Qual è il destino del Museo della stampa di Genova (ARMUS) la cui morte sembra inesorabilmente annunciata dall’incuria e il disinteresse della città?

Nel 2004, anno in cui Genova fu capitale europea della Cultura, ARMUS fu uno dei musei piú visitati. Nonostante la sua ubicazione decentrata rispetto al centro cittadino. La sede di ARMUS, Archivio Museo della Stampa, ospitò  “Processo a Gutenberg” il primo convegno organizzato dalla appena nata Associazione Italiana dei Musei della Stampa e della Carta (AIMSC).
Nel 2011 il Comune di Genova mise a disposizione di queste storiche macchine da stampa della raccolta privata di Francesco Pirella, il piano terra di un palazzo cinquecentesco, I Magazzini dell’Abbondanza, in cui la Repubblica marinara conservava il sale nei pressi del porto. Palazzo che fu in quegli anni restaurato per ospitare il Museo e alcuni istituti dell’Università. Ottima collocazione per un Museo, proprio nel cuore del Porto Antico, a due passi dall’Acquario, e accanto all’altrettanto abbandonato Museo Luzzati, che ospita le scenografie del famoso illustratore e scenografo genovese.

Dalla speranza al declino

Pirella e diversi volontari appassionati, tra cui chi scrive, passarono giornate intere nell’estate di quell’anno a catalogare e trasferire macchine e caratteri. L’inaugurazione nella nuova sede fu una vittoria per la Cultura e una festa di speranza.

ARMUS Museo della Stampa

Pirella mentre dimostra come anche una mano è una matrice di stampa

Poi il declino. Pareti che trasudavano acqua – fu l’autunno dell’alluvione di Genova –, intonaci che si staccavano, macchine che solo la cura continua dei volontari manteneva in vita. Ancora qualche sporadico incontro didattico – segnatamente le manifestazioni a favore di non udenti e non vedenti oltre a quelle per le scolaresche. Poi qualche lavoro di restauro delle pareti e infine, la chiusura dei locali da parte del Comune nel completo disinteresse della città.
Nel frattempo, senza una logica il Comune volle affiancare a ARMUS a un fantomatico museo del recupero (a Genova detto ‘Museo della Rumenta’). Poi, inspiegabilmente, i locali ospitarono biciclette usate.  Infine il nulla.

ARMUS Museo della Stampa

Dimostrazioni di tipografia per non vedenti

Nell’ARMUS doveva anche nascere la biblioteca della grafica e della stampa con centinaia di volumi donati da diverse persone, che sarebbe stata messa a disposizione delle scuole e Università. Volumi oggi ‘conservati’ in casse che si trovano nei sotterranei di una scuola sulle colline della città.

Recentemente un’intera pagina dedicata a questo “museo sparito”, come lo ha intitolato la giornalista Michela Bompani di un importante quotidiano nazionale, avrebbe dovuto e potuto smuovere le autorità. Ma fino a oggi nessuna reazione. Neppure da parte della direttrice dei Musei di Genova, abbastanza fresca di nomina. È ben vero che Genova ha, oggi, ben altri problemi cui pensare. Ma questo non giustifica il disinteresse per la storia e la cultura, che fanno parte del patrimonio non solo cittadino.

La città deve andare avanti, deve vivere e non richiudersi nel tipico ‘maniman’ dei genovesi che hanno ridotto la popolazione cittadina da 800mila abitanti degli anni ’70 ai meno di 600mila di oggi.

Nonostante l’articolo apparso sul quotidiano ancora tutto tace. Nessuna reazione. La stessa AIMSC, di cui chi scrive, co-fondatore, non fa più parte, ha avuto finora la sola reazione di escludere ARMUS dai propri soci perché ‘moroso’ della quota di associazione.

La foto accanto al titolo è di Fabio Bussalino, di La Repubblica.
Le altre immagini riportate sono dell’Autore