Quasi un intermezzo, in questa puntata Marco Picasso ci parla delle copertine di libri senza illustrazioni. Con una storia poco nota, quasi romanzata, che ci fa capire come non si inventi nulla di nuovo e che le idee migliori nascono, spesso, dalla necessità di persone comuni.

L’illustrazione grafica, mediante disegno, composizione grafica o fotografia, è oggi la piú diffusa, anche se come ben sappiamo i libri dei secoli scorsi, anche perché rilegati in pelle, poco si prestavano all’immagine, al massimo un’incisione. Ancora oggi alcune collane di grandi editori preferiscono una copertina che identifichi il tema piuttosto che illustrare il titolo e quindi il contenuto, la trama.  Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Soprattutto i grandi editori.

Ma può accadere che, alla base di questa scelta, ci sia una ragione molto semplice e banale: l’editore è analfabeta. Incredibile ma vero. E allora riportiamo qui la storia di una notissima casa editrice di inizio ‘900 (su internet e su Wikipedia se ne può leggere la storia, ma quella che raccontiamo qui è inedita, e ci fu raccontata da Loris Jacopo Bononi, (1929 – 2013) coltissimo scienziato, umanista, fondatore, tra le altre cose, di un Museo della Stampa a Fivizzano, in Lunigiana).

Questa valle del Magra, tra Toscana e Liguria, vanta anche una antica storia della stampa a caratteri mobili dove sorsero le prime stamperie italiane fin dal 1471 quando Jacopo da Fivizzano, prima da solo, poi aiutato dal figlio Alessandro e da un prete di nome Battista, mette alle stampe almeno una decina di titoli. Da Fivizzano sposterà poi i suoi torchi a Venezia, che fu, grazie ad Aldo Manuzio, capitale dell’editoria, e degli incunaboli.

Una tradizione libraria che la Lunigiana non perde, e che non ha perso tuttora, visto che qui proprio il borgo di Parana vanta di essere uno dei paesi che hanno dato origine al Premio Bancarella.
E in questa frazione ha origine la nostra storia.

Da arrotini a librai

Una strana metamorfosi ha fatto dei lunigianesi dei noti librai: erano infatti esperti arrotini grazie alle coti, le pietre di arenaria molto diffuse in quelle montagne, che si usavano per affilare i rasoi; attraverso questa complessa metamorfosi culturale, durata alcuni secoli, diventarono i librai ambulanti più famosi d’Europa.

La famiglia Maucci era nel XIX secolo, dedita alla vendita di libri porta a porta. Percorrevano la valle e le contrade da Aulla al passo della Cisa con tutte le sue diramazioni a destra e a sinistra del Magra per visitare i borghi e le abitazioni piú isolate, portando sulla schiena una gerla contenente libri. Per la maggior parte si trattava di libri di preghiere – i libri d’ore – storie di santi, semplici racconti tratti dai Vangeli. Insomma, libri edificanti, come si soleva dire.
Ma si sa, a metà 800 c’erano i Carbonari, quei ‘sovversivi’ che volevano l’Unità dell’Italia, e piú tardi, nel 1868, quando Emanuele Maucci era diciottenne, c’erano i repubblicani, gli anarchici e i primi socialisti che pubblicavano riviste ‘pericolose’ come La Plebe. Qualcuno di questi sovversivi riuscì quindi a infilare nella gerla di Emanuele Maucci da Mulazzo, alcuni ‘libri e giornali proibiti’.

Fu una soffiata? O un tradimento? O, peggio, un concorrente perché Emanuele era un bravo a convincere anche i contadini analfabeti, come lui, ad acquistare i suoi libri? Questo non si sa con esattezza, né lo riportano le cronache ufficiali. Fatto sta che un giorno la polizia lo ferma e rovesciando a terra la gerla scopre tra le immaginette e i racconti dei santi, alcuni libri inneggianti alla libertà.
Maucci viene arrestato e inviato in galera a Genova.
Il diciottenne riesce a fuggire e a imbarcarsi su una nave in partenza per la Spagna e sbarca a Barcellona. Ma anche qui non è al sicuro perché è ricercato dalla polizia. Riesce quindi a trovare un passaggio come mozzo su una nave che lo porta in Argentina a Ciudad de la Plata (non è escluso che fosse il brigantino a palo del mio trisnonno, ma questa è un’altra storia).

Dall’altra parte dell’oceano il nostro Emanuele Maucci da Mulazzo si sente piú tranquillo. Non conosce lo spagnolo, non sa leggere e non sa scrivere, ma questo per lui è solo un dettaglio. Riesce a inserirsi nella comunità italiana. E con la sua intraprendenza, e forse anche la fame, riesce a riprendere il lavoro che conosce meglio: vendere libri.
Ma per vendere libri bisogna anche stamparli e quindi inizia a frequentare i tipografi di Buenos Aires. Ma non sa di cosa parlano i libri che gli propongono di vendere. E se gli rifilano libri ‘sovversivi’?

Ed è così che il nostro ormai simpatico ragazzo decide che sarà lui a scegliere come saranno i libri da vendere. Li fa stampare e diventa lui stesso editore. Gli italiani di Buenos Aires difficilmente sanno leggere, e molti non parlano italiano, ma i dialetti d’origine. Occorre quindi stampare in castigliano e, per diffondere la letteratura italiana fa tradurre le opere piú celebri a partire da Dante e Boccaccio, per poi passare ai grandi della letteratura da Dostoevskij a Zola.
Romanzi, ma anche libri di religione e altro. Ma come distinguerli? Semplice: autore e titolo in grandi caratteri bastone, quindi ad alta leggibilità, su fondo a un colore. Verde, giallo, rosso: per ogni argomento un colore.
Oggi questi libri originali non si trovano piú in commercio e se ne conservano alcuni presso il Museo della Stampa Bononi a Fivizzano.
L’attività editoriale e di libraio di Maucci cresce fino a diventare una delle piú grandi dell’America Latina (qualcuno dice la più grande editore del mondo). Con i fratelli (Giovan Battista, Luigi, Giacomo e Carlo) e anche alcuni cugini, fonda una grande dinastia di editori e librai facendo della carta stampata la loro fortuna, diffondendo la cultura italiana in tutta l’America Latina.

La storia ufficiale è un po’ diversa, certamente edulcorata: Emanuele emigra di sua spontanea volontà prima in Argentina per poi tornare a Genova, dove si sposa, e quindi trasferirsi a Barcellona dove inizia la sua attività di editore. Ma Loris Jacopo Bononi, con le sue ricerche riuscì a smentire questa versione. Resta invece il fatto che, lasciate stamperie e librerie nelle mani dei fratelli in Argentina, in Cile, a Cuba e in Messico, nel 1893 apre a Barcellona un deposito di libri e dà il via alla sua attività di editore in Spagna. Nel 1896 acquista una tipografia e nel 1900 fonda, in Calle de Mallorca, la casa editrice “Casa editorial Maucci”. Sono gli anni in cui nasce la Linotype, che permette a Maucci di estendere la sua produzione persino alle enciclopedie.
A Maucci è intitolata la biblioteca comunale di Mulazzo in Lunigiana.

Decisamente, le copertine di libri senza illustrazioni possono fare la fortuna di un editore.

La vetrina con i libri editi da Maucci, presso il Museo della Stampa di Fivizzano

La vetrina con i libri editi da Emanuele Maucci, presso il Museo della Stampa di Fivizzano