In questo articolo vediamo quali sono le principali regole per preparare un buon manoscritto da presentare all’editore.

Non basta saper scrivere. È utile conoscere alcune regole di composizione, che rendono più semplice la correzione di un originale da presentare all’editore. Più un manoscritto è pulito e ben fatto, meno tempo richiederà all’editore per valutarlo. Spesso presentare un originale mal composto dal punto di vista della “disuniformità ortografica” e del rispetto delle principali “regole tipografiche”, può rappresentare un motivo di rifiuto da parte della casa editrice a cui si propone un testo, anche ben scritto.

La preparazione di base

Nella pratica editoriale si dice “preparazione del manoscritto” la lettura attenta e minuziosa che viene fatta allo scopo di emendarlo da ogni errore o dubbio, uniformare le incongruenze e disuniformità ortografiche e stabilire le caratteristiche generali di composizione.

Che cosa significa “manoscritto pronto”, dove per manoscritto si intende il testo che l’autore consegna all’editore?
Occorre consegnarlo completo di frontespizio col titolo dell’opera e il nome dell’autore, completo di indice con i titoli esattamente formulati come nel testo e con l’indicazione del numero di pagina provvisorio, nonché, all’occorrenza, di prefazione e/o introduzione, note, tabelle, grafici, diagrammi, illustrazioni con relative didascalie e bibliografia.

L’ortografia

Alcune delle “raccomandazioni” che seguono sono ovvie, tuttavia, l’esperienza insegna che sono difetti che si incontrano spesso. Quindi meglio rivederli.

Si deve evitare di dividere parole con l’articolo in fin di riga (es. l’articolo – è meglio portare tutto a capo o dividerlo così: l’ar-ticolo).

Le citazioni vanno di norma lasciate in tondo.
I richiami di nota devono essere numerati progressivamente, a scelta o per ciascun capitolo o in fondo per tutta l’opera.
I titoli e i sottotitoli vanno battuti in modo che si distingua la loro importanza e la reciproca relazione, mantenendo un criterio costante per la collocazione. I titoli su riga a sé non richiedono il punto finale, salvo che ci sia punteggiatura all’interno della frase.

Maiuscola o minuscola?

L’uso moderno vuole l’uso del maiuscolo limitato ai casi veramente necessari. Nel dubbio si deve preferire la minuscola, usando uniformità. Molti, imitando l’inglese, usano il maiuscolo per i giorni e i mesi: è un errore da evitare.

Vediamo alcuni esempi:

– la regina Elisabetta, il presidente Einaudi, papa Francesco, fra Cristoforo, l’ingegner Rossi, il direttore generale.

L’appellativo “santo”, nelle sue varie forme, adoperato per indicare la persona: la vita di san Giovanni Bosco, il martirio dei santi Pietro e Paolo. Diverso è: il giorno di santo Stefano da la chiesa di Santo Stefano o il paese di Santo Stefano di Cadore.

Aggettivi appartenenti a intitolazioni di enti, organizzazioni, associazioni e simili: Ente nazionale italiano di unificazione, Associazione italiana editori, Società editrice internazionale.

I nomi dei punti cardinali, quando sono espressi in lettere e i loro sinonimi ogni volta che sono usati come semplice indicazione geografica: si diresse verso sud, a ovest di Roma, a occidente il cielo si fece scuro. Diversamente da: i problemi del Sud, la tensione tra Oriente e Occidente.

I nomi dei mesi anche se usati in una datazione: 12 settembre 1985.
Vanno in minuscolo anche le unità di misura: 50 watt, 200 volt. E le loro abbreviazioni: metro: m e non mt né m. Così: km, cm, che non vanno seguite dal punto finale.

I dialoghi e l’interpunzione

I dialoghi richiedono uniformità soprattutto per quel che riguarda l’interpunzione in coincidenza con i lineati o con le virgolette caporali. Se le battute del dialogo sono sempre disposte a capoverso, si adoperano ugualmente bene le virgolette o i lineati, se invece si susseguono all’interno di uno stesso capoverso, sono più indicate le virgolette che constano di segni diversi per aprire e chiudere la battuta.

Nota: molti non usano le caporali perché non si trovano sulla tastiera. Bisogna cercarle con i tasti funzione che possono differire fra una tastiera e l’altra.

Dialogati

Una delle caratteristiche dei lineati, quando vengono adoperati nel dialogato con battute a capoverso, è quella di non richiedere il lineato di chiusura (al contrario delle caporali) quando le parole pronunciate dall’interlocutore coincidono con la fine dello stesso capoverso.

L’uso delle serie e del virgolettato

Il corsivo e il virgolettato vanno adoperati tenendo un criterio costante.
Il corsivo dà un risalto più spiccato delle virgolette e si usa:
– nelle citazioni di titoli di libri, capitoli, articoli, opere teatrali;
– nelle testate di giornali, riviste, periodici;
– nei titoli di opere d’arte, fotografie, canzoni;
– parole latine o straniere, tecnicismi, etimologie (a proposito dei termini stranieri, non si deve mettere la s finale, ma si usano sempre al singolare: i fan della squadra di calcio; i leader dei partiti);
– parole o espressioni da mettere in evidenza;
– termini di collegamento (si veda, vedi) negli indici.

Tutto ciò che non richiede evidenziamento si compone in tondo.

La serie del nero (anche corsivo) si usa per mettere in evidenza alcune categorie di titoli, per dar risalto a nomi ed espressioni.

Il maiuscoletto è usato per i nomi degli autori delle fonti citate e per la bibliografia. S’impiega anche per titoli, introduzioni, numerazioni romane, per le firme di prefazioni, brani e simili.

Incisi

La virgola, il punto e virgola e due punti si spostano dopo il lineato che chiude l’inciso, che non si dovrà portare a capo.

Es: Accettò il vino, la ringraziò – gli era venuto in odio per quello scherzo che gli aveva fatto la sera prima –; e si mise a sedere chiedendo alla donna di sbrigarsi.

Punti di omissione e sospensione

Si compongono in numero di tre e senza spazio tra i punti.

Il punto esclamativo e interrogativo si aggiungono ai punti di sospensione senza modificarne il numero, mentre il punto fermo e di abbreviazione si intendono compresi nei tre punti convenzionali. Si compongono uniti alla parola o segno ortografico che li precede.

Parentesi quadre e tonde

Le parentesi quadre contrassegnano le aggiunte fatte dall’autore a un’edizione precedente oppure, nel caso di traduzioni, le parole di chiarimento del traduttore nel testo o nelle note, rendendo superflua la sigla N.d.T. (nota del traduttore).

Le parentesi tonde si usano per racchiudere gli incisi e le frasi a se stanti e non richiedono spazio con la parola o segno vicini.

Il trattino copulativo

È un trattino breve (quello che si trova sulla tastiera) e si adopera per congiungere due o più parole delle quali si vuole far risaltare il valore unitario:

– Espresso Torino-Roma
– Un colore giallo-bruno
– Gli stampatori-editori del ’500.

I prefissi e le parole con funzione di prefisso non richiedono trattino:

– extragalattico
– psicofisico
– nordeuropeo
– vicepresidente

Si preferisce usare il trattino quando il prefisso si unisce a un vocabolo non italiano:

– vice-leader.

Le virgolette

Nell’uso italiano sono di due tipi: quelle angolari o caporali « » e quelle elevate “ ” ‘ ’: entrambi i tipi si adoperano col segno rivolto verso la parola che delimitano. Le citazioni incluse in un’altra citazione già virgoletta si contrassegnano con un altro tipo di virgolette, seguendo la gerarchia: « “ ‘.

Il punto finale

Si sopprime d’obbligo nei simboli di misura unificati:

– metro = m (mai mt), grammo = g, chilometro = km

Seguire queste semplici regole di base rappresenta un buon inizio per comporre un testo. Ma procederemo per gradi perché le regole non finiscono qui.
Continuate a leggere gli articoli di MetaAlice e imparerete a diventare autori sempre meno sprovveduti ma, al contrario, tipograficamente preparati per entrare nel mondo dell’editoria libraria.scrivere un testo