non soltanto alla famiglia veneta che il giorno di Ferragosto non ha ritenuto opportuno rinviare la ‘cena tra amici’, o il politico in vista che dopo aver manifestato in tv tutta la sua contrizione e solidarietà, gli sono bastati 24 km di auto (verso levante) per andare a festeggiare e scherzare con i propri accoliti in un noto ristorante facendo i soliti selfie ridanciani (fonte Rep.it).

Passate poche ore dai funerali, la Lega calcio, pur sollecitata da molti, non ha sentito il dovere di rinviare gli incontri mettendo davanti alla decenza, e con scuse puerili, i dettami delle tv a pagamento per non perdere i ricchi introiti pubblicitari del debutto di CR7. Le quattro squadre che non hanno rifiutato di scendere in campo quella sera dovrebbero vergognarsi. Al pari di quel buzzurro, che al comunicato delle tifoserie del Genoa del 15 agosto in cui annunciavano di rinunciare a seguire la squada a Milano se non si fosse rinviata la partita (lo stesso hanno fatto le tifoserie della Fiorentina), ha reagito sui social con un inqualificabile “mi spiace per il Milan”.

Torniamo alla prima considerazione e chiediamoci: perché sui social si sente la necessità, oltre al diritto, di scrivere cose di cui, avendo un minimo di dignità, ci si dovrebbe vergognare? Perché queste esternazioni di pessimo gusto ricevono dei like? Chi è questo popolo che si sente autorizzato a denigrare, a ironizzare, a colpire ulteriormente una comunità e persone già duramente colpite da una disgrazia evitabile (e che nulla ha a che fare con la città) ?
Nel suo editoriale di oggi Marcello Veneziani ha scritto che si è spezzato un ponte nella nostra società e ormai è irrimediabile e vistosa la frattura, riferendosi “all’indecente scannatoio divampato tra i palazzi della politica, i social e i media”.
Appunto, indecente: come quei non pochi post che non riporto (per decenza appunto) che si credono di essere spiritosi, o che cavalcano la solita, e non vera, ‘tirchiaggine’ dei genovesi (quando ben sappiamo che Genova non è scialacquona ed è una virtù, ma è una delle città più generose verso gli altri, e non per nulla – ma questo chi lo sa ? –  a Genova fu inventato il Welfare, che Parigi e Londra presero come modello).

Conclusioni

Ho lasciato Genova, città natale e mia città da almeno 10 generazioni, nello stesso anno in cui fu inaugurato il Ponte Morandi. Tornandovi di recente ho voluto conoscerla a fondo. Ne ho studiato la storia, antica e recente, l’ho esplorata anche guidato da veri conoscitori delle sue ricchezze nascoste. Ho imparato quindi ad apprezzare una città che da giovane mi aveva deluso per avermi costretto a emigrare. Genova e i genovesi hanno sempre saputo rialzare la testa dopo ogni avversità, da quando fu distrutta nel 205 a.C. da Magone fratello di Annibale (da qui il detto genovese ‘o me vegne o magùn‘) al doge Francesco Maria Lercari, che dopo il bombardamento del 1684 da parte dei francesi su richiesta dei Savoia che pretendevano un corridoio sul mare, recatosi a Parigi per siglare la pace, al re Luigi XIV che gli chiedeva cosa lo avesse maggiormente colpito alla corte di
Versailles, rispose semplicemente “mi, chì” (io qui) *.

Infine invitiamo chi ha definito, sempre sui social, ‘Genova una città di m.’ a pensare (sempre che ne abbia la capacità) come abbia potuto diventare una Repubblica per secoli indipendente pur senza un territorio, stretta com’è tra mare e montagne rocciose. Genova non ha mai cercato espansione depredando territori, ma aggrappandosi al poco che c’era, coltivando olivi e vigneti su fasce strappate col duro lavoro alla montagna, o creando orti lungo i torrenti (il Polcevera ad esempio) e difendendosi da quanti le facevano guerra per conquistarsi un passaggio al mare (i Savoia). Del resto, le stesse Milano e Torino senza il porto e i commerci di Genova, sarebbero rimasti dei paesoni di campagna.

Segnaliamo infine questa relazione tecnica ricevuta da un ingegnere che sul progetto Morandi aveva svolto la sua tesi di laurea.

Marco F. Picasso

Il Doge non si allontanava mai dalla propria residenza e men che meno da Genova. Però, c’è una sottofondo nella battuta del Doge: ai genovesi non interessa fare  sfoggio delle proprie ricchezze e forse da questo nasce la bufala che sono avari. 

PS: Tra le 43 vittime, il giovane Andrea Cerulli che lascia il figlio Cesare di 11 anni. Chi volesse dare una mano può aderire all’appello dei colleghi di Andrea che lavorava al porto di Voltri: Il Genoa Club Portuali Voltri aderisce all’iniziativa #AiutiamoCesare utile a raccogliere fondi da destinare alla famiglia di Andrea Cerulli, il nostro amico morto nel crollo del ponte Morandi. Invitiamo tutti i soci ed i simpatizzanti a versare il proprio contributo, anche piccolo, sul conto:
IT51V0306901400100000075518
BIC BCITITMM
intestato a Cerulli Cesare (figlio di Andrea)

vedi anche  https://m.facebook.com/gcportualivoltri/photos/a.1063518747053872/2151136838292052/?type=3&source=48&__tn__=EH-R