PPWR, riciclo ed ecoprogettazione: la sfida europea entra nella fase operativa.
Al 57° Congresso dell’Industria Cartaria organizzato da Aticelca con il patrocinio del Comune di Genova, Lorenzo Bono ha aggiornato sul quadro normativo e illustrato il ruolo di COMIECO.
Tra obiettivi di riciclabilità, atti delegati, criteri di “recycling at scale” ed etichettatura obbligatoria, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi ridisegna il futuro della filiera. Carta e cartone partono avvantaggiati, ma la vera partita si giocherà sulla capacità industriale di dimostrare il riciclo effettivo.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ‒ il PPWR ‒ progressivamente nella sua fase più concreta. E se molte delle scadenze operative sembrano ancora lontane, il percorso tecnico e industriale è già iniziato.
Il quadro che emerge dagli ultimi confronti di settore è chiaro: l’Europa non si limiterà più a chiedere imballaggi “potenzialmente riciclabili”, ma pretenderà prove concrete della loro effettiva riciclazione su scala industriale.
Cresce l’immesso al consumo
Uno dei temi centrali riguarda la definizione delle future basi di calcolo: anno di riferimento, unità di misura pro capite e modalità di contabilizzazione dell’immesso al consumo.
Nel caso italiano, i numeri mostrano una crescita significativa dopo il periodo pandemico. Tra il 2021 e il 2022 l’immesso al consumo ha superato i 5,3-5,4 milioni di ton, rispetto ai circa 5 milioni del 2018. Un incremento vicino al 10% in pochi anni che rende particolarmente delicata la scelta dell’anno base su cui costruire obiettivi e obblighi futuri.
La questione non è secondaria: cambiare l’anno di riferimento può modificare in modo sostanziale la percezione delle performance nazionali e la difficoltà degli obiettivi da raggiungere.
Carta e cartone già oltre i target 2030
Sul fronte del riciclo, il regolamento mantiene gli obiettivi per materiale già previsti dalla precedente direttiva europea.
Per carta e cartone la situazione appare relativamente solida. L’obiettivo europeo al 2030 è fissato all’85%, mentre il sistema italiano si colloca stabilmente sopra il 90% già da alcuni anni.
Più complessa invece la situazione della plastica, che resta più vicina ai limiti richiesti dalla normativa.
Anche in questo caso, tuttavia, restano aperte possibili modifiche metodologiche sul calcolo dell’immesso al consumo e delle quote effettivamente riciclate.
Dalla “riciclabilità teorica” al riciclo reale
La novità più importante introdotta dal PPWR riguarda probabilmente il concetto stesso di riciclabilità.
Finora, in molti casi, era sufficiente dimostrare che un imballaggio fosse teoricamente riciclabile. Il nuovo regolamento introduce invece due livelli distinti:
- la riciclabilità tecnica dell’imballaggio;
- il cosiddetto “recycling at scale”, cioè il riciclo effettivamente realizzato dal sistema industriale.
In pratica, non basterà progettare un imballaggio compatibile con il riciclo: sarà necessario dimostrare che quell’imballaggio venga realmente raccolto, selezionato e avviato a riciclo in impianti industriali operativi.
È un passaggio culturale prima ancora che normativo.
Classi di riciclabilità
Qui arrivano le categorie A, B e C. Il regolamento prevede che il fabbricante dell’imballaggio finisca per assumere un ruolo centrale nella valutazione della riciclabilità.
Ogni imballaggio dovrà essere classificato secondo specifici gradi di riciclabilità ‒ A, B o C ‒ definiti attraverso futuri atti delegati europei e relative specifiche tecniche.
Le tappe principali sono già delineate:
- entro il 2030 potranno essere immessi sul mercato solo imballaggi classificati almeno nelle categorie A, B o C;
- entro il 2038 resteranno ammessi soltanto gli imballaggi appartenenti alle classi migliori.
Il calendario appare lontano, ma il lavoro tecnico è già partito, perché gli standard devono essere definiti con largo anticipo rispetto all’entrata in vigore delle restrizioni.
La sfida dei compositi e dei cartoni per bevande
Tra i materiali “osservati speciali” ci sono i compositi e soprattutto i cartoni per bevande.
Per la categoria “Paper and Cardboard” l’obiettivo di riciclo “at scale” del 55% non sembra rappresentare un problema strutturale. Diverso il caso dei cartoni per bevande, oggi intorno al 45%, dove il raggiungimento del target richiederà uno sforzo industriale significativo.
Il traguardo è fissato al 2035: abbastanza lontano da consentire investimenti e adeguamenti, ma sufficientemente vicino da imporre decisioni rapide.
Inoltre, il regolamento lascia aperta la possibilità che in futuro vengano introdotti obiettivi specifici anche per altre categorie di materiali compositi.
Ecoprogettazione: non solo riciclo
Il PPWR amplia fortemente anche il concetto di ecoprogettazione.
Le future prescrizioni riguarderanno le sostanze contenute negli imballaggi; la minimizzazione del packaging; il contenuto di materiale riciclato; l’utilizzo di materie prime biologiche; il riutilizzo; la compostabilità; l’etichettatura armonizzata e l’accessibilità della riciclabilità.
Particolarmente attesa è proprio l’etichettatura, uno dei primi articoli destinati a diventare operativo già nei prossimi mesi.
Il lavoro tecnico europeo è già iniziato
Dietro il regolamento si sta muovendo una macchina tecnica enorme.
I gruppi di lavoro europei stanno elaborando specifiche tecniche e metodologie di prova che costituiranno la base dei futuri atti delegati della Commissione Europea.
L’obiettivo è arrivare entro il 2028 a criteri armonizzati di progettazione e testing della riciclabilità.
In questo percorso sono coinvolti diversi tavoli di normazione europea, chiamati a definire sia i criteri di “design for recycling” sia le procedure di verifica tecnica.
Un lavoro meno visibile rispetto agli annunci politici, ma destinato a incidere concretamente sulla progettazione degli imballaggi dei prossimi decenni.
In sintesi
l PPWR non rappresenta soltanto una nuova normativa ambientale: è un cambio di paradigma industriale.
L’Europa sta spostando l’attenzione dalla semplice “dichiarazione di riciclabilità” alla dimostrazione concreta che un imballaggio venga davvero riciclato su scala industriale. Per carta e cartone il sistema italiano parte da posizioni solide, ma le future regole su ecoprogettazione, classificazione A-B-C e “recycling at scale” imporranno comunque una revisione profonda di materiali, processi e criteri progettuali.
La sensazione, sempre più diffusa nella filiera, è che il vero conto alla rovescia non inizi nel 2030, ma adesso.
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