Il colore e la luce, tra spazi reali e virtuali, in una particolare lezione tra il laboratorio artistico e arte della stampa. Seguiamo una lezione di Alessandra Angelini.
All’ultimo dei tre incontri sul Senso del colore, tenutosi al Collegio Cairoli di Pavia il 30 novembre scorso, abbiamo incontrato l’artista Alessandra Angelini per assistere a un laboratorio in cui l’artista ha spiegato con esempi pratici il colore e la luce tra spazi reali e virtuali.
Partendo dalla composizione additiva e sottrattiva del colore, Alessandra Angelini ha mostrato che cos’è il pigmento e come si ottiene il colore, attraverso una semplice ricetta – ve ne sono circa cinquecento – tratta dall’antico sistema di creazione della tempera.
Colori primari

Sintesi additiva e sottrattiva
Le luci dei colori primari sono: giallo, blu e rosso. I corpi sui quali cade la luce ricevono le onde dei colori primari, che hanno delle frequenze, alcune vengono assorbite, altre restituite. Per fare un esempio, se un oggetto assorbe tutte le bande del rosso, restituirà quelle del giallo e del blu, apparendo giallo-verde.
Quando si lavora con la pittura o si stampa con gli inchiostri, invece, si parla di sintesi sottrattiva, perché a differenza della luce, i colori si sommano fornendo una tinta più scura.
Il colore in sintesi sottrattiva
I colori, di qualunque natura (a olio, a tempera, acquerello, china), sono pigmenti naturali o sintetici che impastati con un legante possono essere fissati sulla superficie.
Rosso di cadmio
È stato scoperto verso la fine dell’Ottocento e ha la caratteristica di trattenere le bande del giallo e blu, restituendo il rosso.
Blu ftalo
Impiegato dalla metà del Novecento in avanti. È un colore sintetico potente e luminoso.
Questi sono pigmenti che hanno alta resistenza alla luce, per cui esposti in situazioni di luce costante e intensa non sbiadiscono mai. In pittura è essenziale affinché l’opera abbia un futuro.
La tempera
Un elemento importante nella formazione del pigmento è il legante che gli permette di restare attaccato in maniera stabile e corretta alla superficie su cui viene steso. Agli inizi si utilizzava il tuorlo d’uovo setacciato, ovvero privato del suo film trasparente protettivo, perché è un collante molto forte e stabile, non si deteriora e non colora il pigmento. È il legante per eccellenza. Il colore così ottenuto si chiama tempera. Fino al 1300 i quadri sono realizzati a tempera, in seguito dal 1300 al 1500 si inseriscono altre sostanze sino ad arrivare al colore a olio che proviene dal nord, dai fiamminghi. Il primo ad adottarlo in Italia è stato Antonello da Messina.
Per quanto riguarda la tempera all’uovo sono state contate circa cinquecento ricette con l’uovo come base. Spinti da motivi di tipo espressivo, insieme a quest’ultimo sono state inserite altre sostanze. La gomma arabica, ad esempio, insieme all’uovo determina alcuni effetti particolari per cui il colore risulta più scattante, l’uovo invece è più delicato, vellutato e permette di tirare il colore in maniera libera e di sovrapporlo infinitamente – gli incarnati di Botticelli sono ricchi di velature e ricamo. Si può addirittura lavorare con una rete di tratteggio a cui sovrapporne altre, ottenendo una trama. La gomma arabica, invece, strappa e non si può sovrapporre.
De Chirico per dipingere i suoi quadri, aveva studiato un impasto di gomma arabica e uovo tale per cui riusciva a ottenere da una parte la grande pennellata data dalla gomma e dall’altra la tenuta dell’uovo.
Kandisky utilizzava una sua ricetta personale con latte di fico come ingrediente aggiuntivo, per rendere più elastico il colore.
Ogni artista creava il proprio pigmento aggiungendo elementi che lo rendevano unico.
Nell’acquerello, il miele e talvolta la glicerina rivestono una parte importante nella struttura del pigmento.
In ultima analisi, in tutti i colori esistenti la base è il pigmento che è sempre uguale.

Tempera all’uovo arancio cadmio
Esemplificazione di tempera all’uovo (su tavola di legno, tessuto o tela preparati a gesso).
Una ricetta semplice, basica ed efficace che dura sempre, si ottiene aggiungendo al pigmento (arancione cadmio) il tuorlo d’uovo, qualche goccia di aceto, qualche goccia d’acqua e mischiando in modo che l’impasto si amalgami. L’arancione di cadmio e la ftalocianina (colore sintetico blu) presentano un po’ di resistenza all’acqua, per tale motivo si inizia l’impasto con l’alcool.
Una volta preparato l’impasto, si diluisce la tempera con acqua ottenendo sfumature via via più trasparenti dello stesso colore. È interessante notare come il giallo dell’uovo – il legante – non crei interferenza di colore.
I colori di oggi, gli acrilici, hanno come legante polimeri chimici liquidi. Ma il legante cambia l’atmosfera del soggetto che si va a dipingere, perché l’acrilico è più sordo rispetto alla tempera che fornisce un risultato più dolce e vellutato.
Nell’Ottocento è stato creato il blu di Prussia a base di ferro che mischiato al giallo dà un verde unico. Ogni colore ha delle interferenze che incidono sulla sovrapposizione con gli altri colori, ottenendo terze cromie diverse le une dalle altre.
Abbiamo imparato quindi, che la sintesi additiva è data dalla sovrapposizione delle luci primarie, rosso, verde, blu che creano luce bianca e appreso che la sintesi sottrattiva è generata dalla sovrapposizione di pigmenti rosso, verde e blu in arte e inchiostri ciano, magenta, giallo in stampa che creano il nero.
A questo punto, Alessandra Angelini ha presentato una sua sperimentazione in sintesi additiva eseguita con una lampada particolare, con la quale ha ottenuto le sovrapposizioni delle luci colorate.
I colori della luce creati dalla velocità

Esperimento in sintesi additiva. Risultato luce bianca

Esperimento in sintesi additiva. Risultato luci colorate
L’esperimento, svolto in perfetta oscurità, ha presupposto la presenza di una lampada trasparente all’interno della quale si trovano tre luci dei colori primari: verde, blu e rosso che ruotano. Girando su se stesse, le tre luci hanno generato variazioni di colore per sovrapposizione, molto particolari e artistiche sino a ottenere, in un caso, la luce bianca quando le tre luci si sono sovrapposte completamente. L’artista fotografando con una Reflex e utilizzando tempi di posa e di apertura del diaframma diversi, ha ottenuto risultati incredibili di sintesi additiva, che successivamente ha stampato grazie alla Digital Fine Art.
Digital Fine Art, una tecnologia che esalta l’arte
La Digital Fine Art utilizza macchine digitali in grado di riprodurre in maniera eccellente la qualità del colore che si osserva sullo schermo del computer che lavora in RGB, ovvero in sintesi additiva, ottenendo un risultato molto efficace attraverso la stampa che lavora, invece, in sintesi sottrattiva.
Anche il mondo della stampa offset, tipografica e di qualunque altro tipo, ha il difficile compito di trasformare l’originale che si vede attraverso la luce (in sintesi additiva) in un risultato efficace, su supporto adeguato alla tecnica utilizzata, per mezzo degli inchiostri in sintesi sottrattiva.
La scelta del supporto su cui si dipinge o si stampa è sempre molto importante per un risultato ottimale. A ogni tecnica il suo supporto.
Ringraziamo Alessandra Angelini – nell’immagine in alto durante la creazione del pigmento – per averci mostrato una piccola porzione della sua arte che in questa sede è andata anche a braccio con la tecnologia.
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