Maestro tipografo, poeta della stampa, custode della memoria che fa parlare il piombo con la leggerezza della musica, e trasforma una bottega artigiana in un teatro dell’anima.
L’ultima tappa di un itinerario che sa di carta, inchiostro e umanità ci porta a Pesaro ed è un omaggio a Giorgio Montaccini. *
È un cerchio che si chiude nel segno della bellezza e della memoria, con Giorgio Montaccini – novant’anni e più portati con la leggerezza di una battuta pronta e il sorriso negli occhi – che da sempre accoglie, stampa, racconta e incanta.
Giorgio non è solo un tipografo nel senso tradizionale del termine, il tradizionale tipografo per le famiglie, ma la sua fama attira giornalisti della carta stampata e della televisione, come i servizi che gli hanno dedicato RAI3 e le TV locali. È un uomo di bottega e di scena, capace di trasformare ogni stampa in una piccola liturgia, ogni visita in uno spettacolo.
Il suo Museo Tipografico Montaccini è un luogo fuori dal tempo, sospeso tra il clangore del piombo e la musica di Rossini. Non è un semplice museo, è un teatro dell’anima tipografica: comode poltrone attendono i visitatori, e le macchine – torchi, piano-cilindriche, presse – sono attori silenziosi pronti a entrare in scena. Ma qui l’autore non manca mai: è Giorgio stesso, direttore d’orchestra e interprete, che racconta, stampa, canta, emoziona.
Il Microgramma
Tra le rarità custodite, non bastano a stupire una piano-cilindrica di inizio Novecento o un elegante torchio Albion del 1862. Non bastano nemmeno i rari fregi tipografici o l’antico torchio per timbri di Zini “Privilegiata Fabbrica in Milano”. Perché il cuore del museo è la sua anima. Giorgio stesso. E se questo non bastasse, qui trovi anche i famoso “cartesino”, un carattere tipografico in piombo corpo 6, che contiene – inciso in appena 2×4 mm – l’intero testo dell’Ave Maria in latino. Un capolavoro di microtipografia, inciso nel Microgramma Eurostile, celebre carattere disegnato da Aldo Novarese per le Fonderie Nebiolo. Si narra che questa minuscola preghiera, perfettamente leggibile solo con un microscopio, fosse un dono d’onore per il Papa. E affinché i visitatori dubbiosi possano rendersi conto che questo microgramma è perfettamente leggibile, Giorgio ha allestito, con l’aiuto del nipote, un particolare microscopio che riprende e visualizza la composizione di questa Ave Maria dei Tipografi su uno schermo delle dimensioni di un telefono.

Il Cartesino con l’Ave Maria dei Tipografi
Ogni macchina ha un’anima
Ma il vero miracolo, qui, è Giorgio. Sempre pronto a rimettere in moto le sue macchine, ad “allenarle” con aforismi da stampare in piombo e appendere alle pareti come quadri di saggezza. Non si ferma mai: se trova una frase che non ha ancora stampato, la segna, e la trasforma in una nuova composizione, come un musicista alle prese con una nuova melodia.
Giorgio sa che ogni macchina ha un’anima, soprattutto quando gli anni si fanno sentire. E le tratta con rispetto, direi con affetto. Le sue mani le accarezzano prima ancora che le attivino. Perché nella sua officina – pardon, nel suo Teatro-Museo Tipografico – la carta davvero canta, come dice il proverbio.
Ma poiché non si può che convenire con il poeta che disse “entro nella tipografia e aspiro quel profumo di inchiostro, carta e magìa, che inspiegabilmente a nessuno è venuto in mente di imbottigliare”, Giorgio ci ha pensato, e allora stappa una bottiglia di Morro d’Alba appositamente conservata per le visite dei veri Amici. E come tali ci ha accolto. Grazie Giorgio e l’immancabile figlia Mila.
* Le tappe precedenti che ci portano a Città di Castello, Perugia, Gubbio, Cupra Montana e Urbino fanno parte di un racconto che sarà pubblicato a breve.
La passione è tutto nella vita, se poi coincide con la professione, è il massimo!
Il tipografo Montaccini mantiene viva l’arte tipografica , proponendo la qualità con un piccolo corpo (del carattere tipografico, ovviamente), ma con una grande esperienza. Il suo laboratorio-museo è da visitare e valorizzare. Non perdiamo le perle del passato. Lì dentro c’è anche un po’ di noi, della nostra Storia.