Il ritorno di Labelexpo Europe 2025, per la prima volta a Barcellona, ha segnato un punto di svolta non soltanto logistico, ma soprattutto identitario.

La fiera, che da decenni rappresenta il riferimento mondiale per il settore delle etichette, annuncia un cambio di pelle: dal 2025 diventerà LOUPE. Un nuovo nome per riflettere un’apertura a mercati e tecnologie più ampi, ma che porta con sé interrogativi sul rischio di perdere quell’anima “verticale” che ha sempre contraddistinto il marchio Labelexpo.

Gli espositori multi-settore hanno accolto con favore l’allargamento dell’orizzonte merceologico, mentre i puristi temono un destino simile a quello di altre fiere più generaliste, come il Print4All in Italia, che faticano a mantenere la stessa identità specialistica. Il marchio Labelexpo, del resto, è diventato negli anni sinonimo di competenza e autorevolezza nel campo delle etichette: rinunciarvi comporta inevitabilmente dei rischi.

Sul piano organizzativo, non sono mancate le note dolenti: il caldo opprimente, accentuato dall’assenza di un’adeguata climatizzazione, ha innervosito visitatori e operatori, scoraggiando la permanenza prolungata negli stand. Un dettaglio non trascurabile, perché in una fiera il tempo è denaro, e il comfort dei visitatori condiziona direttamente la qualità dei contatti.

Eppure, se guardiamo agli affari, il bilancio resta positivo. Molti espositori parlano di “successo oltre le aspettative”, di giornate intense, di incontri stimolanti e di tecnologie innovative, dalle soluzioni di stampa digitale alle etichette intelligenti e sostenibili.

Dalla parte dei fornitori si torna a casa con nuovi contatti, nuove idee e una rinnovata motivazione. Dall’altra parte alcuni sottolineano la mancanza di novità eclatanti. Ma è davvero necessario che ogni edizione porti con sé rivoluzioni tecniche? Forse, suggeriscono, oggi l’innovazione deve tradursi in maggiore sicurezza e riduzione dei consumi, più che in fuochi d’artificio tecnologici.

Interessante (o inquietante?) la crescente presenza dei produttori cinesi, sempre più numerosi e qualificati. Una tendenza destinata a rafforzarsi, senza per questo offuscare l’eccellenza italiana. Anzi, sono proprio le aziende del nostro Paese che continuano a distinguersi per qualità e creatività, soprattutto nelle soluzioni per etichette autoadesive di lusso per vino, alcolici e cosmetica, con tecniche di nobilitazione che restano un punto di riferimento internazionale. In questo senso, significativa la testimonianza di PRATI srl, che ha voluto mettere in mostra non soltanto le proprie soluzioni tecnologiche, ma anche i valori aziendali: competenza, eleganza e spirito collaborativo, espressione di un “dietro le quinte” che spesso fa la differenza, apprezzate dal pubblico presente.

Un dato appare chiaro: espositori soddisfatti nonostante un contesto geopolitico incerto, segnato da guerre non più di trincea ma economiche, tecnologiche e cyber. Ed è qui che nasce la riflessione più delicata. Da osservatore, mi chiedo: questo entusiasmo che le aziende esprimono è reale o è, almeno in parte, una strategia difensiva per mascherare le preoccupazioni? Perché le preoccupazioni non mancano, e il settore sa bene che le sfide non si giocano soltanto sul piano commerciale, ma anche in un mondo attraversato da instabilità e prevaricazioni.

Labelexpo, oggi LOUPE, rimane dunque un barometro del comparto: capace di entusiasmare, come di sollevare dubbi. Forse la verità sta nel mezzo: tra il desiderio di guardare avanti con ottimismo e la necessità di non dimenticare i venti di incertezza che soffiano fuori dai padiglioni.

Leggi qui il parere espresso in diretta di alcuni espositori italiani