Riceviamo il 15 agosto il dossier sulla sicurezza e ordine pubblico del Viminale. Qui il nostro commento con Vittorio E. Malvezzi.
Quando le statistiche diventano più roventi del solleone. C’è una tradizione italica che non conosce crisi: il dossier del Ministero degli Interni di Ferragosto. Un po’ come la grigliata, il tormentone estivo e il gelato al limone, puntuale arriva il malloppo di numeri che ci ricorda, come se ci fosse bisogno, che il mondo non è affatto un luogo sicuro.
E per quanto ci riguarda, serve una cultura aziendale della sicurezza, che in molti casi manca.
Quest’anno le statistiche ci dicono che i reati “classici” calano: -9% sul totale, rapine in discesa, furti in flessione. Ma nel frattempo, sul fronte digitale, il Ferragosto brucia di più.
Il cyber non va in vacanza
Gli attacchi informatici alle infrastrutture critiche segnano un -21,7%: sembrerebbe quasi un successo. Ma è un’illusione ottica: mentre i sistemi si blindano meglio, crescono i casi di cyberterrorismo (+56%) e non mancano i soliti noti della rete – frodi, truffe, pedopornografia – che vedono addirittura un incremento di indagati (+4,8%).
La morale? Non è più il tempo delle serrande, ma dei firewall. E non basta aggiornare l’antivirus: serve una cultura aziendale della sicurezza.
Perché questo riguarda anche le aziende grafiche ed editoriali? Perché i dati non sono più solo numeri da impaginare: sono asset aziendali. File clienti, progetti editoriali, archivi creativi: tutto è ormai digitale, quindi tutto è potenzialmente violabile. E se pensiamo che “tanto noi facciamo libri e cataloghi, mica centrali elettriche”, sbagliamo di grosso. Un ransomware non guarda al tipo di contenuto: cifra e basta.
Norme: non solo carta, ma sostanza
E qui entrano in gioco le regole. Il GDPR non è un optional: ogni azienda che tratta dati (anche solo indirizzi email per newsletter o file di clienti per stampe personalizzate) ha l’obbligo di proteggerli in modo adeguato. E la ISO 27001 – lo standard internazionale per i sistemi di gestione della sicurezza informatica – non è più roba da multinazionali: diventa sempre più un passaporto di affidabilità anche per le piccole imprese creative.
Perché un’azienda editoriale o grafica che può dire ai suoi clienti “i vostri dati sono al sicuro” non offre solo libri, riviste, etichette o scatole: offre fiducia.
Prepariamo piani di sicurezza
Le statistiche del Viminale fanno il loro mestiere: fotografano la situazione. Ma per le aziende il tempo della foto è già scaduto: serve l’azione. Backup seri (non la chiavetta USB nel cassetto), piani di continuità operativa, formazione dei dipendenti (perché il primo virus spesso passa da un clic sbagliato).
Insomma: Ferragosto ci porta numeri, settembre dovrebbe portarci piani di sicurezza. Perché – diciamocelo – i dati restano numeri finché non tocca pagarne le conseguenze. E allora sì che il cinico sotto l’ombrellone avrebbe ragione: non c’è statistica che tenga.
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