La conferma de digitale ha spinto la offset alle innovazioni. Analizziamo la stampa offset vista in questa drupa 2016 colloquiando con uno dei massimi esperti, Adalberto Monti, di TAGA Italia.

«Picasso, se lei dovesse comprare una macchina da stampa, cosa sceglierebbe qui a drupa?» Sembra una battuta ma più d’un visitatore, incontrandomi mi ha posto questa domanda.
La classica domanda da un milione di dollari, ma anche pericolosa: facciamo dei nomi? Meglio evitare. Quindi ci vuole una risposta diplomatica: «Aspetterei 10 anni e comprerei una Landa» per sottolineare che questa è una innovazione che sconvolgerà le tecniche di stampa (v. qui).
Veniamo così al punto: dove siamo oggi con la stampa secondo le indicazioni di drupa? Ci scambiamo le idee con l’amico Adalberto Monti la cui competenza in questo campo non è in discussione.
«Finalmente – ci dice Monti – abbiamo avuto la conferma del digitale.» In realtà la conferma è già di qualche anno quindi possiamo parlare di consolidamento di questa tecnologia di stampa.
«Ma quello che è importante, è l’impulso che la stampa digitale ha dato alla stampa offset, un impulso verso il rinnovamento. Gli automatismi delle macchine digitali hanno costretto i fabbricanti di offset a rivedere i concetti costruttivi delle loro macchine
Concordiamo. Anche questa non è una novità, ma la crisi degli scorsi anni che in questa drupa sembra realmente e finalmente superata aveva probabilmente frenato gli investimenti in R&D. 20160607_KBA
Vero anche – dice Monti – che già da tempo le macchine offset se erano notevolmente modernizzate, ma quelli che fino a oggi erano accessori e opzionali, ora entrano di serie in tutte le macchine che vediamo qui a drupa
Facciamo qualche esempio.
«Il comando centralizzato di tutte le funzioni con raccolta dati e collegamento con il workflow, era uno degli optional su cui si sono battuti i produttori per invogliare a rinnovare il parco macchine, ora è entrato nella normalità. Coì come la telecamera in voltura e in uscita, un controllo in più che oggi si rende necessario perché sulla macchina c’è un solo operatore
È quello che sembra realmente il tema di tutta la drupa e in tutti i settori, dalla stampa alla legatoria, ma anche nella stampa flessografica, la quarta rivoluzione industriale, o la stampa 4.0, come si usa dire (tema che affronteremo in prossimi articoli).
Adalberto Monti ci fa alcuni esempi riscontrati sugli stand.
«Un altro elemento importante è la possibilità di controllare in tempo reale e ovunque cosa sta facendo la macchina. Se sono a drupa e in stabilimento le macchine stanno lavorando, con il mio smartphone posso vedere lo stato di avanzamento lavori, i consumi di inchiostro e così via. Non devo neppure attendere il foglio stampato per controllare la qualità che viene controllata in macchina
Ma torniamo alla domanda da un milione di dollari. Cosa ci spinge a scegliere una macchina piuttosto che un’altra?
«Per parlarci chiaro – sostiene Adalberto – tutte le macchine che sono oggi sul mercato stampano bene. Se dobbiamo valutare una casa piuttosto che un’altra, allora dobbiamo basarci sulla stabilità, e sulla fiducia, nella macchina ma anche nel rivenditore, sul servizio di assistenza
«Oggi le nuove esigenze di stabilità e di concorrenza del digitale – aggiunge Monti – hanno costretto i produttori a progettare macchine più performanti, più produttive, quindi anche la meccanica deve essere più solida:il mettifoglio più robusto, così come tutte le parti meccaniche per garantire la massima affidabilità.»
Cambia anche il design e sorprende vedere che la R700 di una rediviva manroland ha visto il primo premio per il design in questa fiera.
«Da notare anche altri accorgimenti non trascurabili – e questa volta Monti deve fare un nome –. La Ryobi, che oggi unita a Mitsubishi – si è presentata come Ryobi MHI Graphic Technology Ltd  – è uscita con il formato 64×88 che ha il vantaggio di produrre segnature in sedicesimi A4. Questo perché secondo uno studio è risultato che questo formato permette un notevole risparmio di consumi sia energetici, sia di materiali, in particolare caucciù, lavaggi e inchiostri. 20160607_Ryobi5
«Altro interessante accorgimento – rilevato sempre su questa macchina ma disponibile anche grazie al sistema proposto da Grafikontrol – è l’aggiunta di un numerino stampato con una testina inkjet, abbinato alla linguetta segnafoglio dei fogli che non hanno superato il controllo di qualità

Il sistema di controllo per packaging farmaceutico di DeCoSystem con un esempio di Palladio Zannini

Controllo per packaging farmaceutico di DeCoSystem con un esempio su un lavoro di Palladio Zannini

C’è da rilevare in questo caso, infatti, che è ormai una prassi sia di serie, sia come retrofit con i sistemi della stessa Grafikontrol, ma che abbiamo visto anche in altri produttori (e ci fa piacere citare un’altra azienda italiana la DeCoSystem di Firenze) per il controllo della qualità di stampa in macchina sia colorimetrico (densitometrico e spettrofotometrico) impostato sul PDF in caduta sulla lastra.
«Le telecamere rilevano qualsiasi difetto o irregolarità, anche un singolo cappero, eliminando il foglio non perfetto. In più, novità recente – aggiunge Monti in quanto esperto TAGA, si è passati dal controllo M0 al M1, che considera anche gli sbiancanti ottici della carta
«Altra interessante soluzione è l’uscita doppia vista su alcune macchine, utile sia per distinguere i fogli buoni dagli scarti, sia soprattutto per diminuire i cambi pila o di dover gestire pile troppo alte
Infine dobbiamo considerare che praticamente tutte le case produttrici sono pervenute all’integrazione tra la offset e il digitale: KBA con Xerox, Heidelberg con Fuji, Komori con Konica Minolta e anche con la Nanografica di Landa.

Questo articolo sarà a breve aggiornato con nuove immagini