In questa intervista Vittorio E Malvezzi ci offre una attenta e documentata analisi da cui emergono anche quali sono le nuove esigenze organizzative per stampa e packaging.
Vittorio E Malvezzi è stato per decenni titolare di aziende grafiche specializzate in prodotti tecnici personalizzati, realizzati con rotative a banda stretta nel rispetto della norma 9000 qualità. Persona di elevata cultura umanistica, è stato attivo nelle associazioni del comparto. Dopo il ritiro per pensionamento si è dedicato attivamente alla ricerca e alla diffusione dei dati economici presentati mensilmente in CCIA Milano Lodi Monza Brianza, la preziosa fonte su cui MetaPrintArt basa i suoi articoli mensili sulla congiuntura del comparto.
Lo scenario
MetaPrintArt ‒ Guardando al 2026, quale scenario macroeconomico ci possiamo aspettare per l’industria italiana e internazionale, in particolare per la filiera carta, stampa e packaging?
Vittorio E Malvezzi ‒ I tempi cambiano, mantra mai tanto attuale, ma con una sostanziale variante: molto velocemente. Ritengo quindi coerente che oltre alla voce dell’esperienza, che più o meno degnamente tento di rappresentare, si ascolti anche una voce nuova: la cosiddetta Intelligenza (sic) Artificiale [IA].
Quindi procedo dando le risposte che ritengo coerenti ai dati in mio possesso, ma mi affretto anche a sentire che cosa dica il nuovo mostro [IA], che abbiamo appena creato e che ancora stiamo imparando a gestire in maniera completa e sicura.
MPA ‒ Cominciamo quindi dai numeri, dalle variabili

V. E. M. ‒ Nel grafico qui sopra vediamo la situazione dell’industria italica in generale, secondo una rappresentazione conosciuta a livello mondiale. È http://www.tradingeconomics.com, che elabora i dati Istat, ma che io trovo più chiari e impattanti. I punteggi si rifanno a PMI di Markiteconomics.com. Si tratta di un’indagine effettuata interpellando i Capi Ufficio Acquisti (Purchase Management Index) che, oltre ad altri vantaggi, ha quello di non guardare nello specchietto retrovisore mentre si esaminano i fatti economici.
Semplificando molto, la domanda che viene rivolta, riguarda gli acquisti programmati per i successivi 6 mesi. È abbastanza immediato pensare che difficilmente si programmano grossi acquisti se prevediamo difficoltà di mercato. Quindi, contrariamente ai grafici normali che si basano su dati storici, qui abbiamo una visione viva e proiettata nell’immediato futuro.
MPA ‒ Allora vediamo di interpretare il grafico…
V.E.M. ‒ Per leggere il grafico teniamo presente un livello discriminante. Sulla linea di 50 c’è la “linea del Piave”: sopra c’è sviluppo, sotto le cose vanno male.
A colpo d’occhio non ci possiamo dichiarare molto contenti. Questa è una visione generale, ma c’è un detto anglosassone in finanza: “Quando c’è l’alta marea, tutte le barche vengono sollevate.” Ma vale anche il contrario: quindi difficilmente un settore potrà non subire gli effetti dell’economia in genere, soprattutto se ormai in criticità da molti anni.
MPA ‒ Quali sono oggi le nuove esigenze del “sistema stampa” ‒ la filiera carta grafica, packaging ‒ rispetto a 5–10 anni fa?
V.E.M. ‒ Partiamo dalle considerazioni generali: parlare di “stampa” anche in senso tradizionale, vuol dire considerare un coacervo di attività che in comune hanno solo quello di “sporcare” un supporto. Perfino questo supporto può variare: dalla carta alla plastica, al metallo o addirittura senza sporcare nulla di più che un supporto digitale. Se è vero che il supporto cartaceo diminuisce in consumo alla velocità di un 6/7 % annuo, consegue che è un settore maturo, a dirla gentilmente. Per altro comunicazione, marketing e protezione ambiente sono target attualissimi in cui sguazza il packaging. Non per nulla l’attuale Presidente di una primaria associazione di categoria nell’ambito Confindustria, è proprio una professionista che viene da una famiglia radicata nel packaging da generazioni.
Strutture agili e integrate
MPA ‒ Quanto contano sostenibilità, digitalizzazione, personalizzazione e tempi di consegna?
Il modello industriale tradizionale è ancora sostenibile?
V.E.M. ‒ Ed ecco che cosa risponde alle domande, un noto Bot di IA. Resta il fatto di interpretare le risposte, ma sono creature molto pazienti. Puoi continuare a riproporre la domanda chiedendo dettagli sempre più precisi. Roba da perderci il sonno e, per quanto mi riguarda, anche la pazienza.
Cerco di andare con ordine:
– Esigenze Tecnologiche rispetto al passato: la tecnologia deve supportare efficienza e integrazione digitale. La stampa digitale (inkjet e toner) è mainstream, con una crescita del 50% prevista entro il 2035, rappresentando il 22.5% del valore globale.
– Riduzione di setup e sprechi: ideale per tirature corte rispetto alle tirature offset tradizionali. La IA ottimizza workflow, personalizzazione e manutenzione predittiva, riducendo errori e downtime.
– Cloud e IoT abilitano lo “smart printing” per scalabilità.
– Stampa 3D e Smart Packaging: cresce a 15.8% CAGR, con NFC/RFID per tracciabilità.
MPA ‒ E, di conseguenza, quali sono le nuove esigenze organizzative?
V.E.M. ‒ Le strutture devono essere agili e integrate. Anche qui vado per punti:
– Automazione End-to-End: da intake a delivery, riduce lavoro manuale e accelera cicli.
– Modelli POD: minimizzano inventari, vs magazzini pieni del passato.
– Integrazione Print-Digital: la stampa si fonde con e-commerce e marketing, richiedendo team cross-funzionali.
– Formazione e Sostenibilità: focus su upskilling per IA e compliance green.
– Esigenze di Mercato: Il mercato esige valore aggiunto e responsabilità.
– Sostenibilità: obbligatoria (es. EU PPWR 2026), con materiali riciclabili, inchiostri eco e zero waste. Il 60% dei buyer USA considera come prioritario l’impatto ambientale.
MPA ‒ A proposito di quest’ultimo punto, quanto contano la sostenibilità e le altre innovazioni che hai citato, in termini di vantaggi sul mercato?
V.E.M. ‒ Contano moltissimo: la sostenibilità riduce costi e attira clienti. La digitalizzazione abilita velocità e flessibilità, ed è essenziale per e-commerce. La personalizzazione ‒ hyper-personalization via VDP e IA, per engagement (es. packaging unboxing) cresce del 54% in volumi digitali. Migliorano i tempi di consegna: “Fast” è standard, con turnaround ridotti grazie a digital e automazione. Il POD elimina le attese.
MPA ‒ Il Modello Industriale Tradizionale è ancora sostenibile?
V.E.M. ‒ No, da solo no. Offset e tirature lunghe sono superati dal digitale, che compete direttamente per efficienza e sostenibilità (green). Deve ibridarsi con tecnologie moderne per sopravvivere, altrimenti rischia obsolescenza in un mercato che premia agilità e sostenibilità.
MPA ‒ Come può la congiuntura internazionale, europea e italiana, influenzare nel 2026 le decisioni strategiche delle aziende di stampa e packaging (investimenti, M&A, innovazione)?
È il momento di investire o di consolidare? Quali sono i rischi più sottovalutati dagli imprenditori?
V.E.M. ‒ Caro Direttore, qui bisogna con umiltà fare una premessa di ordine generale. Viviamo tempi particolarmente burrascosi e di conseguenza il mercato è assolutamente imprevedibile. Alcuni fattori produttivi nel giro di qualche ora, quindi non parlo di mesi o giorni, possono vedere il loro costo balzare del 50% o addirittura del 100%. Fare una disamina del passato per analizzare trend e possibili comportamenti futuri, diventa impossibile. Quello che ci diciamo oggi, quando andrai in stampa (qualunque significato si voglia dare a questo lemma) può essere completamente invalidato, anche se oggi ha molte probabilità di essere realistico.
Investire selettivamente
MPA ‒ Suggerimenti?
V.E.M. ‒ Da imprenditore in pensione, mi sento molto vicino a chi debba prendere decisioni importanti per la propria azienda. Non credo che un Collega possa sottovalutare i rischi: caso mai possono cascargli le braccia e altro, scoraggiato da una facile sopravvalutazione di qualche rischio.
Investire o consolidare, darci dentro o scappare, sono sempre state le alternative di ogni attività. In genere la risposta te la dava il mercato. Se Mr. Market aveva bisogno di quello che producevi, tu cercavi di darglielo al meglio in termini di qualità e condizioni economiche. Ti preparavi formando dei collaboratori e investivi in tecnologia. Un processo che però richiedeva del tempo. Il tempo oggi è la merce più rara e preziosa.
MPA ‒ Qui ci vedo dei rischi. E non da poco…
V.E.M. ‒ Se improvvisamente nasce una tecnologia, tipo IA, che ti rende superata addirittura una legione di collaboratori lungamente addestrati, che fai ? La lA, di là dell’aspetto umano, che nel nostro settore è sempre contato moltissimo con straordinari rapporti interpersonali, ti ritrovi con un fardello di costi fissi non più utilizzabili e non facilmente riducibili in tempi brevi. A volte quando prendo in mano quello che impropriamente continuo a chiamare cellulare, mi torna in mente dolorosamente quante attività industriali ha distrutto. Dalla Kodak ai francobolli e carte valori. L’ultima volta che ho fatto il conto superavano la decina di attività, con tutte le loro filiere e indotti.
D’altro canto metti che la IA o addirittura la Super IA cui sta lavorando quel demonio di Elon Musk, ci regali un’energia illimitata a costi irrisori con la “fusion reaction” la fusione a freddo, questo abbatterebbe anche il timore che buttando fuori dal mercato del lavoro operatori sostituiti da IA, si renda molto più basso il potere di acquisto dei consumatori, cui hai tolto lo stipendio e quindi la fonte di reddito.
MPA ‒ E se ti chiedessi delle previsioni?
V.E.M. ‒ Allora di darei il parere di IA. Vediamolo e discutiamone.
Nel 2026, la congiuntura economica globale, europea e italiana modellerà le strategie delle aziende di stampa e packaging, un settore chiave per l’economia nazionale, con un valore del mercato della carta packaging stimato a circa 2,94 miliardi di USD e una crescita annua del 3,49%.
La crescita globale prevista al 3,3%, trainata da investimenti tecnologici e adattabilità del settore privato nonostante tensioni commerciali (es. tariffe USA), favorirà le esportazioni italiane, ma esporrà a rischi di volatilità nei costi delle materie prime come carta e inchiostri.
MPA ‒ E poi per il packaging c’è il PPWR…
V.E.M. ‒ A livello europeo, l’Eurozona crescerà dell’1,3%, supportata da fondi UE e politiche di sostenibilità. Il Regolamento UE sul Packaging e i Rifiuti (PPWR), in vigore dal 2025, imporrà packaging riciclabile al 100% entro il 2030, spingendo innovazioni in materiali eco-compatibili e stampa digitale. In Italia, la crescita del PIL è prevista allo 0,8%, con inflazione all’1,3% e disoccupazione al 6,1%.
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) accelererà investimenti pubblici, ma la domanda domestica debole e il debito pubblico alto (137,9% del PIL) limiteranno la ripresa, rendendo il settore sensibile a costi energetici e supply chain globali.
Focus su smart packaging
MPA ‒ Quali conseguenze a breve termine si possono immaginare?
V.E.M. ‒ Queste dinamiche influenzeranno le decisioni strategiche: investimenti, con priorità a tecnologie digitali (stampa flessografica e 3D) e sostenibilità, per rispondere al boom dell’e-commerce (volumi pacchi +5-8% annui).
Le aziende investiranno in automazione per efficienza, integrando IA per design e tracciabilità, con focus su packaging smart e personalizzato. M&A: crescente consolidamento per economie di scala, specie tra PMI, per competere con giganti asiatici e assorbire shock esterni. Quanto all’innovazione una spinta verso materiali PVC-free e riciclati: il tasso riciclo carta in Italia è tra i più alti, all’87%.
MPA ‒ È il momento di investire o consolidare?
V.E.M. ‒ In un contesto di crescita moderata, il consolidamento è prioritario per stabilità finanziaria e resilienza a incertezze geopolitiche. Tuttavia, investire selettivamente in innovazione green è essenziale per cogliere opportunità UE, evitando obsolescenza.
La parola d’ordine è “bilanciare”: 60% consolidamento (es. alleanze), 40% investimenti mirati.
MPA ‒ Quali sono i rischi sottovalutati dagli imprenditori?
V.E.M. ‒ Dipendenza da catene di fornitura globali (es. carta importata), vulnerabili a conflitti (Ucraina, Medio Oriente). Costi energetici volatili in un’Italia importatrice. Non conformità a regolamenti UE, con multe. Cyber-attacchi su sistemi di stampa digitale, e detto tra parentesi, fai bene nella tua rivista tenerci aggiornati su questo campo un po’ trascurato dalle PMI). Sottovalutare la transizione ecologica potrebbe erodere quote di mercato, mentre la competizione da low-cost asiatici ignora la qualità premium italiana.
Questo è poi il quadro sintetico, offerto da ISTAT

Informazioni affidabili non condizionate
MPA ‒ La maggior parte delle aziende di stampa in Italia è composta da PMI: in che modo la congiuntura colpisce diversamente le PMI rispetto ai grandi gruppi industriali? Quali strategie concrete suggerisci alle PMI per rimanere competitive? È inevitabile un processo di concentrazione del settore?
V.E.M. ‒ Partire con il piede giusto, non limitarsi a informazioni economiche provenienti solo da siti ufficiali. Esistono anche fonti di informazioni affidabili, non condizionate da processi politici. Noi, spesso, ci lamentiamo di quanto succede a casa nostra, ma negli States vediamo succedere fatti incredibili. I dati relativi ad esempio ai posti di lavoro: i Non Farm Payrolls, cioè tutte le attività non legate al mondo agricolo, servono come base decisionale alla FED per decidere il tasso ufficiale. Robetta importante. Eppure abbiamo visto uscire dei dati che venivano corretti il mese dopo con differenze anche del 50% mese su mese.
Una fonte che permette di confrontare i dati ufficiali è Truflation: l’inflazione calcolata sul CPI, cioè i dati sui consumatori. È un dato molto più ottimista di quelli forniti dai siti .GOV, di fonte appunto governativa. Il dato ufficiale comunicato dal Bureau of Labor Statistics dice che l’inflazione è cresciuta del 2.4 % negli ultimi 12 mesi.
Vantaggi e rischi della IA
MPA ‒ Qual è il tuo parere sul rapporto tra intelligenza artificiale, automazione e sicurezza del posto di lavoro ? Condividi l’affermazione di Peter Andrich in questa intervista: “La formazione è fondamentale. Nonostante automazione e AI, serve personale qualificato con esperienza”? Quali profili professionali cresceranno e quali rischiano di scomparire?
V.E.M. ‒ Contrariamente a quello che si potrebbe credere, io vedo bene gli addetti a operazioni ancora rimaste pressoché manuali e creative. Non troppo semplici perché abbiamo già visto i magazzinieri sostituiti in Amazon da una sempre maggiore automazione. Il piano è di sostituire mezzo milione di dipendenti, circa il 75% della forza lavoro. Ti chiederai perché abbia scelto proprio Amazon. È un conato del mio animo maligno: forse ci siamo dimenticati come è partita l’avventura di Bezos? Inizialmente era un editore, vendeva libri per cui ha addirittura creato un celeberrimo device per leggere il digitale, penalizzando ulteriormente il prodotto cartaceo. Credo che le sue evoluzioni e trasformazioni siano già una chiara e drammatica risposta.
MPA ‒ Quali sono le attività più vulnerabili a causa della IA?
V.E.M. ‒ Le attività in qualche modo legate all’artigianato e alla produzione di pezzi unici sono più sicure. Invece, le attività ripetitive o persino quelle legate a decisioni, sono le più vulnerabili alla luce delle esperienze che stanno maturando nel nostro e in altri settori. Resto convinto, anche se può sembrare una speranza interessata, che comunque il controllo finale sia altamente consigliabile venga effettuata da un addetto umano. Per ora la IA è condizionata da bias regalati dai programmatori o come ora amano essere chiamati, gli addestratori. In particolare emergono condizionamenti nelle scelte che possono essere orientate da presupposti socio-politici.
MPA ‒ La IA ormai domina, ma comporta dei rischi…
V.E.M. ‒ Un altro punto a rischio, sono le fonti cui attingono di volta in volta le varie IA. È un errore in via di correzione, ma spesso la IA accredita valore a un’informazione che a un umano apparirebbe immediatamente come un fake. Un esempio di dove possa arrivare l’utilizzo di una IA, ce lo racconta il 11/03/2026 Punto Informatico. ChatGPT come allenatore olimpico, la storia dell’atleta ucraino medagliato Murashkovskyi ha spiegato di aver usato il chatbot di OpenAI come componente centrale della sua preparazione: “Non era solo una questione di tattica. Rappresentava la metà del mio piano di allenamento, la mia motivazione e altro. Era un elemento essenziale. Lo usavo come psicologo, allenatore e a volte come medico. Il biatleta, in preda all’entusiasmo, si è spinto a prevedere che la IA potrebbe sostituire parzialmente gli allenatori umani entro cinque-dieci anni, anche se non completamente.”
MPA ‒ Vorrei tornare ai rischi della IA. Non per terrorizzare, ma piuttosto per, se possibile, mettere le mani avanti…
V.E.M. ‒ Allora ti do una notizia pubblicata da Forbes, cui lascio tutta la responsabilità. Goldman Sachs prevede che almeno 300 milioni di posti di lavoro verranno cancellati o pesantemente modificati, proprio dalla AI.
Il Programma Intelligenze Artificiali, in TG5, racconta che da una indagine durata mesi su utenti di ChatGPT, a precisi controlli è saltato fuori che avevano sviluppato un “debito cognitivo”: a dirla brutalmente avevano perso un po’ di capacità di pensare da soli. Come accendere il navigatore per andare a trovare la morosa, con la motivazione che almeno si viene informati sul traffico e su notizie importanti. E dai e dai, poi magari entrano in autostrada contromano.
MPA ‒ Qualcosa di positivo?
V.E.M. ‒ Il digitale però può servire anche a combattere gli effetti negativi della dipendenza da connessione. È il vecchio proverbio ‘chiodo scaccia chiodo’ o se vogliamo tirarcela un po’, tempo fa dicevano ‘Similia similibus curantur’. È la base della omeopatia.
C’è una recentissima App che ci guiderebbe a ritornare umani recuperando i rapporti interpersonali. Analogic Detox è una nuova web app italiana che propone il rimedio: un percorso guidato di 30 giorni, fatto di microazioni da 5 minuti, per ridurre lo scrolling quotidiano e riscoprire il piacere delle esperienze analogiche. Il giovanissimo autore si è basato su precisi step guidati e controllati da una professionista psicologa.
Formazione e competenze
MPA ‒ Si parla molto di formazione. Qual è la tua opinione in merito? Ci concentreremo su questo nella prossima intervista a Marco Spada, presidente ENIP-GCT.
V.E.M. ‒ La formazione è sempre più indispensabile, man mano che il futuro diventa sempre più condizionato dalla tecnologia. Ma la domanda è: quale tipo di formazione devo scegliere? Non dimentichiamo che una formazione seria, non è una pastiglietta pronta da acquistare, somministrare e godere gli effetti nel giro di qualche ora. Avendo avuto l’onore di seguire per una dozzina d’anni il nostro istituto di formazione, l’Istituto Rizzoli quando ancora era nella prestigiosa sede vicino al Politecnico, so bene quanta fatica e tempo siano necessari per formare dei ragazzi e delle ragazze.
MPA ‒ Serve più formazione tecnica, gestionale o digitale?
V.E.M. ‒ Ci si potrebbe domandare addirittura se possa servire più formazione tecnica, gestionale o digitale. Ma questa è la domanda più facile da scoprire: te lo dice Mr. Market a chiare lettere. Il guaio, come si diceva prima, è che sto birbante (mia madre sarebbe fiera di vedermi usare questo termine invece di quello che mi era subito venuto in mente) te lo urla all’ultimo momento e pretende una risposta operativa il prima possibile. Ma non è una grossa preoccupazione, come ripeto anche troppo spesso: io non sarei capace di reagire, ma i nostri ragazzi molto probabilmente sì. Quello che per noi è un ambiente improvvisamente diventato ostile, è il loro stagno dove ‘pacciugano’ e sguazzano eleganti e sicuri come cigni. Pronti anche a spiccare il volo.
MPA ‒ Mi pare di capire che questo è un modo elegante, ma anche ironico per dire: “aprite gli occhi”.
Ricorderai quando, nei primi anni 2000, con il mio libretto “Dova va il mondo della stampa” sollecitai l’Unione GCT di Milano a “fare qualcosa”. E in effetti ci fu una riunio e piuttosto vivace. E oggi, qual è il ruolo delle Associazioni?
V.E.M. ‒ Una delle principali funzioni della Associazioni di Categoria, è proprio quella di aiutare gli associati nei momenti di difficoltà tecnica. L’unione fa la forza e, oggi, i Colleghi hanno imparato a riunirsi. Le stesse Associazioni hanno dato l’esempio integrandosi sempre più, fino a condividere risorse e mezzi. Per maggiori dettagli ti do qualche link dove si possono trovare direttamente le risposte a moltissime domande: https://assografici.it/chi-siamo/ ; https://unione.gct.mi.it/cosa-facciamo/#cosafacciamopresiditematici;
formazione professionale https://www.rizzoli.it/ ; https://cnosarese.it/ ; https://www.cnos-fap.it/ ; università con facoltà dedicate al settore: https://www.liuc.it/
Ottimismo per il futuro dei giovani
MPA ‒ È possibile dare un messaggio di fiducia ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro industriale oggi? Quali competenze “umane” resteranno insostituibili?
V.E.M. ‒ Forse sembrerà strano, visti i numerosi punti in cui traspare un mio profondo pessimismo: sono ottimista per il futuro dei giovani. La mia reattività è molto ridotta. La mia curva di apprendimento è molto lunga, e in compenso sono molto rapido nel dimenticare dettagli vitali. I giovani, come finora è sempre successo in un collaudato processo evolutivo, crescono col problema e non lo considerano tale. È solo il loro naturale ambiente dove vivono e magari si divertono pure, i dannati!
Faccio un esempio, perché nessuno pensi di trovarsi davanti a un teorico perso: oggi la comunicazione e la formazione sono affidate, più che a testi scritti, a video che vengono visti e rivisti come la mia generazione sfogliava gli appunti. Nihil Novi Sub Sole. Quando andavamo a scuola, c’erano gli insegnanti che cercavano con le buone o le cattive, di catturare la nostra attenzione, spiegando e ripetendo. Ho faticato molto e ci ho messo tanto tempo, in linea con la mia usuale curva di apprendimento, per rendermi conto di come lo facessero in un modo inaspettato e per me ancora inconcepibile. Il video può essere visto a diverse velocità. Nessuno usa la velocità base, quella 1 a 1, cioè come normalmente ci esprimiamo. Lo scorrimento viene effettuato a velocità accelerata. Qualcuno arriva a una velocità doppia e, credimi Direttore, è un’esperienza sconvolgente, soprattutto per uno come me che nei punti difficili rallentava la lettura!
MPA ‒ Un cambiamento epocale, si direbbe…
V.E.M. ‒ Questo vuol dire che in un mondo che cambia sempre più velocemente, i giovani si sono adattati e si muovono a velocità doppia. Sono pronti!
Per riportarmi coi piedi per terra e non dimenticare qualche variante per la strada, ritengo anche opportuno ricordare le criticità che in questo momento affliggono tanti giovani.
Un’indagine sulla violenza giovanile è appena stata rilasciata da Save the Children. https://www.savethechildren.it/blog-notizie/disarmati-lindagine-sulla-violenza-giovanile-tra-fragilita-e-vuoti-educativi –
C’è un grafico che mi ha fatto venire la pelle d’oca. Si commenta da sé, in particolare per lo scoppio dei reati più gravi, omicidio in primis. Penso che i Salesiani abbiano identificato il problema da tempo, ma un bel lavoro si prospetta anche per l’Istituto Rizzoli e l’Uni di Castellanza.

E per finire…
MPA ‒ Se guardiamo al 2035, come immagini l’evoluzione dell’industria della stampa e del packaging in Italia ed Europa? Quali aziende sopravviveranno e quali no? Quale ruolo avrà l’Italia?
V.E.M. ‒ Qui ci vuole un’Intelligenza Superiore per risponderti, neppure una IA ce la può fare e se presuntuosamente azzardasse risposte… non le crederei, anche a costo di creare scandalo! Ho un minimo di umile realismo per rendermi conto che fino a quando il ‘Cellulare’ non è diventato quel piccolo dannato device multiuso di cui sembriamo non poter più fare a meno, fino ad allora nessuno avrebbe predetto che una Kodak sarebbe stata ridotta all’ombra di se stessa. Potenze alemanne specializzate in costruzioni di rotative sono sull’orlo del fallimento (https://www.metaprintart.info/i-mercati-e-la-vita-in-azienda/62460-manroland-in-chapter-11-e-la-crisi-nel-mercato-offset/ ).
Ho ancora nel cassetto della mia scrivania il mio vecchio compositoio, quel cursore metallico dove si depositavano a gambe all’aria i caratteri di piombo pescati uno a uno dalla mitica ‘cassa Rossi’. Pensando alla strada da allora fatta dalla tecnologia nel giro di una sola generazione, cerco di ricordarmi che quando parlo di “stampa” devo addirittura precisare il significato che intendo attribuire.
Sic stantibus rebus, ritengo arbitrario pontificare facendo previsioni, salvo per tendenze generali per ora consolidate.
Gli editori di giornali e periodici avranno sempre maggiori difficoltà se vorranno limitarsi al prodotto cartaceo, fatte salve nicchie particolari.
Primaonline.it ci ricorda come gli editori di quotidiani e settimanali da anni vedano scendere le tirature e la fogliazione. Lo stesso Fatto Quotidiano che va controcorrente, ha deciso di passare ca. un 30% degli argomenti trattati, direttamente sul sito online.
A volte non occorre neanche tampinare i cosiddetti esperti, basta guardare il mercato o semplicemente guardarsi in giro. Purtroppo inconsciamente tendiamo a trascurare proprio i fatti che ci danno segnali angosciosi. Un esempio è il recente case riguardante quello che una volta era chiamato il Gruppo Agnelli. L’Avucat aveva sempre tenuto un occhio di riguardo su tutto quello che era stampa e comunicazione. Arma letale e strategica per convincere o limitare attacchi. E’ cosa attualissima la cessione del gruppo contenente Repubblica che migra all’estero e cosa ancora più shoccante, nelle mani di un editore ben lontano dal contesto socio-politico che ha sempre caratterizzato Repubblica. Quando succedono questi fatti, il messaggio che se ne trae è chiaro e ben preciso, purtroppo. La strategia cambia, non per il futuro, ma oggi !
MPA ‒ E non parliamo del libro stampato…
V.E.M. ‒ Leggevo le recenti avventure oltreoceano del libro cartaceo che sembrava destinato a essere sostituito dal prodotto digitale. Sta recuperando per motivi che mai avrei immaginato. I target di acquisto vengono sollecitati nella vanità e nell’ostentazione, ricordando che librerie traboccanti di testi e saggi prestigiosi, vorrebbero documentare una presunta cultura da parte del possessore. Il mantra è: il digitale mica puoi farlo vedere ai visitatori ! e le vendite sono risalite.
MPA ‒ Ma la stampa è anche packaging. Oggi e domani sempre di più.
V.E.M. ‒ Gli imballaggi continueranno a servire, fintanto che ci saranno prodotti reali e tangibili da distribuire. Come i Colleghi più attenti hanno già iniziato a seguire, a partire dalla attuale Presidente di Unione GCT, ci sono poi le lavorazioni mirate al rispetto delle pulsioni tipiche del nostro tempo. Rispetto ambiente, riciclo e risparmi energetici. §
Quanto alla posizione dell’Italia, condizionata da una serie di deficit propria a tutti i settori produttivi, potrà solo sfruttare al massimo l’eredità di millenni di capacità di creare il bello. Dovremmo però essere anche capaci di creare un ‘Sistema Paese’ che invece di ostacolare l’imprenditore con lacci e lacciuoli, lo aiuti a procedere in maniera più economica e competitiva sul mercato mondiale.
Il quadro più recente della Produzione industriale appena rilasciata da ISTAT ‒ ma purtroppo si riferisce a dati “vecchi” di mesi ‒ per cui, alla luce di tutte le considerazioni emerse sulla velocità con cui si evolvono gli eventi, ha una validità storica, ma ben poco ci dice su oggi e domani. Gli unici dati in crescita sono nella produzione di mezzi di trasporto e elettronica, nell’attività estrattiva e nella fornitura di energia. Un lieve più (0,8) nella plastica e gomma. Tutto il resto ha un segno meno. Il nostro settore appena sopra la soglia dello zero, tutto sommato non sembra neppure messo male, in confronto a tutto il resto. Con l’aria che tira, bisogna accontentarsi.
MPA ‒ Dobbiamo preoccuparci? Non ci sono dati più attuali?
V.E.M. ‒ Sì. Ci sono altre fonti che invece di guardare nello specchietto retrovisore mentre si marcia tra economia e finanza, permettono di guardare avanti con una diversa logica.
Markit Economics rilascia risultati praticamente in tempo reale. Ecco una proiezione relativa all’economia italica fatta a fine febbraio, come si vede dalla trasparente datazione presente nel grafico.

A fronte di una previsione immutata rispetto al precedente mese, ecco un sintetico commento: “Output forecast to rise over next 12 months/ Employment and investment intentions less upbeat amid downgrade at service providers /Cost inflation set to cool”, ma diminuiscono le aspettative di profitto.
Ne abbiamo già parlato evidenziando la proiezione verso il futuro di quella che non è un “io penso che”, ma una foto dei comportamenti economici aziendali. Markit non interpella professoroni o “esperti”, si rivolge a operatori sul campo. Inoltre, udite udite, rilasciano i dati raccolti nel mese!
Resta purtroppo la natura del risultato, di certo non particolarmente brillante. Ma non possiamo pretendere che ci garantiscano anche un futuro quale ci piacerebbe. Questo purtroppo non posso dirtelo nemmeno io.
Ringraziamo Vittorio Malvezzi per averci dedicato il proprio tempo e le sue profonde competenze, confidando che le risposte a questa intervista siano di utilità per gli imprenditori del complesso mondo della industria grafica e del packaging.
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