Alessandra Alessi, WPO, illustra le principali tendenze del packaging attraverso esempi internazionali: alleggerimento, riciclabilità, materiali riciclati, riuso e soluzioni per ridurre gli sprechi alimentari.

La sostenibilità del packaging non dipende da un singolo materiale, ma da come l’intero sistema viene progettato e gestito. È questo il messaggio di Alessandra Alessi della WPO – World Packaging Organisation, che ha presentato alcune tendenze emergenti attraverso esempi di soluzioni premiate a livello internazionale.

La sostenibilità deve essere considerata fin dall’inizio del processo progettuale, insieme a requisiti fondamentali come protezione, sicurezza, costi e funzionalità. Un imballaggio più leggero, per esempio, non è necessariamente migliore se aumenta i danni al prodotto; una confezione riciclabile perde parte del proprio valore se compromette la conservazione; un contenitore ricaricabile non garantisce benefici se non viene effettivamente riutilizzato.

L’obiettivo è quindi trovare un equilibrio tra prestazioni e impatto ambientale, valutando l’intero ciclo di vita: materiali, produzione, trasporto, utilizzo e fine vita.

Alleggerimento e semplificazione

Il lightweighting punta a ridurre il consumo di materiale mantenendo inalterate le prestazioni. Oltre a diminuire gli spessori, significa riprogettare le forme, eliminare componenti superflui e semplificare i sistemi di chiusura.

Tra gli esempi illustrati figurano un coperchio con lo spessore dell’alluminio ridotto da 50 a 45 micron e il peso del polipropilene da 42 a 35 grammi, una bottiglia in PET che utilizza fino al 50% di materiale in meno rispetto alle versioni standard e una chiusura semplificata che elimina un foglio aggiuntivo, riducendo da tre a due il numero dei componenti.

La riduzione del materiale deve però preservare le prestazioni di barriera, l’igiene e la sicurezza del prodotto.

Riciclabilità progettata fin dall’inizio

Il design for recycling richiede di considerare l’intera confezione: materiale principale, rivestimenti, barriere, adesivi, etichette e chiusure. Le soluzioni puntano a strutture monomateriale e a una maggiore compatibilità tra i componenti.

Tra gli esempi presentati, un sistema protettivo in fibra che sostituisce la schiuma di poliuretano, una vaschetta alimentare in PET che integra la raccolta dei liquidi eliminando il tradizionale tampone assorbente e un laminato ad alta barriera in monomateriale PE, alternativo a una struttura composta da PET, alluminio e PE.

Alessi ha sottolineato che riciclabile non significa necessariamente riciclato: il risultato dipende anche dalla raccolta, dalla selezione e dalle infrastrutture disponibili nei diversi Paesi. Inoltre, la riciclabilità tecnica di una soluzione non ne garantisce automaticamente la conformità al PPWR, che dovrà essere valutata secondo i criteri europei applicabili.

Carta, fibre e materiali riciclati

La sostituzione della plastica con materiali a base di carta e fibre è una tendenza consolidata negli imballaggi protettivi e per il trasporto. Tra le soluzioni illustrate figurano una struttura in cartone alveolare al posto della schiuma plastica, una cassetta in fibra per le fragole e un imballaggio isolante prodotto con scarti della lavorazione della carta, destinato alle spedizioni a temperatura controllata.

Cresce anche l’impiego di materiali riciclati. Gli esempi comprendono una bottiglia in vetro con oltre due terzi di vetro riciclato, una linea per la cura della persona realizzata in PET riciclato post-consumo al 100%, con una riduzione media del peso del 27%, e un fusto multistrato in HDPE con il 30% di plastica riciclata post-consumo nello strato centrale.

Il contenuto riciclato è però diverso dalla riciclabilità e può influire su colore, odore e proprietà meccaniche, aspetti particolarmente rilevanti per il packaging alimentare e cosmetico.

Refill e riuso: due strategie diverse

Il refill consente di conservare il contenitore esterno sostituendo soltanto la cartuccia interna, una soluzione diffusa soprattutto nella cosmetica. Il riuso richiede invece un sistema logistico completo, con restituzione, raccolta, ispezione, lavaggio, riempimento e redistribuzione.

Tra gli esempi presentati figurano confezioni per la cura della pelle con cartuccia sostituibile, uno stick cosmetico con involucro esterno riutilizzabile e cartuccia in PP intercambiabile e un sistema di riutilizzo per contenitori aerosol.

La relatrice ha ricordato che non tutte le confezioni ricaricabili o utilizzabili più volte rientrano automaticamente nella definizione di imballaggio riutilizzabile prevista dal PPWR.

Packaging attivo e riduzione degli sprechi

Un’ulteriore area d’innovazione riguarda la conservazione degli alimenti. Ridurre i rifiuti d’imballaggio è importante, ma altrettanto lo è evitare lo spreco del prodotto contenuto.

Tra gli esempi illustrati, un imballaggio flessibile richiudibile che, secondo i dati presentati, estende la conservazione da 42 a 60 giorni riducendo del 25% l’impiego di plastica, e un trattamento funzionale a base di fibre capace di assorbire l’etilene, rallentando la maturazione dei prodotti freschi.

In sintesi

La conclusione di Alessi è che la tendenza più importante non è l’affermazione di un singolo materiale o di una tecnologia, ma la combinazione di strategie diverse per ridurre l’impatto ambientale senza compromettere le funzioni essenziali dell’imballaggio.

Le dichiarazioni ambientali devono essere specifiche, misurabili e supportate da evidenze. Per ottenere progressi reali, progettazione, produzione, logistica, comportamento dei consumatori e gestione del fine vita devono lavorare insieme.

Il passaggio fondamentale è dunque dall’efficienza dei materiali alle prestazioni dell’intero sistema: è su questa capacità di integrare soluzioni e verificarne i risultati che si misura il contributo del packaging alla sostenibilità.

Nota redazionale: dati quantitativi e prestazioni degli esempi sono riportati sulla base della presentazione della relatrice e richiedono verifica prima della pubblicazione.