Il racconto appassionato di una lunga indagine visiva, da parte di un’esperta iconografa, sulle opere di pittori di ogni epoca rivelano qualcosa di incredibile.

Oltre l'arte lo stupore

Vincent van Gogh Autoritrratto. I “segni” sono in alto, come evidenziato nel particolare sotto il titolo

Di scoperta in scoperta nel mondo dell’arte” è esattamente ciò che colpisce chi leggerà questo complesso e articolato lavoro, un testo che sorprende fin dalle prime pagine. E, diciamolo pure, affascina mano a mano che si prosegue.
Non è un saggio di storia dell’arte in senso stretto, ma il racconto appassionato di una lunga indagine visiva, condotta da Piera Bider ‒ nota iconografa e esperta della Sindone di Torino, su cui ha pubblicato per i tipi di Àncora  Dentro i veli” ‒ con lo sguardo dell’iconografa e la pazienza della ricercatrice che non dà nulla per scontato.
Il lettore è accompagnato dentro un percorso che attraversa secoli di pittura: da Leonardo a Giotto, da Michelangelo a Van Gogh, da Picasso fino a Klee e Segantini. Artisti molto diversi, epoche molto lontane, eppure ‒ nelle pagine dell’autrice ‒ accomunati da una trama di “segni” nascosti che sembrerebbero rimandare alle due grandi reliquie cristiane: la Sindone e il Volto Santo di Manoppello.

Sorprendente? Forse, ma ben sappiamo come nei dipinti di Autori noti si possano trovare messaggi criptati. Forse gli esempi più noti sono quelli della Cena e della Gioconda di Leonardo da Vinci e quante interpretazioni siano state proposte e su cui sono stati scritti fiumi di parole e romanzi.

invito a superare la superficie

A prescindere dagli aspetti religiosi, il libro colpisce soprattutto per il suo approccio:
guardare l’arte come un territorio ancora inesaurito, dove forme e dettagli apparentemente marginali possono rivelarsi tracce significative. Bider osserva, ingrandisce, isola particolari, mette a confronto. L’effetto è un continuo invito a superare la superficie delle cose, secondo quella intuizione che l’autrice richiama più volte: lo stupore come forma di conoscenza.

Il cuore della proposta di Bider è l’idea che opere di grandi maestri contengano “segni” riconducibili alle reliquie cristiane. Lo si può arguire dalla sua metodologia che si basa su una osservazione minuziosa, fotografia, ingrandimenti, rilettura iconografica. In più, il testo che accompagna questo studio ha un forte effetto narrativo: una “scoperta continua” che attraversa secoli e artisti diversissimi. Il punto più affascinante e che suscita domande, riguarda il modo in cui Bider individua questi segni: occhi, lettere, contorni, scritte, che nelle sue letture diventano allusioni consapevoli alle reliquie.

Interrogativi legittimi

Ed è inevitabile chiedersi: come si può essere certi che gli artisti li abbiano voluti?
Oppure: non corriamo il rischio di vedere significati dove c’è soltanto coincidenza formale?
Può sembrare strano, ma i segni sono sempre uguali in autori di tante epoche. Ma perché?
Sono quindi interrogativi legittimi, che appartengono a qualsiasi ricerca iconografica avanzata, e che non sminuiscono il valore del libro. Al contrario: lo rendono ancora più interessante, perché spingono il lettore a interrogarsi sul rapporto tra visione, interpretazione e intenzione artistica. Bider stessa procede con un misto di prudenza e ardore, muovendosi sul confine sottile tra osservazione e rivelazione.

Al di là della verificabilità storica di ogni ipotesi, il testo offre qualcosa di prezioso: la possibilità di guardare l’arte con occhi rinnovati.
Anche un lettore non esperto ‒ come chi scrive ‒ si trova coinvolto da un’attitudine: quella di cercare, di cogliere tracce, di non accontentarsi della prima impressione. È questo, forse, il risultato più importante della ricerca: fornire un metodo di sguardo più attento, più sensibile, più interrogante.

Stupore contagioso

Si può essere più o meno persuasi dell’esistenza reale di tutti i segni individuati dall’autrice; si può discutere sul confine tra simbolo e proiezione. Ma resta il fatto che il libro – attualmente in attesa di editore – è attraversato da una autentica energia: uno stupore che diventa contagioso. E che invita a tornare davanti alle opere d’arte non solo per contemplarle, ma per ascoltare ciò che ancora possono dire, dietro ciò che è visibile.

Come rispondere alla domanda centrale sui “segni”? Come può l’autrice trovare questi segni?
Con una pratica sistematica di osservazione ravvicinata e comparativa.
La risposta è chiara “Abbiamo trovato perché sapevamo che cosa cercare. I segni degli acheropiti sono scolpiti nei nostri occhi e nei nostri cuori.”
Attraverso la conoscenza approfondita delle forme della Sindone e del Volto Santo di Manopello. Grazie alla convinzione che gli artisti abbiano potuto vedere o intuire quelle reliquie. Per sensibilità iconografica: riconoscere pattern ricorrenti nelle opere.

Oltre l’arte lo stupore

Autoritratto van Gogh come pittore

Autoritratto come pittore

Realtà o interpretazione?

Ma i segni ci sono davvero, o sono interpretazioni?
Questo è il punto critico, e vorremmo dirlo serenamente: alcune coincidenze possono essere reali; altre possono essere letture che emergono dalla relazione tra osservatore e immagine, più che dall’intenzione dell’autore. Del resto la storia dell’arte conosce fenomeni simili (pareidolia artistica, simbologie stratificate, letture retrospettive).

Ma, “sono sempre in raffigurazioni ispirate ‒ ci dice l’Autrice. ‒ O nature di una grande bellezza o in ritratti e autoritratti commoventi. Ambroise Vollard è morto, Van Gogh è disturbato gravemente, la vedova Oriani paziente, buona…”

La forza del testo è proprio questa ambivalenza: non vuole chiudere la questione, ma aprire lo sguardo.

Oltre l'arte lo stupore

Paul Klee in ANGELUS NOVUS introduce i nomi REX JUDEORUM scrivendoli a inchiostro ma non lasciandoli evidenti. Tracce sul volto e di diverse paia di occhi.

In sintesi
Quali sono i punti di forza del testo di Piera Bider? Sicuramente l’originalità dello sguardo, la cultura iconografica dell’autrice e la sua capacità di suscitare stupore e curiosità. Una ricerca meticolosa che lascia veramente stupiti e che ci induce ad approfondire, pur consapevoli di non esserne all’altezza.
Il risultato?
Una raccolta di “reperti” che fungono da testimonianza che molti artisti hanno voluto inserire come messaggio nelle loro opere: un messaggio per un “mistero” che forse non sarà mai risolto.